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Tre giorni. Tre giorni pieni al Vinitaly ti sfiancano ma ti riempiono il cuore. Tre giorni intensi a conoscere nuove persone, a stringere mani, a parlare con i produttori, a intessere relazioni. Tre giorni così lasciano un segno molto profondo nell’anima. Stanno finendo proprio ora questi tre giorni, mentre usciamo dalla fiera di Verona con il volto provato, le gambe doloranti e la schiena a pezzi; raggiungiamo la macchina al parcheggio e ci incanaliamo nell’interminabile coda che ci accompagna all’uscita. Sono le 18.15, dobbiamo raggiungere l’aeroporto di Bergamo dove ho l’aereo che mi riporterà a Roma. Alla guida c’è l’instancabile Francesca, rivelatasi una compagna di viaggio eccezionale: non ha mai, neanche per un istante, perso quel sorriso che ha stampato in volto. Neanche quando il dolore ai piedi, dovuto alle scarpe col tacco di 12 cm, stava diventando lancinante. Siamo una strana coppia io e lei. La gente in questi tre giorni ci ha guardato spesso con sospetto. A qualcuno abbiamo fatto tornare in mente il film d’animazione La bella e la bestia. A qualcun altro la canzone Il gigante e la bambina. Il momento più divertente è stato con un produttore di pasta di Campofilone, che dopo una breve chiacchierata ha voluto regalarci un pacco di tagliolini. Pensando che fossimo una coppia anche nella vita mi ha chiesto, con un marcato accento marchigiano: “chi cucina a casa, tu o lei?“. Ed io, stando al gioco ho risposto “lei”. “Ammazza che omo fortunato che sei” replica il produttore. “Hai visto? – dico io -; oltre che bella me la so’ presa che sa anche cucinare”. “Ed è pure giovane!!” mi fa lui. “Beh, giovane… perché io non lo sono?”. E dopo queste mie parole non ha potuto fare a meno di sbottare e dirmi, come solo le persone sanguigne e veraci sanno fare: “Ma statte zitto va, che potrebbe esse tu fija!!“.
Dunque, sono già 15 minuti che abbiamo acceso l’auto e abbiamo percorso solo pochi metri. La storia si fa lunga, meglio fare due chiacchiere per ingannare il tempo.
G: allora Francesca, vogliamo tracciare un bilancio di questi tre giorni? F: devo dirti che il mio bilancio è abbastanza positivo: sono stati tre giorni molto intensi, arricchiti da conoscenze nuove o finora solo mantenute a distanza, esperienze di degustazione inaspettate e piacevoli, e lunghe chiacchierate. E il tuo? G: il mio bilancio è assolutamente positivo. Finalmente ho conosciuto di persona tutti quegli amici che fino ad oggi erano solo virtuali. Tutte persone molto gradevoli e simpatiche. A parte te ovviamente. F: Caro Gianluca, se insisti l’aeroporto puoi raggiungerlo anche a piedi! G: Anche tu a simpatia mica scherzi eh? Senti, facciamo un gioco: diciamo tutt’e due quali sono state le tre cose più belle e le tre cose più brutte di questa esperienza. F: D’accordo, iniziamo dalle tre cose meno gradite. La prima è sicuramente rappresentata dalle numerose persone che purtroppo ogni anno arrivano al Vinitaly solo per ubriacarsi. Abbiamo visto parecchi giovani ragazzi e ragazze accasciati a terra in stato semiconfusionale, per non parlare di quelli che senza troppi problemi interrompevano il dialogo tra noi e il produttore per elemosinare “un bicchiere di vino”. L’aspetto però che più mi rattrista è la loro mancanza di rispetto, non solo nei confronti di chi davvero è interessato come noi, ma soprattutto verso il mondo del vino: non ho potuto fare a meno di provare un senso di fastidio rispetto a chi non vuole comprendere quanto sacrificio e passione può esserci dentro una bottiglia. La seconda e la terza cosa che non mi sono piaciute molto sono di carattere tecnico, e precisamente la mancanza di organizzazione, che a volte si è verificata da parte degli operatori fieristici, soprattutto per quanto ha riguardato l’entrata in fiera. Infatti, in base al tipo di biglietto posseduto, era necessario entrare da un ingresso piuttosto che da un altro, non sempre bene specificato. Per non parlare dell’incredibile caos che si creava nel parcheggio per uscire la sera. Tra le tre cose che mi sono piaciute di più, sicuramente l’essermi avvicinata al mondo del vino in maniera diversa rispetto agli anni passati. Grazie a te ho avuto modo di affinare le mie conoscenze nel settore, e ho potuto imparare molte nozioni aggiuntive, non solo riguardanti la semplice degustazione del vino, ma relative anche alla sua produzione e alla sua storia. Inoltre è stato interessante fermarsi a chiacchierare in modo più o meno approfondito con ogni produttore incontrato: ognuno di loro ci ha narrato le vicende che hanno accompagnato la nascita della propria azienda, i suoi vini più rappresentativi, e gli aspetti più difficoltosi che ha incontrato. La terza, come per te, è l’avere avuto la possibilità di conoscere molte persone con le quali prima d’ora avevo solo contatti virtuali.
G: Senti adulatrice, non pensare che dicendo queste cose carine di me, ti riservi un trattamento di favore. Domani ti svegli all’alba e cominci a scrivere. F: Senti simpaticone, invece di dire cretinate… dimmi quali sono state per te le cose migliori e le cose peggiori. G: Ok, ok… non ti arrabbiare! Inizio come te dalle cose peggiori. Sicuramente il caldo mi ha un po’ infastidito. Il primo giorno poi indossavo addirittura la giacca, cosa che ho accuratamente evitato i giorni successivi. Per colpa del caldo non abbiamo neanche degustato al meglio i vini di Novaia, ma quello dipendeva da quei fari che sparavano calore a tutto spiano. Mi è dispiaciuto, sia perché lui, Marcello sembra un gran bravo ragazzo, e sia perché i suoi vini sono assolutamente interessanti. Un’altra cosa che non mi è piaciuta, come te, è l’affollamento di ieri e tutti quei ragazzi e quelle ragazze buttate per terra. Io mi domando una cosa: ma il biglietto lo avranno pagato? No, perché con 45 euro se ne compravano di vino per sbronzarsi. Mica avevano bisogno di venire qua. La terza e ultima cosa negativa, è inutile che te la dica: sei tu! F: Sai Gianluca, quando leggevo i tuoi articoli che non ti conoscevo, non potevo mai pensare che fossi così cretino. Dai continua con le cose belle. G: Va bene padrona. La prima è stata la degustazione di oggi nel padiglione dell’Abruzzo, soprattutto quella della Fattoria La Valentina. È stato molto interessante chiacchierare con il titolare che ci ha guidato nella degustazione di tutta la linea dei loro vini. Poi devo dire che il Bellovedere e lo Spelt sono dei vini che lasciano incantati. Molto diversi tra loro, pur trattandosi entrambi di Montepulciano d’Abruzzo, della stessa annata e della stessa azienda. Oggi tra le altre cose hai imparato anche come i differenti procedimenti di vinificazione hanno cambiato i due vini: uno più vigoroso e aggressivo, l’altro più gentile e morbido. La seconda cosa positiva è senza dubbio l’aver constatato che il mondo del vino è ancora nel pieno della sua vitalità. I produttori e i consumatori sono accomunati da un’unica matrice: la passione. Ed è proprio quella passione secondo me che rende vivo questo mondo. La terza cosa non te la voglio dire.
F: E perché? È un segreto? G: No, non è un segreto. Ma non te la voglio dire lo stesso. F: Credo di aver capito, direttore! Sotto quella ruvida scorza si nasconde un tenerone! G: Valassi, continui a guidare per cortesia. F: Va bene direttore. G: Ecco brava. Senti, un’altra domanda: secondo te i produttori di vino stanno risentendo della crisi economica? F: La crisi economica purtroppo è un dato di fatto, e sta affliggendo tutti, produttori di vino compresi. Ho però potuto notare un forte ottimismo riguardo al futuro del vino: intanto, mi ha piacevolmente sorpresa incontrare moltissimi produttori giovani, i quali possono di certo avere idee nuove e innovative da mettere in pratica, e conoscenze tecniche all’avanguardia. Naturalmente, il tutto senza perdere di vista il rispetto per la natura e i valori che hanno accompagnato la storia della propria azienda. In generale poi, ho notato in tutte le realtà incontrate una forte passione per il proprio lavoro, che li spinge a non abbattersi mai, nemmeno di fronte ad un’annata poco felice che li ha costretti, ad esempio, a vendere tutta la produzione sfusa senza poterla imbottigliare. Tu cosa ne pensi? G: Io ho avuto l’impressione che si stia allargando il gap tra i grandi e i piccoli produttori. Per piccoli produttori non intendo quelli di nicchia che comunque producono ottimi prodotti. Intendo quelli che non hanno la forza di investire per un miglioramento qualitativo del prodotto, e si trovano costretti a vendere i loro vini, pur dignitosi, a due o tre euro la bottiglia. Perché evidentemente il mercato non riesce ad assorbirli. Ormai anche per loro il destino è segnato: o si rivolgono al mercato estero o sono destinati a soccombere. F: Qual è stato il vino che ti ha emozionato di più?
G: Il vino di Stefania Pepe, quello che hanno chiamato CONTRO LA GUERRA. E anche il suo racconto mi è piaciuto molto. Hanno giocato un po’ con le parole, prendendo spunto dalla DOC abruzzese “Controguerra”. Questo nome nasce dalla richiesta che hanno fatto a Stefania di dare un vino da far bere ai “grandi della terra”, in occasione del G8 di L’aquila, e lei ha voluto mandare loro un segnale forte, consegnando questo vino. Poi sull’etichetta c’è scritto anche in inglese “against the war”; chissà se Obama l’ha letto, lei è convinta di sì. Insomma, parlare con Stefania è stato un bel momento emozionante. Per te invece? F: Potresti già sapere la risposta, Gianluca. Era impossibile non notare la mia emozione mentre assaggiavo quel Montepulciano d’Abruzzo del 1982 di Emidio Pepe! Il pensiero che in quell’anno la mia presenza su questa terra non era neanche lontanamente programmata mi ha colpita particolarmente. G: Io in quell’anno ero già abbastanza grandicello da festeggiare per le strade di Roma la vittoria dell’Italia ai mondiali di Spagna. Ma questo è solo un dettaglio. E invece la degustazione più simpatica per te qual è stata? F: Personalmente, la degustazione più simpatica è stata quella fatta presso lo stand dell’Azienda Agricola piemontese Varaldo, vicino a Cuneo, dove il titolare, Rino, ci ha proposto in degustazione una serie infinita di vini intervallati da altrettante battute, aneddoti e risate… un personaggio da ricordare! Per te qual è stata? G: Sicuramente quella del Castello di Gabiano. A parte la squisitezza del loro Grignolino, sono stato piacevolmente sorpreso dalla loro disponibilità, cortesia e simpatia. Anche quello è stato un momento significativo. Valassi, da domani dobbiamo cominciare a scrivere un bel resoconto, sia per Soul & Food che per Lavinium. F: Certo, fintanto che la nostra memoria è lucida, ma altrettanto purtroppo non si può dire per il fisico! G: Mi sa che siamo quasi arrivati, cara Francesca. Dove ho messo la mia carta d’imbarco?
Approfitto della distrazione di Gianluca che sta cercando la sua carta d’imbarco per riflettere anch’io su questi tre giorni trascorsi al Vinitaly. Non è facile, perché nella testa ho mille immagini, nelle orecchie mille suoni, nel naso mille profumi, e nel cuore mille emozioni. I miei occhi hanno visto i molti colori del vino, ognuno con una sfumatura diversa che lo distingueva per tipologia e per annata. Potrei dire la stessa cosa rispetto ai produttori incontrati: ciascuno di loro messaggero di una storia e di una passione, vissute in maniera differente. Ho ascoltato attentamente tutti i loro racconti, e in quei momenti mi estraniavo totalmente dai rumori caotici che inevitabilmente mi circondavano. I profumi poi, meriterebbero un capitolo a parte: mai come in questa occasione ho avuto modo di chiudere così spesso gli occhi, e lasciarmi andare inspirando dentro un calice. Gianluca mi ha aiutata non solo a distinguere le varie categorie di profumi, ma anche a riconoscere almeno quelli più evidenti; è vero, alcune volte mi sono sentita simpaticamente sotto esame, ma non c’è stato nulla di più soddisfacente del riuscire finalmente a identificare una rosa profumata dentro un calice di Grignolino o una mela acerba in un calice di Friulano. Questo Vinitaly mi lascia nel cuore tutte queste sensazioni uniche: per quanto mi possa sforzare, a parole mi riesce impossibile descriverle. Ma visto che siamo in tema, posso dire che questa esperienza per me è stata così intensa, caratteristica, briosa e piacevole da essersi contraddistinta da una elevata persistenza nella mia memoria. Per questo, ne è valsa la pena di viverla appieno, senza lasciare nemmeno una goccia nel calice.
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