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Ma per i produttori contano più le guide dei vini oppure i consumatori?


 

Uomini e bicchieriHo ricevuto dal Consorzio di un importantissimo vino italiano, (non importa dire quale), l’ultima uscita di una newsletter cartacea recante un titolo che squilla: “Gambero rosso presentata la guida d’Italia“. Si può leggere un testo con l’elenco delle aziende della denominazione presenti in guida, preceduto da un simpatico “soffietto” che recita “l’aspettavamo e puntualmente è arrivata anche quest’anno (…) la guida Vini d’Italia, ovvero la più importante guida del settore” e sotto, con molto minore spazio, l’annuncio della pubblicazione dell’altra guida Vini d’Italia (ma si mettessero d’accordo una buona volta sul nome !), quella dell’Espresso, con un resoconto, molto più stringato, dei vini della denominazione preferiti dalla guida coordinata da Gentili & Rizzari.
Ci si fermasse a questo punto, bisognerebbe segnalare solo una caduta di tono di questo periodico d’informazione del Consorzio, che a rigore dovrebbe mettere tutte le guide sullo stesso piano e non far capire, come fa invece l’autore del testo sopra citato, di tenere soprattutto ai giudizi della guida targata Gambero rosso – Slow food, definendola (alla faccia delle altre guide, quella Veronelli, quella dell’A.I.S. ovvero Duemilavini, quella dei Vini buoni autoctoni di Carlo Macchi, nonché un paio d’altre che non sto qui a ricordare), “la più importante guida del settore”. Un giudizio accettabile se espresso da un singolo, ma che stona, eccome, se appare, com’è apparso, sul bollettino informativo di un Consorzio…

Abbinato a questa sviolinata alla guida dei tre bicchieri, è comparso invece, pubblicato in prima pagina, in alto a sinistra, anche un singolare editoriale del direttore del Consorzio, intitolato “La vendemmia delle guide“. Un editoriale di cui vale la pena riportare, commentandoli, alcuni estratti.
Scrive il direttore: “La vendemmia 2005 è terminata. Adesso ne comincia subito un’altra. Di tutt’altra natura ma di certo non meno importante ai fini del “buon nome” e dell’immagine delle singole aziende. E’ la vendemmia dei premi e dei riconoscimenti da parte delle guide e delle riviste specializzate. E il paragone con la vendemmia è, a mio avviso, del tutto calzante, perché molti produttori vivono questa fase e l’attesa allo stesso modo del periodo prevendemmiale, notoriamente il più agitato e incerto della stagione”. Basterebbe questo passo per capire che il buon Direttore del Consorzio, che tra l’altro è un amico e una persona intelligente, questa volta è andato clamorosamente fuori strada.
Arriva però il seguito a peggiorare le cose. Scrive difatti: “come ogni anno si rincorrono voci, commenti, anticipazioni, ma soprattutto illazioni, contribuendo a scaldare (o raffreddare) questa vigilia e a renderla per molti aspetti sfibrante. Poi, quando le guide escono, mettendo i risultati nero su bianco, quando le classifiche sono fatte ed i riconoscimenti assegnati, non mancano, insieme alle ovvie soddisfazioni e alle diffuse congratulazioni, polemiche, lamentele, finanche sospetti e risentimenti”.
Il direttore ci racconta come l’uscita delle guide susciti la gioia dei premiati e le accuse, di poca serietà, di inattendibilità dei giudizi, espresse, invece, da chi premiato non è stato, e dice, giustamente, che non possa esserci “altra soluzione che lasciar lavorare i degustatori” (e ci mancherebbe…). Non v’è alternativa, dice, al “puntare e scommettere, sempre e comunque, sull’oggettività e l’attendibilità del loro giudizio“. Se poi non è soddisfatto di quel che viene scritto, dalle guide, a proposito del proprio lavoro, il produttore, che “potrà anche sentirsi talvolta tradito”, può facilmente consolarsi con la consapevolezza “che se il suo prodotto è veramente di qualità, non potrà non avere, magari ad opera di altre guide, i giusti riconoscimenti“.

Avete capito, cari amici? Per il Direttore del Consorzio di uno dei vini simbolo dell’enologia italiana, i produttori trattati male dalla guida X oppure Y possono “consolarsi” sperando di essere trattati meglio dalla guida W oppure Z. Incredibile! L’autoreferenzialità, anzi, il circolo vizioso di tale ragionamento, che vede i produttori rapportarsi con i curatori di guide, e vede arrivare solo da loro il riconoscimento del lavoro fatto, nonché l’avallo della qualità dei vini prodotti, è evidente. Al direttore del Consorzio, che già aveva “sbarellato” ampiamente, paragonando una cosa seria come le preoccupazioni dei produttori nei giorni immediatamente precedenti la vendemmia e l’arrivo della uve in cantina, al clima di attesa che precede non tanto la pubblicazione delle guide, ma la proclamazione dell’elenco dei vini premiati (che costituiscono l’oggetto privilegiato delle aspettative…), sfugge invece, e mi dispiace molto, un elemento fondamentale.
Gli sfugge, che il produttore X può anche non beccarsi i fantomatici “tre bicchieri”, oppure i “cinque grappoli”, le “cinque bottiglie”, ecc. che dovrebbero essere, ma non lo sono assolutamente, sinonimo di grande qualità e non danno alcuna garanzia di rappresentare il meglio della produzione enologica italiana. Ma questo stesso produttore può consolarsi, e ampiamente, grazie ad un riconoscimento molto, ma molto più importante.
Mi riferisco al consenso e alla fiducia di quel consumatore, maturo e consapevole, capace di scegliere, che non ha mandato il cervello all’ammasso e non ha delegato nessuno a decidere quale vino maggiormente gli piaccia, che basandosi sul proprio giudizio, sul proprio gusto, su quello che gli dicono naso e palato, decide di premiare l’azienda X piuttosto che l’azienda Y. Non attribuendogli bicchieri, stellette e simbologia varia, bensì facendo quel che si fa in ogni Paese dabbene dove il mercato non sia stato drogato dalle guide, ovvero decidendo di dargli fiducia, di acquistare i suoi vini, anche in base ad un ragionamento riguardante il rapporto qualità – prezzo, oppure no.

Pensare, come fa invece il direttore dell’importante Consorzio, che a gratificare i produttori di vino siano unicamente le guide, realizzate da addetti ai lavori che i vini li degustano e basta, e non, piuttosto, i consumatori, che scegliendo di acquistare i vini di quell’azienda, di continuarne ad esserne cliente, di proporli, se importatore, ristoratore o enotecaro, alla propria clientela, facendosene garante, è la dimostrazione di come ci sia ancora molto da fare, in Italia, per uscire dal maligno incantamento che quindici anni di maldestro regime “guidaiolo” hanno prodotto.
Finché ci saranno direttori di Consorzio che invece di smitizzare il ruolo e la funzione delle guide, che dovrebbero essere solo strumenti utili d’informazione e non meccanismi di condizionamento del mercato, lo enfatizzano a tal punto, da far pensare che senza le guide non si venda e senza i loro premi le aziende non godano di un “buon nome” e debbano in qualche modo vedere pregiudicato il riconoscimento del loro lavoro, il mondo del vino non farà davvero molta strada.

E ci troveremo ancora, il prossimo anno, magari con una situazione di crisi ancora più difficile, a chiederci perché la gente si allontani dal vino, perché non compri più vino come una volta, attribuendo ai portafogli un pò più leggeri, al caro euro, all’aumento delle bollette e della benzina, questa situazione. E non, come si dovrebbe invece fare, alla nausea crescente e al disincanto della gente comune, degli appassionati, dei consumatori, stanchi di vedersi presi in giro e trattati non come i veri naturali referenti dei produttori, i soggetti cui i produttori devono costantemente pensare e rivolgersi, ma semplicemente come dei gonzi da spennare. Magari con la complicità delle guide…

Auguro a tutti i lettori di LaVINIum un sereno Natale ed un felice 2006 ricco di soddisfazioni

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