Statistiche web
Anteprime

Campania Stories 2017: i bianchi Campani tra prospettive e retrospettive

La sala degustazione

Il 2017 ha visto Napoli protagonista dell’ormai consueto appuntamento con Campania Stories, un vero viaggio per conoscere le ultime annate delle principali denominazioni campane e comprenderne appieno prospettive e potenzialità. Un momento/evento che abbraccia a tutto tondo la valorizzazione del nostro territorio, e che attraverso l’elemento Vino, fa cultura.
L’impeccabile organizzazione dell’agenzia di comunicazione Miriade & Partners s.r.l., capitanata da Diana Cataldo e Massimo Iannaccone, ha dato la possibilità a giornalisti e operatori del settore di poter fruire dei vini provenienti da tutte e cinque le province della regione. Inoltre ben due momenti di approfondimento, proposte sotto forma di masterclass, hanno reso l’evento stimolante e meritevole di un racconto dettagliato.
La prima giornata è stata dedicata ai bianchi fermi e agli spumanti del territorio, ai partecipanti sono state fornite ben due liste, una anonima e una con il dettaglio delle aziende, entrambe suddivise per tipologia e annate, inoltre il preciso se professionale servizio dai parte dei Sommelier AIS e l’ineguagliabile sala del Complesso Monumentale di Donnaregina, hanno reso l’assaggio ancora più accurato.
Un centinaio le etichette in degustazione, partiamo con ordine dagli spumanti, passando per i blend, con un veloce salto in costiera, per poi addentrarci tra i suoli vulcanici vesuviani, attraversando le peculiarità casertane, per passare alle falanghine sannite prima e flegree successivamente, per poi dedicarci ai classici ed inossidabili Fiano e Greco.

VINI SPUMANTI DA UVE BIANCHE

Tra le sette briose referenze presenti, ha spiccato il Caprettone Spumante Metodo Classico Millesimato 2013 di Casa Setaro: ottenuto da uva Caprettone 100% – bacca bianca tipica del Vesuvio – si presenta alla vista con una bella spuma e all’olfatto colpisce in prima battuta per le sue note floreali di tiglio, a cui fanno seguito note di frutta fresca, non eccessivamente zuccherina; coerente al gusto con una spiccata acidità, una buona cremosità ed eleganza. Va menzionato inoltre lo Spumante Asprinio d’Aversa Metodo Martinotti Trentapioli doc di Salvatore Martusciello, che ben incarna le peculiarità dell’uva da cui viene prodotto, connotando gusto e olfatto con sentori di cedro e pompelmo, che non aggrediscono, ma che con delicata fermezza catturano il palato.
Una conferma lo Spumante Bianco La Matta Dosaggio Zero 2016 di Casebianche, prodotto con Fiano cilentano al 100%, piacevole e originale, viene fatto rifermentare in bottiglia con la sola aggiunta del mosto che ha generato il vino base conservato a bassa temperatura, senza aggiunta di zuccheri, lieviti e solforosa e nessuna chiarifica, infatti si presenta torbido, ma godibile, fresco e dissetante.

BLEND BIANCHI E IGP MISTI, BIANCHI DALLA COSTIERA AMALFITANA, BIANCHI DEL VESUVIO, BIANCHI A BASE CODA DI VOLPE

Polpa, frutto e grafite per il Civico44, annata 2015, di Tenuta Fontana, sorprende l’irpinia bianco Campanaro di Feudi san gregorio 2015, nato da un uvaggio Fiano e Greco, il vino è caratterizzato da una buona complessità olfattiva, con note polpose di frutta a cui fanno seguito erbe aromatiche e floreali di discreta lunghezza. Piuttosto consistente e con un leggero squilibrio alcolico il Campania Bianco Grecomusc’ 2014 di Contrade di Taurasi.

Tra i bianchi dalla Costiera Amalfitana si distingue il Costa d’Amalfi Bianco Terre Saracene 2016 di Sammarco Ettore di buona piacevolezza, connotato all’olfatto da un bel floreale e con un palato connotato da ed intensi profumi di confetto succosità e buon equilibrio gustativo.

Mentre tra i bianchi del Vesuvio le note fruttate di mandorla e pera descrivono il carattere olfattivo del Vesuvio Lacryma Christi Bianco Vigna Lapillo 2015, rivelandosi al palato gradevole anche se non perfettamente disteso, mentre il Vesuvio Lacryma Christi Bianco Munazei 2015 di Casa Setaro sorprende soprattutto al gusto, mostrando tutto il suo nerbo e carattere, sorso profondo e salino, che richiama le nuance fruttare e floreali di erba cedrina presenti a prima olfazione.

Riguardo i due bianchi a base di Coda di Volpe, l’Irpinia Coda di Volpe Torama 2015 di Traerte, affascina per il susseguirsi di note olfattive che spaziano da piacevoli toni floreali e fruttati di mandarino, a leggeri richiami di erbe aromatiche. Piacevole e godibile con un bel finale salino. Interessante anche la Coda di Volpe Sannita 2016 di Fattoria La Rivolta, di buono spessore sia olfattivo che gustativo.

BIANCHI A BASE PALLAGRELLO BIANCO E SANNIO DOP FALANGHINA E IGP BENEVENTANO FALANGHINA

Discreta e in netto miglioramento la batteria dei Pallagrello Bianco, tutti presenti con l’annata 2015. Particolarmente godibile ed elegante e con un ottimo equilibrio gustativo il Terre del Volturno Pallagrello Bianco Caiatì 2015 di Alois, a seguire il Calù 2015 di Sclavia, che coniuga intriganti sfumature floreali con piacevoli note fruttate di litchi e soddisfa il palato rivelando una bocca succosa, lunga e salina. Gradevoli note di erbe aromatiche, tipiche della macchia mediterranea caratterizzano il profilo olfattivo del Terre del Volturno Pallagrello Bianco Le Serole 2015 di Terre del Principe e gli conferiscono una beva piacevole e godibile. Il Terre del Volturno Pallagrello Bianco Verginiano 2015 di Il Verro si rivela pulito, con un finale salino piuttosto lungo ed equilibrato.

Notevoli migliorie anche riguardo le Falanghine sannite, tutte piuttosto espressive, ma su tutte vanno menzionate la Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti Vigna Segreta 2015 di Mustilli dai toni delicati ed eleganti di fiori bianchi, la Falanghina del Sannio Svelato 2016 di Terre Stregate e la Falanghina del Sannio Taburno Facetus V.T. 2012 di Fontanavecchia.

FALANGHINA – DOP CAMPI FLEGREI

Capitolo a parte il biotipo flegreo, le note profonde e salmastre, la pungenza del floreale e la salinità gustativa che fa da filo conduttore sono le principali caratteristiche che accomunano le referenze legate a questo territorio
Ognuna ha una sua peculiarità espressiva, si va dai delicati profumi citrini e di erbe aromatiche della Campi Flegrei Falanghina Settevulcani 2015 di Salvatore Martusciello, alla freschezza succosa e salina della Falanghina Cruna de Lago 2014 di La Sibilla Campi, che si apre con un profilo olfattivo ampio e ricco di erbe aromatiche di rosmarino e dal gusto pieno e particolarmente salato, passiamo alla maggiore dolcezza e burrosità olfattiva della Campi Flegrei Falanghina Vigna del Pino 2015 di Agnanum, ma molto godibile al primo sorso, per poi passare alle note floreali di camomilla e di propoli della Campi Flegrei Falanghina 2014 di Contrada Salandra, per chiudere con la Campania Falanghina Strione 2011 di Astroni, dal colore caldo e ammaliante, ricco di un floreale di ginestra, salvia, pompelmo giallo e con un impatto gustativo intenso, salato e lungo, di grande coerenza con le premesse visive e olfattive.

Ed ora passiamo alla lunga selezione di Fiano e Greco, dedicandoci alle referenze che connotano il territorio irpino in modo dettagliato, partendo dall’annata 2016, esaminando i campioni che fanno riferimento alla 2015 e concludendo con le referenze che abbracciano le annate 2014-2013 e 2012.

BIANCHI A BASE FIANO

2016

Il Fiano di Avellino 2016 di Urciuolo, offre a prima olfazione piacevoli note floreali e di frutta fresca che spaziano dalla pera agli agrumi. Piacevole l’ingresso in bocca dal sorso sapido e di buona intensità. Il Fiano di Avellino 2016 di Colli di Lapio può definirsi un Fiano affidabile e rassicurante, di grande eleganza e decisamente con una bella prospettiva evolutiva, con la speziatura che chiude il lungo sorso.

Una nota floreale appena accennata, poi una bella esplosività di frutta a pasta gialla, caratterizzano il Fiano di Avellino 2016 di Villa Raiano, sorso generoso e discretamente lungo.
Bellissima sorpresa data dall’assaggio del Fiano di Avellino Pendino 2016 di Colli di Castelfranci, all’olfatto predominano erbe aromatiche come tiglio e salvia, seguite da succose note fruttate, mentre al palato riemerge la nota agrumata che ben si integra e asseconda l’allungo sapido. Nel Fiano di Avellino Gaudium 2016 dell’azienda I Capitani emergono sentori spezie dolci, come vaniglia, cannella, un naso di pasticceria che alla seconda olfazione regala piacevoli note di acqua di fior d’arancio.

Un Fiano ben fatto, il Pietracalda 2016 di Feudi Di San Gregorio dal sorso scorrevole e fresco. E poi arriva il sorso deciso e polposo del Campania Fiano Particella 928 2015 di Cantina del Barone, con un susseguirsi di profumi che catturano, dalla mela verde al pompelmo, timo, un olfatto goloso tutto da mordere e in bocca si muove con agilità e scorrevolezza, ugualmente elegante, ampio e verticale.

2015

Buona la balsamicità e la dolcezza olfattiva dell’Irpinia Fiano 2015 di Antico Castello che avvolge il palato in un sorso caldo e intenso. Segue il Fiano di Avellino 2015 di Pietracupa, che cattura per le sue note floreali, dal fiore di pesco al gelsomino, al gusto è denso e Il sorso è fresco e avvolgente. Inizialmente un poco scontroso il Fiano di Avellino 2015 di Traerte/Vadiaperti in pochi istanti si rivela in tutta la sua originalità, una bella energia con un tocco di rusticità.
Il Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2015 di Villa Diamantesi esprime sia all’olfatto che al gusto in modo fresco e complesso, grande eleganza e struttura caratterizzato da note di cedro ed erbe aromatiche, mostra al palato una bella freschezza ed agilità con una buona persistenza. Piacevole la spinta fruttata e di erbe aromatiche che delinea il Fiano di Avellino Sarno 1860 2015 di Tenuta Sarno, sorso rinfrescante e coerente con discreta persistenza gustativa.
Sicuramente il Fiano di Avellino 2015 di Rocca del Principe necessita di maggiore distensione per dare il meglio di sé, soprattutto dal punto di vista del palato, mentre l’olfatto ci cattura con i suoi profumi floreali e citrini.

Conclusa la batteria dei 2015, si passa alle annate 2014, 2013 e 2012

Sicuramente qualche anno in più ha fatto emergere in linea generale dei prodotti in gran forma e con una bella espressività.
Il Fiano di Avellino Alimata 2014 di Villa Raiano si è dimostrato davvero convincente, mostra personalità e territorialità, esprimendo soprattutto il carattere del suo areale di appartenenza, spaziando tra note distintive saline e rocciose, con accenni di erbe aromatiche, conquista il palato per la sua avvolgenza ed una splendida sinergia tra freschezza e sapidità.
Altra bella espressione di Fiano, la ritroviamo nella 2013 del Fiano di Avellino Ciro 906 di Ciro Picariello, con profumi che spaziano dai fiori di campo a note iodate, frutta e spezie. Al palato emerge tutta la sapidità, ma per nulla aggressiva e con un piacevolissimo finale agrumato che gli dà una vivace freschezza gustativa.
Tra i 2012 il Fiano di Avellino Pietramara Etichetta Bianca 2012 de I Favati affascina per il suo giallo dorato carico. Profuma di frutta gialla esotica, fiori gialli e frutta a guscio. Una bella ricchezza ed eleganza di profumi, che trova conferma al palato con un ritorno esotico, intenso e di buona sapidità.
Un bel giallo dorato connota il Fiano di Avellino Alessandra 2012 di Di Meo, sprigiona una bella nota floreale di rosa tea a cui fa seguito un carattere fruttato di mango. Verticale e intenso al palato con un finale salino lungo e dinamico.

BIANCHI A BASE GRECO

2016

Riguardo la batteria di vini da uve greco tra i 2016 troviamo il Greco di Tufo 2016 di Di Marzo con sentori di frutta esotica ed erbe aromatiche, al gusto dimostra buona sapidità e materia.
Nel Greco di Tufo Cutizzi 2016 di Feudi di San Gregorio si avvertono frutta e fiori bianchi, in bocca è sapido, fruttato e dal finale speziato;
L’olfatto del Greco di Tufo 2016 di Villa Raiano si presenta molto fresco e con profumi delicati di fiori bianchi, accenni di mela, agrumi ed erbe aromatiche. In bocca prevale la sapidità, ma si rivela piacevole al sorso.
Nel Greco di Tufo Serum 2016 de I Capitani si avverte una certa freschezza e pungenza al palato, un finale che potremmo definire piccante. Il Greco di Tufo Grotte 2016 di Colli di Castelfranci pecca di un calore leggermente predominante, ma che dona una bocca densa, sicuramente non esile.
Un bel giallo intenso connota il Greco di Tufo Colle Serrone 2016 di Di Marzo, ricchezza olfattiva di frutta gialla, albicocca, accenni floreali e di erbe officinali. Alla beva è largo con note dure ben compensate dalla morbidezza.

2015

Pesca gialla, ananas e tiglio caratterizzano il profilo olfattivo del Greco di Tufo 2015 di Sertura, al gusto gioca su un buon equilibrio di freschezza e sapidità con un richiamo fruttato spinto sulla freschezza.
Mentre nel Greco di Tufo Oltre 2015 di Bellaria si percepisce una nota più austera e dai sentori balsamici di miele di cardo e vegetali di canapa. Discreta morbidezza al palato. Mineralità e sapidità in netta prevalenza sia all’olfatto che al gusto per il Greco di Tufo Claudio Quarta 2015 di Sanpaolo
Su altri registri si collocano il Greco di Tufo Miniere 2015 e il Torrefavale 2015 di Cantine dell’Angelo, entrambi con una spiccata personalità, nel Miniere emerge un profumo di frutta bianca, pesca in particolare, seguita da profumi di maggiorana e da note sulfuree. Una buona freschezza unita a una spiccata salinità lo rende scorrevole e dinamico nella bevuta.
Il Torrefavale gioca su nuance simili, ma più sussurrate rispetto al fratello minore, giocate su un registro più elegante e delicato all’olfatto, mentre emerge una bella spinta sapida al palato che ne allunga la bevuta.

2014

Piacevole con sentori di finocchietto e spezie e dal colore oro carico il Greco di Tufo Cupavaticale 2014 di Tenute Casoli riempie il palato con la sua salinità.
Classico e rassicurante il Greco di Tufo Contrada Marotta 2014 di Villa Raiano, profumi complessi e persistenti che virano dalle erbe aromatiche come rosmarino, al fruttato di cedro candito, fino a toccare tinte speziate. Dal sorso piacevole e intenso. Il Greco di Tufo Terrantica Etichetta Bianca 2012 de I Favati che esprime note estremamente piacevoli di frutta esotica, agrumi e pietra focaia. Anche al palato si conferma la potenza olfattiva, ma al contempo di grande eleganza.
Interessante il Greco di Tufo Vittorio 2007 di Di Meo, già affascina la sua tonalità giallo oro, che fa presagire ricchezza e personalità, confermate da un olfatto ampio che alterna profumi terragni di tabacco kentuky a frutta esotica, e di erbe aromatiche. Al palato è intenso, ampio, sapido e scorrevole.

Una piccola sintesi dei migliori assaggi in bianco: diciamo quelli che svettano e che definirei le punte di diamante della eccellente selezione in assaggio:

Costa d’Amalfi Bianco Terre Saracene 2016 di Sammarco Ettore @@@@

Vesuvio Lacryma Christi Bianco Munazei 2015 di Casa Setaro @@@@@

Pallagrello Bianco Caiatì 2015 Alois @@@@@

Pallagrello Bianco 2015 Viticoltori del Casavecchia @@@@

Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti Vigna Segreta 2015 di Mustilli @@@@@

Falanghina del Sannio Svelato 2016 di Terre Stregate @@@

Campania Falanghina Strione 2011 di Astroni @@@@@

Falanghina dei Campi Flegrei Cruna Delago 2014, La Sibilla @@@@@

Irpinia Coda di Volpe Torama 2015 di Traerte @@@@

Campania Fiano – Particella 928 – 2015, Cantina del Barone @@@@@

Fiano di avellino Pendino 2016 di Colli di Castelfranci @@@@@

Fiano di Avellino 2016, Colli di Lapìo @@@@@

Fiano di Avellino 2015, Pietracupa @@@@

Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2015, Villa Diamante @@@@

Fiano di Avellino 2015, Traerte/Vadiaperti @@@@

Fiano di Avellino Alimata 2014, Villa Raiano @@@@

Fiano di Avellino – Ciro 906 – 2013, Ciro Picariello @@@@

Greco di Tufo Miniere 2015 Cantine dell’Angelo @@@@@

Greco di Tufo Torrefavale 2015 Cantine dell’Angelo @@@@

Greco di Tufo Terrantica Etichetta Bianca 2012 I Favati @@@@@

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio