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I vini alpini incontrano il Golfo di Napoli

Il Golfo di Napoli visto da Palazzo Petrucci
Il Golfo di Napoli visto da Palazzo Petrucci

Montagna e mare insieme in un mosaico di contrasti che hanno esaltato il felice incontro con il Consorzio Vini Alto Adige. Si apre nel migliore dei modi l’incontro tra il Consorzio Vini dell’Alto Adige e la città partenopea, complice la giornata di sole e la splendida vista che si può godere dalle vetrate del ristorante stellato Palazzo Petrucci, lungo la Via Posillipo di Napoli.

Da sinistra: Eduard Bernhart, Andrea Moser e Franziskus Haas
Da sinistra: Eduard Bernhart, Andrea Moser e Franziskus Haas

Il suono del mare fa da sottofondo al tintinnio dei calici e agli interessanti racconti dei rappresentanti altoatesini presenti.
Come espresso da Eduard Bernhart, Direttore del Consorzio: “Napoli è una cornice unica e il consorzio vini dell’Alto Adige con questa occasione vuole sottolineare l’importante strada di crescita che i produttori dell’Alto Adige stanno perseguendo. Il vino dell’Alto Adige è molto particolare per le condizioni geologiche, la tradizione, la ricerca e la visione verso il futuro; ingredienti importanti per produrre vini eccezionali, di immediata piacevolezza, aspetto che li rende da subito compagni ideali per la tavola”. Affermazione confermata anche dalle parole di Pierluigi Gorgoni, brand Ambassador dei vini dell’Alto Adige e docente della scuola di cucina Alma di Colorno, “i vini alpini con la loro verticalità e freschezza incontrano il calore e la generosità della cucina mediterranea. Il tema costante dei nostri seminari è proprio quello dei contrasti, intesi ad esempio come vini dallo stesso vitigno che presentano delle differenze in termini di terroir, di concezione e filosofia, secondo un concetto di divulgazione di territorio”.

Marina Alaimo, Giuseppe Giorgio, Andrea Moser, Pierluigi Gorgoni e Fosca Tortorelli
Marina Alaimo, Giuseppe Giorgio, Andrea Moser, Pierluigi Gorgoni e Fosca Tortorelli

Una sfida entusiasmante che ha visto i vini altoatesini incontrare sensazioni gustative articolate e complesse. Un percorso di otto portate studiate per gli otto vini proposti, che in realtà erano quattro etichette presentate in due annate diverse. Una scelta pensata anche per misurare la capacità di alcuni di loro nell’evoluzione del tempo e del loro modo di conformarsi all’andamento vendemmiale. Si è quindi iniziato da un bianco del 2018 per chiudere con un bianco del 2005, un percorso davvero intrigante dove i ritmi dei vini e dei piatti hanno in quasi tutti i casi creato una giusta armonia. Come in una sinfonia musicale, articolata in più movimenti, ognuno dei quali con una sua precisa organizzazione, i vini e le portate si sono alternati e completati.

Eduard Bernhart e lo chef Lino Scarallo (foto Fruitcom)
Eduard Bernhart e lo chef Lino Scarallo (foto Fruitcom)

Come più volte ribadito dai produttori Andrea Moser (enologo di Cantina Kaltern) e Franziskus Haas (titolare di Franz Haas), intervenuti per l’occasione, l’Alto Adige – con i suoi circa 5.500 ettari vitati su cui operano 5.000 vignaioli – è una terra di forti contrasti dove convivono in armonia caratteristiche alpine e mediterranee, montagne e vallate, cittadine e agglomerati rurali. Una realtà vitivinicola che spazia dai 200 ai 1.000 metri di altitudine dove trovano spazio venti diversi vitigni e la composizione geologica del suolo varia notevolmente, pur percorrendo distanze molto ridotte; una grande varietà che significa ricchezza, come dimostrato dai vini degustati.

Il menu di Palazzo Petrucci
Il menu di Palazzo Petrucci

Attraverso gli assaggi è emerso come piatti propri della tradizione mediterranea possono essere valorizzati da bianchi di personalità che hanno avuto modo di ampliarsi e distendersi con gli anni, e al contempo con espressioni leggiadre, immediate e scorrevoli di vini rossi quali la Schiava.

Le otto etichette presentate
Le otto etichette presentate

Così il Manna 2018 di Franz Haas, composto da ben quattro vitigni (chardonnay, sauvignon, kerner e riesling), coinvolge i sensi con le sue gradevoli sensazioni fresche e agrumate, trovando perfetta sintonia con la lasagnetta di bufala e gamberi rossi con crema di broccolo romano dello chef Lino Scarallo. Intrigante e dinamico il Sauvignon Praesulius 2018 di GumpHof, azienda di scarsi quattro ettari nella Valle Isarco, appena sotto il Renon. Qui i terreni sono a base di porfido, che dona ai vini una mineralità molto complessa.
Un vino espressivo e di grande eleganza, dai profumi freschi che spaziano dalle erbe aromatiche, agli agrumi, dal lime al mandarino: Una traccia sapida e affumicata al palato gli donano lunghezza e personalità e che ben si è adattato al Tagliolino di calamaro con vongole veraci. Sintesi tra mare e monti la ritroviamo nel perfetto abbinamento tra la Seppia con cremoso di mandorle, lampone salato e mirto e la schiava Kalterersee Classico Superiore Quintessenz 2018 di Cantina Kaltern. Fondamentale la melissa nel piatto e il ruolo del vino che completa il piatto in una armonia di palato unica.

La seppia, il lampone e la Schiava
La seppia, il lampone e la Schiava

La schiava è un vitigno su cui si sta pian piano scommettendo selezionando i terreni più adatti intorno al lago di Caldaro e le vigne vecchie a pergola con rese basse; l’annata 2018, come raccontato da Andrea Moser, non è stata facile subendo su circa 150 ettari grandinate violente, ma i contadini hanno lavorato intensamente e in modo certosino, selezionando i grappoli in pianta in modo rigoroso. Troviamo nel calice un rosso contemporaneo, che si fa apprezzare per le sue tinte fruttate di frutti di bosco, dal lampone al ribes, dal melograno alle fragoline, con delicati cenni floreali di rosa, succoso e fresco al palato, con tannini appena accennati. Da questo coinvolgente assaggio si inizia a sfidare il tempo, è il momento del Manna Vigneti delle Dolomiti 2010 di Franz Haas, un vino carico di energia, dalle nuance di frutta tropicale di grande finezza, pulito ed elegante che incontra l’hosomachi di verza e riso con limone candito, scampi e brodo di pecorino. Consapevolezza anche tra i produttori altoatesini sul potenziale evolutivo dei bianchi dell’Alto Adige. La 2010 è stata un’annata dove piovosità e calore si sono mescolate, un’annata estrema che ha dato ai vini una personalità ben riconoscibile. Si cambia registro e si vira sul Pinot bianco Sirmian 2018 di Nals Margreid, anche qui ci troviamo davanti a un vitigno che trova in questo areale il suo giusto terroir, siamo nella storica zona viticola Sirmiano, situata sui pendii sopra Nalles a 550 metri s.l.m., con esposizione a Nord-Est. I vigneti si contraddistinguono per i loro terreni ricchi di porfido, marmo e calcare, nel calice ritroviamo un Pinot bianco sfaccettato con profumi fruttati di mela e agrumi, di grande possenza e sapidità, che si ben si adatta al risotto con porro arrostito, stracciata di bufala, battuto di mazzancolle e polvere di funghi porcini.

Quintessenz, Sirmian e Praesulius

Ritorna la schiava, che come il Pinot Bianco ha la capacità di assorbire il carattere del suolo di riferimento; il Kalterersee Classico Superiore Pharrhof 2014 di Cantina Kaltern (vigneto cru che ha avuto il cambio nome nell’attuale Quintessenz) rivela una bella complessità, senza perdere agilità e freschezza al sorso, entra nei chiaroscuri del piatto senza sovrastarlo, creando armonia al palato. Anche in questo caso la sintonia con le Candele spezzate alla genovese e provolone del monaco è centrata.
Si ritorna nuovamente sui bianchi con il Sauvignon Praesulis 2014 GumpHof, espressivo e diretto con le sue tinte di rosmarino ed erbe aromatiche che incontra la Triglia e scarola, anche qui le coordinate tra vino e cibo sono in perfetta armonia.

Lasagnetta, Hosomaki e Agnello
Lasagnetta, Hosomaki e Agnello

Si chiude con un ulteriore sorpresa, la sfida più intrigante, il Pinot Bianco Sirmian 2005 di Nals Margreid; l’annata 2005 è stata piuttosto calda, facendo emergere il carattere rotondo e maturo del Pinot bianco all’olfatto, senza però fargli perdere il carattere agrumato e minerale. Il sorso è complesso, ricco e morbido, un vino che dimostra in modo evidente il favore del tempo, la sua evoluzione e la differenza di vendemmia e che ancora una volta rende completo e armonioso l’incontro con la costoletta di Agnello scottato con albicocche passite, pecorino e menta.
Gli estremi che si attraggono, la montagna che sposa il mare, un incontro tra due territori e tra persone fattive e comunicative.
Ad oggi l’Alto Adige esprime solo il 60% del suo potenziale, come più volte sottolineato da Franz Haas, ma l’entusiasmo e il cambiamento che si sta verificando, grazie alle giovani generazioni, fa bene sperare in una presa di coscienza ed una evoluzione in positivo.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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