Bruno e Marcello Ceretto. The Barolo Brothers
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Lo stile è quello ormai collaudato con successo di condurci per mano all’interno di un’epoca, di farci respirare l’aria di quei luoghi, percepire le sensazioni attraverso le testimonianze dei protagonisti. La fotografia, rigorosamente in bianco e nero, ha un ruolo fondamentale, di testimonianza, di rappresentazione di un tempo e del vissuto di uomini certamente non comuni eppure straordinariamente veri, umani. La storia dei Ceretto nasce a Santo Stefano Belbo, anzi nella frazione Valdivilla, ma è ad Alba, il cuore della vitivinicoltura di Langa, che si consolidano i loro successi, frutto di enormi fatiche e ostacoli, non ultimo quello di riuscire a convincere il resto del mondo, in un’epoca in cui la Francia era padrona assoluta del campo, che il Barolo, le Langhe, il Roero, il Piemonte sono qualcosa di speciale ed unico, che vale la pena conoscere. Mario Mariani, come solo i registi sanno fare, riesce attraverso il suo scrivere scorrevole e dinamico, ma carico di un pathos che non nasconde il suo profondo amore per questi luoghi straordinari, a creare un perfetto trait d’union con i brevi racconti di Bruno e Marcello e dei grandi personaggi che hanno contribuito ad arricchire il Piemonte di storia e cultura, certamente non solo enoica, come Cesare Pavese, Giovanni Arpino, Renato Ratti, Luigi Veronelli. Ma nella storia, come spesso avviene, ci sono anche eventi e personaggi apparentemente minori o di poco conto dei quali, spesso, non si sa nulla e che pure hanno avuto un’importanza fondamentale nel tessuto storico e sociale di Langa: uno di questi è il gioco della pallapugno, uno sport popolare di squadra che accomuna Langhe, Monferrato e Liguria, di cui poco o nulla sa chi non è mai vissuto in quei luoghi, e che invece racconta tutto della vita quotidiana, del sudore, delle sfide, delle rivalità e delle amicizie di coloro che lì si sono formati, dove la strada diventa campo di battaglia, di vittorie e di sconfitte, di rivincite, di grandi amicizie che si consolidano. Augusto Manzo, insuperato eroe della pallapugno, ha più volte ispirato il grande Giovanni Arpino, di cui era amico, che ne ha decantato le imprese e le doti di assoluto re dei “leoni dei cortili”. Leggete questo appassionante libro, indispensabile per capire cosa sia l’orgoglio langarolo, per conoscere meglio la storia di questi due grandi e così diversi fratelli, l’uno indispensabile all’altro, magnificamente descritti da Mario Mariani; desidero citarvi un passo dell’autore che mette bene in risalto le personalità di Bruno e Marcello: “Una sera avevo detto a Marcello: “Non trovi straordinario che non abbiate mai sbagliato nulla?”. Marcello era rimasto sorpreso, come se non ci avesse mai pensato, e sembrava rifiutare la mia osservazione senza però trovare argomenti per contestarla; aveva finito per accettarla, come si accetta qualcosa che non ti è costato molto. Se dici la stessa cosa a Bruno, lui subito formula una teoria con cui ti può intrattenere per ore.”…”Bruno non smette mai di parlare anche mentre guida: è sempre impegnato a far conoscere qualcosa della Langa, nocciole, torrone o tartufi e io trovo sorprendente che parli così poco di vino. Ma forse giustamente di vino parla più Marcello, nella solitudine dorata di Bricco Rocche: in fondo Bruno si limita a venderlo. Può sembrare una battuta ma non lo è perché i due fratelli sono davvero simbiotici, e procedono insieme convinti di avere il miglior prodotto possibile. Siccome non si accontentano mai, di anno in anno si limitano ad accudire il vino al meglio perché, come dice Marcello con un sorriso disarmante: “Il vino lo fa la vigna”. E loro, semplicemente, si sono limitati a comprare le vigne migliori.”. Bruno e Marcello Ceretto. The Barolo brothers |
Uno grande comunicatore, Bruno, carattere assertivo, deciso, convincente, l’altro, Marcello, esperto vignaiolo, sensibile, riflessivo, riservato, due personalità estremamente diverse eppure indispensabili per dare vita ad una grande azienda di Langa, la cui storia si concretizza negli anni Trenta, quando papà Riccardo fonda la 

