Anteprima Nobile di Montepulciano 2010: 29 aziende sono ancora rappresentative?

L’intensa settimana toscana che ogni anno coinvolge un congruo numero di giornalisti italiani e internazionali, di buyers e di appassionati, focalizzando l’attenzione sulle nuove annate di Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino, ha evidenziato una progressiva riduzione delle aziende vinicole partecipanti. Tralasciando l’Anteprima della Vernaccia di San Gimignano, la cui formula si differenzia dalle altre, proponendo banchi d’assaggio per la degustazione delle nuove annate, a Firenze per il Chianti Classico, a Montepulciano per il Nobile e a Montalcino per Benvenuto Brunello, il calo è apparso piuttosto evidente, soprattutto rapportato a qualche anno fa, tanto che viene da chiedersi se non sia il caso di ripensare questi eventi sotto una forma più sobria e meglio architettata. È ovvio che la crisi ha dato un ulteriore colpo, spingendo molti produttori a rinunciare ad esborsare cifre che oggi hanno sicuramente un peso maggiore sul proprio bilancio, forse anche perché queste manifestazioni non hanno soddisfatto in pieno le aspettative di chi ha investito per anni tempo, soldi e bottiglie.
Mi sembra del tutto lecito porsi la domanda “qual è il limite oltre il quale il numero dei produttori che presentano una nuova annata non è sufficientemente rappresentativo e rischia di dare un’immagine parziale e non esaustiva?”. Se andiamo a verificare le presenze dello scorso anno, possiamo vedere che per il Chianti Classico hanno fornito i loro vini 148 aziende (contro le 138 del 2010), per il Vino Nobile erano 34 (29 quest’anno) e per Benvenuto Brunello 146 contro le attuali 134. Ma vorrei spingermi oltre e riflettere sul fatto che il numero dei produttori associati ai rispettivi Consorzi di Tutela è in tutti e tre i casi nettamente più elevato rispetto a quanti partecipano attivamente mettendo a disposizione delle manifestazioni i loro vini. Così vediamo che gli associati imbottigliatori del Consorzio Chianti Classico sono oltre 350, quelli del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano circa 70 e quelli del Consorzio del Brunello di Montalcino 216, questo significa che solo per quanto riguarda quest’ultimo la partecipazione supera il 50%.
Nel caso del Nobile di Montepulciano, giovedì 18 febbraio 2010 ho degustato 32 annata 2007 e 12 Riserva 2006 di 29 aziende imbottigliatrici su 68 presenti sul sito del Consorzio. Mancano all’appello ben 39 aziende, di cui una manciata ha partecipato ad almeno una delle precedenti edizioni, ricordo Bandita e Lunadoro, Il Conventino, Innocenti, La Calonica, Le Casalte, Palazzo Bandino, Palazzo Vecchio, Gracciano Svetoni, Casale Daviddi, Poggio alla Sala, Poggio Uliveto, Romeo e Talosa. Non sono in grado di entrare nel merito delle motivazioni per cui molte aziende hanno preferito non partecipare, certamente la crisi non può giustificare tutto, anche perché i suoi effetti sono troppo recenti. Allora o il costo per partecipare non è alla portata di tutti o l’evento non apporta i benefici che ci si aspetterebbe, o ambedue le cose. Insomma una riflessione in merito mi sembra quantomeno opportuna, non è piacevole non poter verificare la qualità di quasi il 60% dei produttori consorziati di Nobile di Montepulciano. Del resto è impensabile, a parte per i giornalisti toscani, che ci si possa fermare per settimane andando a caccia degli assenti per dare un quadro più completo della situazione del Nobile di Montepulciano.

Com’è andata l’annata 2007?
Sulla base dei 32 assaggi effettuati direi abbastanza bene. È stato un anno caldo, che ha portato un anticipo di un paio di settimane sul germogliamento delle viti, avvenuto tra fine marzo e inizio aprile, che si è mantenuto anche nelle fasi di fioritura e allegagione. Le piogge di maggio e giugno hanno evitato al sangiovese di soffrire troppo il caldo dei mesi successivi. La raccolta si è svolta tra la seconda metà di settembre e i primi di ottobre, recuperando in parte l’anticipo iniziale. Sono stati comunque necessari interventi agronomici per contenere problemi di sovra maturazione delle uve, di vinaccioli ancora verdi e perdita di aromi.
Gli effetti dell’annata calda sono percepibili nei vini, dove ho riscontrato mediamente una freschezza più contenuta rispetto al millesimo precedente e di conseguenza sensazioni più mature con accenti dolciastri.
Rimane la perplessità sullo stile dei vini, sulla direzione che da qualche anno a questa parte hanno preso, sulle intenzioni di modificare il disciplinare, che già consente di utilizzare fino al 30% di altre uve diverse dal sangiovese, ma che vedrebbe ridimensionato il contributo del canaiolo e lasciata maggiore libertà nell’utilizzo di uve complementari (che, inutile dirlo, saranno in prevalenza merlot, presente in abbondanza nei vigneti poliziani, e cabernet), in quanto “è convinzione del Consorzio che a connotare il vino a Montepulciano debbano essere sempre più il territorio, la serietà dei produttori e la trasparenza verso la clientela”.
Dei 32 Nobile di Montepulciano 2007 presenti, altra cosa che richiederebbe una seria riflessione sulla possibilità di spostare in avanti le date di presentazione dei vini, ben 19 erano campioni prelevati dalla botte. Qualche collega ha pensato bene di scartarli, ma i 13 campioni rimasti rappresentano un numero davvero insufficiente per poter dare un quadro un minimo realistico dell’annata. Così, data la già notevole carenza di aziende, ho preferito adeguarmi e degustare con il beneficio d’inventario tutta la gamma di vini messa a disposizione.
Nobile di Montepulciano 2007 e Riserva 2006
Ottima impressione dal Nobile annata e ancor più dalla riserva di Contucci, azienda storica che mi sembra stia in netta fase di recupero da un periodo un po’ sfocato e impreciso. Ora i suoi vini denotano grande pulizia, eleganza, sobrietà e un tocco di tradizione ben assestato e chiarificatore di una filosofia sempre valida e saggia, quando si hanno la materia prima giusta e idee molto chiare. Il Nobile si fa apprezzare per toni di lavanda e ciliegia e un tannino deciso ma già parzialmente integrato con la polpa, buona freschezza e lunghezza (campione di botte), mentre la Riserva 2006 è inizialmente un po’ chiusa ma poi si rilassa su note di fiori appassiti, sfumature agrumate, ciliegia matura e cenni di sottobosco; la bocca convince per il tannino setoso e preciso e per un bell’equilibrio d’insieme con un finale persistente e piacevole.
Bene il 2007 de I Poderi di Poggialgallo, azienda fondata nel 2002, anche questo è un campione da botte ma sembra aver trovato già una sua definizione, soprattutto al palato dove rivela una buona acidità e una tensione gustativa tutt’altro che banale.
La Ciarliana, di proprietà di Luigi Frangiosa, ci propone un 2007 (dalla botte) convincente, dal naso appena dolce di frutti di bosco, più verso la mora di rovo che la ciliegia, cenni di cannella e vaniglia e un approccio gustativo esaltato da una vibrante acidità, una delle più elevate fra tutti i campioni, che va a integrarsi con una buona polpa fruttata.

Il Nobile 2007 di Terra Antica ha un’impronta del tutto diversa, di stampo più moderno e accattivante, incentrato su un frutto denso e maturo che ritroviamo al palato, meno ampio nella gamma espressiva ma indubbiamente ben fatto. Questi tratti non trovano lo stesso acuto nella Riserva 2006, che appare al momento più monolitica e senza quel nerbo indispensabile a facilitarne la bevibilità.
Molto simile l’impronta caratteriale della Tenuta di Gracciano della Seta con il suo Nobile, qui è facile sentire la presenza del merlot e il contributo di legni piccoli, affiorano note di confetto, vaniglia, una dolcezza piuttosto spiccata negli accenti fruttati di ciliegia e lampone in confettura. La bocca non è altrettanto pronta ad offrire rotondità e dolcezza per via di un tannino ancora rigido e bisognoso di integrarsi nella materia. Anche in questo caso la Riserva 2006 non convince, gli aspetti dolci e maturi sono amplificati, anche per un legno che non è ancora sufficientemente assorbito e un’acidità piuttosto sotto tono.
Dalla botte anche il Nobile 2007 di Salcheto, che ci propone note di rosa, fragola, lampone e leggero cioccolato, con finale che sfuma su note balsamiche e di eucalipto. Bocca dolce, che nasconde in parte un tannino importante e ben sostenuto, promette una bella evoluzione.
Boscarelli propone un Nobile (da botte) dai profumi intriganti di lavanda, cardamomo, pepe rosa su uno sfondo appena agrumato, mentre al palato appare fresco e di bella bevibilità, di carattere.
Le Bèrne parte al naso con toni floreali di viola, rosa e ginestra, che si alternano a frutta rossa e venature speziate; all’assaggio si rivela morbido ma con buona vena acida e un tannino fine ma ancora restio a integrarsi con la polpa. Meglio la Riserva 2006, che si mostra ricca sia al naso che al palato, sebbene riveli una maturità olfattiva leggermente evoluta nei toni di mirtillo e prugna sotto spirito, compensata da sfumature mentolate e di erbe mediterranee. La bocca convince soprattutto per il tannino elegante e ben dosato e per una freschezza che evita eccessi dolciastri e stancanti.
Difficile da inquadrare il Nobile 2007 di Croce di Febo, per un naso molto dolce che richiama note di ribes nero, mora, ciliegia nera matura, mentre in bocca, pur non mancando una certa freschezza manca di ampiezza espressiva tornando a concentrarsi prevalentemente sul frutto maturo. La Riserva 2006, invece, appare molto più convincente per il bouquet molto floreale di rosa, ciclamino, viola, giaggiolo, che poi si espande a ciliegia e lampone appena maturi, lavanda e sfumature di miele; la bocca conferma una maggiore misura, un frutto ben sorretto dall’acidità e un tannino quasi setoso, solo la chiusura appare un po’ corta.
Di Avignonesi ho preferito il Nobile annata, dal naso vivo e dai profumi intensi, orientati soprattutto al frutto maturo, mentre al palato, grazie ad una buona freschezza, riesce a compensare qualche eccesso di dolcezza e pesantezza. Eccessi meno trattenuti nella Riserva 2006, che rivela spiazzanti note di di caramella alla fragola, sciroppo Fabbri, prugna secca; bocca che ripropone toni dolciastri e ammiccanti, note di fragola in lecca-lecca, un’impronta stilistica che al momento mi lascia quantomeno perplesso.
Completamente diverso il Nobile 2007 di Godiolo (dalla botte), dai tratti che ricordano chiaramente il carattere del sangiovese nelle sue note di viola, ciliegia e lampone, tannino vivo e incoraggiante acidità, meno concessioni facili ma personalità più spiccata e un futuro evolutivo sicuramente soddisfacente.
Certamente ancora molto giovane il 2007 (dalla botte) di Canneto, che ha avuto bisogno di un tempo più lungo di ossigenazione per smussare alcuni tratti olfattivi imprecisi e animali, liberando note di fiori, lampone e fragola di bosco, mentre al palato denota un tannino ancora padrone del campo nel suo approccio asciugante, ma c’è abbastanza materia e freschezza da garantire una buona spalla per futuri equilibri. Un po’ prevedibile la Riserva 2006, dal naso più maturo e concentrato, orientato a note fruttate di mora e prugna, sfumature di cacao, mentre al palato denota una buona materia e un tannino ancora indietro, ma può senz’altro migliorare.
Quasi una sorpresa la Riserva Vitaroccia 2006 di Icario, dal naso molto elegante, floreale, che poi si sposta su note di cassis, ciliegia e sfumature di pesca tabacchiera, in bocca ha estrema misura, molto ben fatto, tannino perfetto, davvero godibile e fresco con finale piacevolmente sapido.
Caterina Dei, che si avvale della consulenza di Nicolò D’Afflitto, mi sembra abbia centrato ambedue i vini presentati: il Nobile 2007 (dalla botte) presenta un bouquet di piccoli frutti, mora, ciliegia nera, leggera tostatura, qualche cenno balsamico e toni di alloro, mirto e ginepro; al palato è piacevole, tannino non particolarmente aggressivo, leggera sapidità, un po’ magro a centro bocca ma scorre bene lasciando un sottofondo di sapidità. La Riserva Bossona 2006 ha un’altra marcia, aggancia l’olfatto con sfumature di fiori e minerali, poi toni di menta e alloro si fondono ad un suggestivo accordo fruttato; L’assaggio trova un ottimo equilibrio fra dolcezza e trama tannica, buona spinta acida e una armonia già presagibile, con finale pieno che chiude con accenti speziati e di tabacco biondo.
Ciclamino, viola, ciliegia, lampone, tabacco e sfumature di tè caratterizzano il bell’approccio olfattivo della selezione Gersemi 2007 di Fassati, mentre al palato cede un po’ sulla materia non così determinata e sostenuta come ci si aspetterebbe, trova comunque misura nel tannino e chiude con una discreta vena sapida. Non male anche il Pasiteo 2007, dal naso dolce di ciliegia matura, lampone, leggera rosa; in bocca è maturo, con il frutto in primo piano che si fonde a note di cacao e liquirizia, tannino abbastanza centrato e finale di buona lunghezza.
Naso estrattivo per il Nobile 2007 di Poliziano, molto frutto, mora, mirtillo, poi liquirizia e cioccolato, al palato conferma un’impronta tutta orientata al frutto, dolce, moderna, non ha particolare freschezza ma rivela un tannino preciso e soffice e un finale persistente.
La selezione Vigna d’Alfiero 2007 di Tenuta Valdipiatta non convince del tutto per i suoi toni fortemente maturi, ma è anche vero che proviene dalla botte e merita una seconda prova per verificare se riuscirà ad equilibrarsi.
Roberto Giuliani



