Côtes de Provence AOC Château la Gordonne. La “Sottile Linea Rosata”
Fotografie di Danila Atzeni
C’è chi li ama follemente, e chi li detesta tanto da parlarne solo per criticare i classici turisti accaldati che li annegano nel ghiaccio, fatto sta che i “Rosatelli di Provenza”, come purtroppo talvolta vengono chiamati, in Francia, sono una vera e propria istituzione.
Questa zona vitivinicola francese, nel complesso molto vasta, sconta delle differenze microclimatiche e geologiche non indifferenti, ma pur nella loro diversità il valore aggiunto in termini di qualità finale del vino, la fa sempre la serietà del produttore che coltiva con passione i propri vigneti.
Prendiamo ad esempio la Côtes de Provence, contrariamente a ciò che si pensa, il terroir di questa denominazione ha una geologia complessa e particolarmente favorevole alla coltivazione della vite. Una matrice fortemente calcarea è presente a nord e ad ovest, di contro a sud, ma anche ad est le vigne crescono sopra suoli di origine vulcanica, con forte presenza di cristalli e componenti minerali. La denominazione è nata nel 1977 e si estende su oltre 20.000 ettari in tre dipartimenti: il Var, le Bouches-du-Rhône e un villaggio nelle Alpes-Maritimes, per un totale di 84 comuni. Solo 18.000 ettari hanno diritto all’AOC, ed il territorio è accuratamente delimitato.
Questo vasto territorio è composto da otto bacini di produzione, che costituiscono la denominazione: Bordure Maritime, Notre-Dame des Anges, Haut Pays, Bassin du Beausset, Sainte-Victoire, Fréjus, La Londe, Pierrefeu. Vengono riconosciute quattro sottocategorie, ognuna di queste possiede con una spiccata tipicità: Côtes de Provence Sainte-Victoire, Côtes de Provence Fréjus, Côtes de Provence La Londe and Côtes de Provence Pierrefeu.
Ma veniamo alla famosa “Sottile Linea Rosata”, come ho deciso di chiamarla, questa tipologia di vino viene prodotta con l’impiego di uve grenache, cinsault e syrah, questi vitigni costituiscono la base, completata eventualmente da mourvèdre, tibouren o vitigni a bacca bianca come il vermentino.
Il vino che ho decise recensire, da agricoltura biologica, viene prodotto dalla maison Château la Gordonne, una delle realtà più grandi dell’intera regione, con oltre 300 ettari di vigneto. Situata a Pierrefeu-du-Var, nel massif des Maures, questa zona gode di un particolare microclima reso ancor più favorevole dalla presenza costante del maestrale, un elemento importante, poiché questo vento rinfresca le bacche e spazza via le varie malattie che possono attaccare le uve, causa umidità.
I vigneti vengono coltivati in colline che hanno suoli composti in alcune zone da calcare ed argilla, in altre da componenti scistose. Si tratta di un terreno permeabile, poco profondo, ben drenato e sassoso, favorevole per la coltivazione della vite. Questi elementi del terreno, il più delle volte, regalano vini con spiccata acidità, coadiuvata da una morbidezza gustativa in grado di rendere il sorso particolarmente piacevole ed equilibrato, adatto a diversi abbinamenti gastronomici.
Côtes de Provence AOC Téte de Cuvée, “Cuveée Audibert” 2017, Château la Gordonne.
Nonostante la notorietà di quest’azienda, devo purtroppo constatare che si fa fatica on line, quanto in etichetta, a reperire informazione precise e dettagliate sul vino.
Le uve impiegate, in percentuali variabili a seconda dell’annata sono le classiche di questa regione: grenache, cinsault e syrah, quest’ultimo a mio avviso protagonista. 13.5% VOL. La vinificazione è condotta esclusivamente in vasche d’acciaio, preceduta da una brevissima macerazione sulle bucce, tecnica impiegata per ottenere il famoso colore rosa pallido che contraddistingue i rosati di questa AOC.
Volendolo approfondire, il vino veste un rosa tenue, freddo, dotato di buona luminosità, i riflessi ricordano il colore della cipria, roteandolo brevemente nel bicchiere mostra buona consistenza . Il naso, di media intensità, evidenzia dolci note di cipria, dove un ricordo di acqua di rose e lampone compongono un mosaico di profumi incentrati sulla finezza. Con lenta ossigenazione il pepe rosa ed una nota di violetta, chiude su note fresche di muschio bianco.
Il palato è decisamente coinvolgente, l’acidità dei frutti rossi è intervallata da accenni salati, sorso morbido, succoso, dotato di buon corpo, coerente nei ritorni speziati. Il vino è figlio di un’annata davvero complicata, una delle più calde riscontrate da chi scrive, al secondo sorso la sensazione pseudocalorica s’intensifica e l’alcol inizia a farsi sentire, ciò non compromette a mio avviso l’insieme che risulta equilibrato e privo di eccessi.

Questo vino l’ho abbinato ad una classica Salade Niçoise, una vera istituzione nel sud della Francia, piatto ricco di sapori per via dei molti ingredienti, impresa ardua per l’accostamento al vino, ma la rotondità dello stesso e la buona sapidità hanno funzionato, esaltando soprattutto il sapore delle verdure.
valutazione: @@@@
Andrea Li Calzi



