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“Bespoke and Wine”, il Fashion si sposa con il vino: intervista a Nedo Bellucci e Stefano Milioni

Stefano Milioni e Nedo BellucciTre piani sulla 57esima strada, alla quinta est, o meglio alla Fifth Avenue, dopo il maestoso negozio Louis Vuitton, non lontano da Bulgari, Tiffany… Il fashion lo si respira ancora prima di varcare la soglia del n. 5, apporre la propria firma e premere il 19 una volta entrata in ascensore.
Ma anche l’odore del vino, al 19esimo piano, mi accoglie piacevolmente. Inspiro quasi commossa sentendo profumo di casa, di antiche gesta, di uve accarezzate da piedi nudi senza tempo, ed una certa eleganza attorno a me, mi dà il benvenuto come pochi avrebbero saputo fare. Sono a Palazzo Bellucci, l’atelier di Nedo Bellucci, fashion designer, figlio di una lunga tradizione di alta sartoria napoletana, quella ancora fatta a mano, con la caparbietà di chi ha fortemente creduto nella potenzialità del Made in Napoli, tanto da averlo esportato con uno staff di sarti al seguito, per vestire i più illustri uomini d’affari della Grande Mela. Incontro anche un personaggio che da tempo seguo, seppur in lontananza.
PubblicoStefano Milioni, noto giornalista e scrittore, incaricato per l’occasione di parlare di vini italiani con degustazione, in una serata dove, per l’appunto, moda e vini sono andati a braccetto, si sono innamorati e alla fine, si sono sposati. Un evento con uno speech piacevole dove non sono mancate punte di ironia tipicamente italiana, ed una spiegazione dei vini eccellente e semplice allo stesso tempo, cosa non facile.
Due vini a confronto con tanto di scheda tecnica e la possibilità di votare: il Barolo ed il Langhe Nebbiolo di una delle etichette più prestigiose, la Oddero.
Nedo Bellucci per qualche istante ha tracciato la storia della lunga tradizione della sartoria napoletana, sino all’evolversi dello stile dei giorni nostri, con lo spirito e la lavorazione ancora tutta manuale. Per arrivare al vino e alla sua storia che ha visto anche Camillo Benso Conte di Cavour, fare la sua apparizione nel racconto di Milioni.

Nedo Bellucci, una serata a tema con molti invitati piuttosto interessati. Ma perché parlare proprio di vino nel tuo Atelier?
Beh, innanzitutto trovo che vi siano molte analogie. Ad esempio il fatto che il tessuto ed il vino vengano dalla stessa madre, madre natura. Trovo poi che le due cose si possano intrecciare alla perfezione. Il vino un tempo bevuto per dare forza mentre si lavorava (non a caso ricordiamo chi partiva con il fiasco di vino) e l’abito per coprirsi, ora diventano invece elementi, entrambi di fashion, di ricercatezza, di qualcosa che ognuno deve sentire su misura per lui, anche come fatto sociale.

L'autrice dell'articolo con Bellucci e MilioniStefano Milioni, perché la scelta di stasera è ricaduta sul Barolo e sul Nebbiolo?
Perché come ho detto stasera, il Barolo è “the king of the wines, the wine of the kings”, il Nebbiolo viene dalle stesse uve e quindi era importante far capire la differenza agli americani, ma soprattutto “far assaggiare” la differenza, che vuol dire fare cultura, vuol dire regalare un pezzetto di Italia a ciascuno di loro.

E la cantina Oddero?
L’etichetta in questione viene da una delle cantine più storiche per quanto riguarda appunto il Barolo, basti pensare che la famiglia possiede poderi con vigne dal 1794. Ho voluto tracciare anche una panoramica sul territorio. Era importante mostrare qualche slide, parlare delle botti, dell’importanza che queste hanno sui vini, soprattutto sulla cura e la pulizia delle botti stesse. In più era essenziale stimolare la curiosità, trasmettere il giusto approccio all’assaggio.

Il pubblico in salaProprio qui volevo arrivare… Stasera hai detto che il vino va bevuto lasciando da parte i tecnicismi propri di chi, invece, lo fa per trovare da criticare. Cosa intendi esattamente?
Penso che alla fine si corra il rischio di bere il vino con il desiderio di sentirsi un po’ tutti troppo esperti. Mi spiego meglio; è come quando un regista va a guardare un film non suo. Rischia di non gustarlo, perché in quel momento è più intento a giudicare e ad osservare sentendosi un tecnico, che a godersi la visione. Lo stesso è con il vino. Bisogna lasciarsi andare alla piacevolezza del gusto, del sorseggiare, un po’ come si fa con un approccio amoroso…

Quanto lavoro pensi ci sai ancora da fare con il consumatore americano? Lo trovi abbastanza preparato o siamo ancora indietro?
Siamo indietro: gli americani tendono a bere le etichette e non i vini. Ma già dire che “tendono a bere” evidenzia un fattore positivo. Sta a noi, comunicatori, produttori, operatori del mercato, raccontare cosa c’è dietro a quelle etichette, farli appassionare. Se riusciremo a fargli bere Barolo oltre che Oddero, quando tradiranno quel produttore (perché il consumatore di vino è strutturalmente un infedele e, per fortuna, questa infedeltà non viene sanzionata nemmeno moralmente) forse si butterà su un altro Barolo e non su un Pinotage sudafricano o su un Syrah australiano.

Il momento della presentazioneHo notato un certo interesse fra i presenti, quando hai parlato delle diverse sezioni del gusto posizionate sulla lingua ed il collegamento con il bicchiere adatto.
Sì, è un argomento che sorprende e alla gente piace scoprire funzioni del proprio corpo che non conosce. E sono conoscenze che aiutano a svincolarsi dalle “regole” per approdare alle “scelte”.

Anche sull’abbinamento con il cibo, sei stato abbastanza liberale… Non hai per così dire calcato la mano con rigidi schemi.
Essere ingabbiati da regole non piace a nessuno. Però, se analizziamo i nostri comportamenti quotidiani non facciamo che seguire regole e le seguiamo tanto più rigidamente quanto più ne abbiamo capito le ragioni e l’utilità. Per questo motivo preferisco dire perché una certa tipologia di vino si sposa meglio, per esempio, con cibi grassi e composti da ingredienti speziati. Infinite volte vengo rincorso per dare una risposta secca: sì, ma con la tale ricetta quale vino? E vogliono l’etichetta e l’annata. Se dessi una indicazione precisa rimarrebbero nella loro beata ignoranza con solo una inutile nozione in più nella testa.

Angelica Montagna prende appuntiInteresse e curiosità fra i super eleganti ospiti americani. Rob, 28 anni, bancario è all’evento con Rachel, la fidanzata 24enne che lavora alla selezione del personale di una grossa azienda. Entrambi preferiscono bere vino rosso. Hanno iniziato da poco ad apprezzare il vino italiano ed hanno votato per il Nebbiolo.
Jacob, 28 anni newyorkese, un corso di sommelier alle spalle, ha trovato l’evento molto interessante. Ha confidato di non sapere che il Barolo e il Nebbiolo provenissero dalle stesse uve, come pure di non aver conosciuto la storia del vino in questione. Un sì a pieni voti per il Barolo ed un elogio alla capacità di spiegare la materia in maniera chiara, con “innata abilità di insegnamento”.
Le serate dedicate al Fashion e al vino, a Palazzo Bellucci di New York non finiscono. Il prossimo appuntamento sarà con il Prosecco e le bollicine. A confronto, un vino “da pochi dollari”, con un vero Prosecco tutto Made in Italy.

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