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Edificare nella continuità – La cantina della Tenuta Manincor

Cantina ManincorLa cantina della Tenuta Manincor di Caldaro (BZ) è un gioiello di tecnologia che si cela quasi invisibilmente sotto il vigneto contiguo all’edificio storico della Tenuta stessa.
Progetto nato dalla comunicazione tra il committente, Michael Goëss-Enzemberg, e un team di architetti formato da Walter Angonese, Silvia Boday e Rainer Köberl, la cantina è stata interamente costruita in profondità. Il soffitto della struttura segue la stessa inclinazione del pendio collinare, e la sua copertura con la terra preesistente coltivata a vigneto ricrea fedelmente il quadro topografico e paesaggistico precedenti l’intervento architettonico.

Per la realizzazione non sono stati impiegati elementi di cemento pronti: l’intera struttura è stata colata sul posto in un unico, complesso monolite, dove in circa 3.000 mq di superficie distribuiti su tre piani interrati trovano spazio moderne presse, tini di fermentazione, serbatoi inox, botti, barrique, linea di imbottigliamento e lo spazio per lo stoccaggio delle bottiglie; elementi attraverso i quali l’uva/mosto/vino si muove delicatamente per caduta, senza nastri trasportatori o pompe. Un sistema di ventilazione garantisce in modo naturale il clima ideale per la cantina. Tramite speciali aperture ed uno scambio controllato d’aria, l’umidità del terreno viene condotta verso le pareti della cantina, la cui temperatura viene regolata da pompe scambiatrici di calore poste a 80 metri di profondità, che dissipano o acquisiscono calore dalla terra, senza impiego di combustibili fossili o energia terza.

Atmosfera mozzafiato nella barricaia, dove in un locale caratterizzato da un’architettura di linee diritte ed oblique come un manifesto di Depero, trovano posto le tonde barrique, come archi di un dipinto di De Chirico, a creare un ambiente dall’aspetto metafisico.
Abbiamo cercato di integrare l’esistente rispettandolo – afferma il conte Michael Goëss-Enzemberg, titolare di Manincor – e ne è nato, secondo me, un insieme che esprime armonia e gusto. L’architettura ha puntato all’essenziale affinché la struttura risultasse quasi invisibile dall’esterno. In tal modo i veri valori si celano all’interno“.

Maurizio Taglioni

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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