Le DOC del Friuli: Friuli Colli Orientali

❂ Friuli Colli Orientali D.O.C.
(Approvato con D.P.R. 20/7/1970 – G.U. n.247 del 30/9/1970; ultima modifica: D.M. 7/7/2025 – G.U. n.173 del 28/7/2025)
► zona di produzione
● in provincia di Udine: comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di Attimis, Buttrio, la parte est di Cividale, Corno di Rosazzo, Faedis, Manzano, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, S. Giovanni al Natisone, S. Pietro al Natisone, Tarcento, Torreano;
► base ampelografica
● bianco: uve, mosti e vini provenienti da vigneti composti da una o più varietà tra i vitigni a bacca bianca previsti dal presente disciplinare, ivi compresa la varietà picolit ed esclusa la varietà traminer aromatico;
● dolce: uve, mosti e vini provenienti da vigneti composti da una o più varietà tra i vitigni a bacca bianca previsti dal presente disciplinare, ivi compresa la varietà picolit;
● con menzione del vitigno bianchi: Chardonnay, Malvasia (Malvasia istriana), Pinot bianco o Pinot blanc, Pinot Grigio, Pinot Grigio Ramato, Ribolla Gialla, Riesling (Riesling Renano), Sauvignon o Sauvignon blanc, Friulano (da Tocai friulano), Traminer Aromatico, Verduzzo Friulano, ciascuna varietà almeno per l’85%; possono concorrere altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la provincia di Udine e presenti nei vigneti in misura non superiore al 15% del totale, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino;
● rosso: uve, mosti e vini provenienti da vigneti composti da una o più varietà tra i vitigni a bacca rossa previsti dal presente disciplinare;
● con menzione del vitigno rossi: Cabernet (Franc e/o Sauvignon e/o Carmenere), Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot nero o Pinot noir, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Tazzelenghe, ciascuna varietà almeno per l’85%, possono concorrere altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la provincia di Udine e presenti nei vigneti in misura non superiore al 15% del totale, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino;
► norme per la viticoltura
● i vigneti idonei alla produzione dei vini DOC “Friuli Colli Orientali” sono unicamente quelli ubicati in terreni di favorevole giacitura ed esposizione, di origine eocenica, oppure, nelle zone marginali, in quelli di origine mista per presenza di percentuali variabili di elementi grossolani. Sono esclusi i terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente soleggiati;
● i nuovi impianti e reimpianti devono essere realizzati con almeno 3.500 viti per ettaro;
● è ammessa l’irrigazione di soccorso;
● la resa massima di uva in coltura specializzata non deve essere superiore a 11 t/Ha e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere del 10% vol.;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni vengano effettuate nell’intero territorio della provincia di Udine, nonché nell’intero territorio dei comuni che comprendono la zona di produzione della denominazione di origine controllata “Collio” (Gorizia, Mossa, San Lorenzo Isontino, Farra d’Isonzo, Capriva del Friuli, Cormons, Dolegna del Collio, San Floriano del Collio);
● la tipologia «Pinot grigio ramato» è ottenuta attraverso una lieve macerazione pre-fermentativa a contatto con le bucce;
● per tutti i vini riconosciuti dal presente disciplinare è ammesso l’invecchiamento in botti di legno;
● è consentita, nella misura massima del volume del 15%, la correzione dei mosti e dei vini atti a diventare vini a DOC “Colli Orientali del Friuli” con prodotti vitivinicoli aventi diritto alla stessa denominazione di origine e dello stesso colore;
► norme per l’etichettatura
● la menzione “Riserva” è ammessa qualora i vini abbiamo effettuato un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni a decorrere dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve, ad esclusione della varietà Pignolo in cui l’invecchiamento dovrà essere di almeno 4 anni a decorrere dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve;
● l’indicazione dell’annata di produzione delle uve è obbligatoria per tutti i vini della denominazione;
● La varietà Pignolo dovrà essere posta in commercio non prima del mese di novembre del terzo anno successivo alla vendemmia;
► legame con l’ambiente geografico
● A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
La D.O.C. “Friuli Colli Orientali” si estende in un territorio che interessa in tutto o in parte diciannove comuni nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino al confine con la Repubblica della Slovenia.
I comuni interessati sono: Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli, Corno di Rosazzo, Faedis, Magnano in Riviera, Manzano, Moimacco, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, Reana del Rojale, Remanzacco, San Giovanni al Natisone, San Pietro al Natisone, Tarcento, Tricesimo e Torreano.
Il territorio di estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo la direttrice nord-ovest sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite.
I terreni dei Colli Orientali appartengono al così detto “Flysch di Cormòns” che è costituito da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Questo insieme è chiamato in friulano (la lingua tradizionale della regione) “ponca”, ed è facilmente alterabile in presenza di agenti atmosferici e si sgretola velocemente in frammenti scagliosi che in seguito si decalcificano e mutano in giallastro l’originario colore grigioazzurognolo, grigio-plumbeo fino a dissolversi in terreno argilloso.
Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono un 40-60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. Le arenarie, che si alternano con le marne, hanno una composizione variabile: aumenta in genere il tenore di silice che si porta dal 40 al 70%, mentre diminuiscono proporzionalmente tutti gli altri elementi in modo particolare il calcare. Sono a grana media e fine, ben cementate: di colore marrone chiaro, grigio, azzurrognolo e che difficilmente si degradano.
Nel “Flysch di Cormòns” le marne prevalgono sulle arenarie, nelle marne si possono rinvenire resti di fossili come sui colli di Rosazzo, Rocca Bernarda, Noax e Buttrio: prevalgono decisamente i microforamiferi (Nummiliti, Assilinae e Alveolinae), sono presenti pure gasteropodi, coralli e brachiopodi.
La facile erodibilità dei terreni presenti nella denominazione “Friuli Colli Orientali” a prevalenza marnosa, ha portato ad una morfologia dolce con altezze ben al di sotto dei 200 m slm.
Dove emergono le marne, che interessano la quasi totalità del territorio, il terreno è molto impermeabile, con la conseguenza di provocare uno scorrimento superficiale delle acque piovane e quindi una facile erodibilità con formazione delle valli entro cui scorrono capricciosi corsi d’acqua dal profilo rapido e con la sezione a V.
La presenza delle arenarie è segnalata dalla maggior compattezza del terreno e anche da una più aspra morfologia.
L’erodibilità dei terreni marnosi ha costretto i vignaioli a terrazzare le colline per potervi impiantare le vigne onde evitare il “consumo” dei colli e lo scalzamento delle viti, queste terrazze sono così diventate una caratteristica della collina della D.O.C. “Friuli” Colli orientali.
I vigneti coltivati si collocano tra i 100 ed i 400 m slm, la maggior parte si trova su colline terrazzate, alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza.
Nel corso dei secoli il profilo dei pendii è stato modellato con il lavoro di generazioni di viticoltori, lo sguardo del visitatore può rincorrere i gradoni e le terrazze vitate.
La cerchia delle Prealpi Giulie è posta a nord della zona collinare e costituisce un efficace riparo dai venti freddi di settentrione, mentre la prossimità della pianura friulana e la vicinanza del mare, che dista non più di 40 chilometri in linea d’aria, contribuisce a mitigare le escursioni termiche favorendo un clima abbastanza mitigato anche se caratterizzato da specifiche diversità date dalla conformazione orografica dei rilievi.
La temperatura media annua si attesta sui 15 °C, se si considera però il periodo vegetativo della vite, quindi i mesi che vanno da aprile a ottobre le medie all’interno dell’areale variano tra i 18 e 19 °C, mentre la somma termica varia tra i 1800 e i 1900 °C.
La piovosità è abbastanza diversificata dai numerosi microclimi e nelle diverse annate, le centraline di rilevamento segnalano una maggiore precipitazione nella zona di Ramandolo, quella più a nord dell’intero Friuli VG inteso come zona di coltivazione della vite, in cui si raggiungono, durante la stagione vegetativa i 1157 mm medi, già nella zona centrale di Cividale del Friuli i valori si abbassano a circa 976 mm per scendere al di sotto dei 900 mm nei comuni più a sud, quindi S. Giovanni al Natisone.
Per descrivere meglio i fattori naturali, un parametro di sicuro interesse è l’indice di torridità, perché esprime il rapporto tra la somma termica e le precipitazioni cumulate nel periodo compreso tra il 1 aprile ed il 31 ottobre di ogni anno, maggiore è questo indice e maggiore è l’aridità dell’annata, sopra il valore 3 si hanno le annata torride come per esempio quelle del 2003 e del 2006, se il valore è tra 2 e 3 si hanno invece le annate ottimali, mentre al di sotto di 2 sono annate umide e inferiori ad 1 sono molto umide. Nell’ultimo decennio questo indice si è attestato mediamente sul valore di 1,9.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
Friuli Colli Orientali, da sempre terra di vini: un’affermazione che trova non solo una conferma nella realtà socio-economica del suo vivere, ma che affonda le proprie radici nelle lontane parole di Erodiano (170-240 d.C.) che racconta come i coloni latini inghirlandassero duemila anni or sono la campagna friulana con tralci di vite, o dello storico greco Strabone (58 a.C.-21 d.C.) che ricorda il rumoroso andare dei carri carichi del vino generoso trasportato oltralpe. Già allora Cividale del Friuli (il cuore dei Colli Orientali) – con il nome di Forum Julii che in seguito avrebbe indicato l’intero territorio della regione Friuli VG – costituiva uno dei municipi romani nella X Regio Venetia et Histiria ed era il maggior centro della zona.
Le più importanti testimonianze però sono quelle del ducato longobardo che presenta il suo momento più significativo nel Tempietto Longobardo del 760 circa, in cui architettura, scultura e pittura si fondono in un insieme di forte suggestione e dove la decorazione a stucco esalta nelle Sante in altorilievo del registro superiore e nell’elegante tralcio di vite a spirale con grappoli e pampini racchiuso entro doppia cornice curvilinea sopra la porta d’ingresso.
In versione moderna, Giacomo Meneghini da Nimis – meglio conosciuto come Jacun Pitor – lascia all’inizio del novecento i suoi poveri affreschi sui muri delle case rurali da Monteaperta a Savorgnano del Torre, da Prepotto a Corno di Rosazzo, a uso di genti dal gusto semplice e dalla fede profonda, in una casa nobiliare di Spessa di Cividale del Friuli dipinge un Bacco che troneggia con brocca e bicchiere in mano, seduto su una botte e affiancato dalla scritta: “Viva Bacco, il vino e la legria, ogni onesto scherzo vale fatto in buona compagnia”.
Arrivando ai giorni nostri è proprio in una cantina dei Colli Orientali che è nata l’idea dei “Superwhites”, una definizione questa che ha iniziato a girare nel mondo ma che è fatta apposta per far venir fuori l’orgoglio dei produttori friulani e di quelli dei Colli Orientali in particolare, gente che è più brava a produrre che a vendere, più ad agire che a parlare.
Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 20 luglio 1970, è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata dei vini “Colli Orientali del Friuli” ed è stato approvato il relativo disciplinare di produzione che definisce i principali aspetti produttivi dei vini, dopo una serie di modifiche successive si è giunti fino al Decreto del 14 ottobre 2011 che sancisce la ridefinizione del nome della denominazione in “Friuli Colli Orientali”.
▪ Base ampelografica dei vigneti: l’articolo 2 definisce i vitigni che concorrono alla produzione di tutti i vini della denominazione. L’elenco sancisce un perfetto equilibrio (dieci a dieci) tra varietà a bacca bianca e varietà a bacca nera, inoltre tale equilibrio è rispettato anche tra le varietà così dette internazionali e quelle autoctone che sono ben nove su venti.
▪ Norme per la viticoltura: l’obiettivo del disciplinare è quello di ottenere un’elevata qualità delle uve che poi, si trasformerà in un’altrettanta elevata qualità nei vini. Per questo motivo le forme di allevamento e i sistemi di allevamento devono essere quelli generalmente usati per assicurare le migliori caratteristiche delle uve e dei vini. Devono considerarsi idonei unicamente i vigneti ubicati in terreni di favorevole giacitura ed esposizione, di origine eocenica, oppure, nelle zone marginali, in quelle di origine mista per presenza di percentuali variabili di elementi grossolani, sono quindi esclusi i terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente soleggiati. Per i nuovi impianti la densità minima dovrà essere di 3500 ceppi per ettaro con un tetto massimo di produzione di 11 tonnellate per ettaro, le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10% vol.
▪ La resa massima di uva in vino non deve essere superiore al 70% per tutti i vini. Qualora la resa uva-vino superi detto limite, ma non il 75%, l’eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata qualora la resa uva-vino superi il 75% decade il diritto alla D.O.C. per tutto il prodotto. Per la sottozona «Savorgnano» tale limite è abbassato al 65%.
▪ Norme per la vinificazione: le pratiche enologiche consentite sono solo quelle idonee a conferire ai vini “Friuli Colli Orientali” le caratteristiche di tipicità e di qualità tradizionali tali da consentire per le tipologie “bianco” l’ottenimento di vini fini, eleganti, fruttati e floreali, gradevoli e armonici che rispecchiano le caratteristiche varietali dalle quali traggono origine. La menzione «Riserva» è utilizzabile sia per i “bianchi” che per i “rossi” ed è ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno due anni a decorrere dai primo novembre dell’annata di produzione delle uve, ad esclusione della varietà Pignolo in cui l’invecchiamento dovrà essere di almeno 4 anni a decorrere dal primo novembre dell’annata di produzione delle uve.
Per il «Pinot grigio ramato o Ramato» rientrando nella tipologia dei vini Rosati fanno riferimento le specifiche di queste categorie data la sua naturale dotazione di sostanze coloranti presenti nell’acino.
La vinificazione dei vini deve essere effettuata nell’interno della zona di produzione delimitata, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito in deroga che tali operazioni vengano effettuate nell’intero territorio della provincia di Udine nonché nell’intero territorio dei comuni che comprendono la zona di produzione della denominazione di origine controllata “Collio”.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La denominazione annovera ventitré tipologie di vini, dodici tipologie di vini bianchi di cui dieci con indicazione di vitigno più il “bianco” ed il “dolce” e undici tipologie di vini rossi con dieci a indicazione del vitigno più il “rosso”.
Tutte queste tipologie possono essere accompagnate dalla menzione riserva se opportunamente invecchiate.
I vini dei Colli Orientali, presentano delle peculiari caratteristiche che sono attribuibili per la maggior parte al territorio inteso come ambiente pedoclimatico mentre l’intervento umano è responsabile del resto.
Nella descrizione dei vini non vengono riportati i valori analitici sugli zuccheri, acidità volatile e anidride solforosa come richiesto dall’art.26 del Regolamento CE n.607/2009, questi valori non vengono di norma indicati perché sono inferiori o superiori a determinati limiti imposti dalla normativa comunitaria o nazionale.
L’acidità totale, espressa come acido tartarico, in base alla normativa comunitaria non può essere inferiore al 3,5 g/L, ma nel disciplinare, per tutte le varietà è stato fissato il limite minimo di 4,0 g/L.
Relativamente all’acidità volatile, espressa in acido acetico, questa, in base alla normativa comunitaria, non può essere superiore rispettivamente a 18 milliequivaleni per litro per i vini bianchi e a 20 milliequivalenti per litro per i vini rossi, una deroga particolare è riservata alla tipologia “Dolce” e “Verduzzo friulano” che prevede un innalzamento di detto limite a 25 milliequivalenti per litro, in base ad una deroga nazionale relativa all’allegato I C del Regolamento CE 606/2009.
In merito all’anidride solforosa il limite è fissato dall’Allegato I B del Regolamento CE 606/2009 il quale dispone che per i vini presenti in questo disciplinare il limite massimo sia di 150 mg/L per i rossi e 200 mg/L per tutti i bianchi tranne che per il “Verduzzo friulano” e il “Dolce” che, avendo un contenuto zuccherino espresso dalla somma di glucosio e fruttosio superiore ai 5 g/L, può avere un tenore massimo di anidride solforosa totale di 250 mg/L.
Il territorio dei Colli Orientali conferisce ai vini bianchi un colore giallo paglierino con riflessi più o meno verdognoli o dorati oppure, nel caso del Pinot grigio è ammesso anche un riflesso ramato più o meno accentuato. In bocca la sensazione è gradevole, morbida, con profumi netti ed intensi che spaziano dal fruttato sostenuto al floreale fine ed elegante, la nota di mandorla amara è presente a volte ed è data dal tipico vitigno che la origina, il Friulano, l’equilibrio e il corpo del vino rappresentano un marchio di fabbrica dei vini dei Colli Orientali con una struttura che ne permette anche un lungo invecchiamento nel tempo.
La loro produzione avviene dopo un’accurata selezione delle uve, sottoposte a pigiatura soffice e a fermentazione a temperatura controllata in assenza delle bucce proprio per esaltare i profumi tipici conferiti dai vitigni. Per le partite destinate a un più lungo affinamento in legno oppure in bottiglia prima dell’immissione al consumo, la vinificazione ottempera un contatto più o meno breve con le bucce, i vini che ne seguono risultano quindi più carichi di sostanze coloranti.
I vini rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino con diverse sfumature, il profumo è ammaliante e spicca per la gradevole finezza tendente all’erbaceo, allo speziato e dal caratteristico “bouquet” molto elegante con sentori di sottobosco e piccoli frutti, molto asciutti con una tipica corposità.
In bocca l’equilibrio è presente e molto importante, con una nota di astringenza presente in particolare per le varietà autoctone più vocate al lungo e lunghissimo invecchiamento, l’acidità è quindi sempre presente senza mai disturbare al palato.
Il contatto con le bucce è fondamentale per l’estrazione della frazione polifenolica più importante per le caratteristiche dei rossi, il passaggio in legno è facoltativo però ancora in parte utilizzato, si utilizza però una sapiente diversificazione delle partite al fine di ottenere un risultato finale il più equilibrato possibile.
Il «Pinot grigio ramato» è l’unico vino che presenta questa colorazione e può vantare una radicata tradizione, sia in termini territoriali che temporali, in quanto noto sin dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia proprio col termine «Ramato».
È quindi una tradizione propria di un territorio circoscritto come quello della DOC «Friuli Colli Orientali», ma con un vero e proprio cuore nel Friuli. La denominazione di origine controllata «Friuli Colli Orientali» annovera al suo interno ben sei sottozone chiamate rispettivamente: «Cialla», «Pignolo di Rosazzo», «Ribolla gialla di Rosazzo», «Schioppettino di Prepotto», «Refosco di Faedis» e «Savorgnano».
La sottozona “Cialla” comprende una parte del comune di Prepotto, e permette la produzione di 6 vini di cui 4 con l’indicazione del vitigno, Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Schioppettino, Refosco dal peduncolo rosso, più il Bianco e il Rosso, le rese di produzione di questi vini sono più contenute rispetto alla denominazione generale e si attestano tra le 6 e le 8 tonnellate a ettaro.
Le sottozone “Pignolo di Rosazzo” e “Ribolla gialla di Rosazzo” ricadono nel medesimo areale, una piccola zona vitata a cavallo tra i comuni di Corno di Rosazzo, Manzano e San Giovanni al Natisone, permettono la produzione di due vini autoctoni, rispettivamente il Pignolo e la Ribolla gialla, che sono autorizzati anche per la denominazione “Friuli Colli Orientali”. Il Pignolo rappresenta senza dubbio il più aristocratico tra i vini della denominazione, con una spiccata propensione per il lungo invecchiamento la concentrazione polifenolica in generale e quella dei tannini in particolare, assieme all’elevata concentrazione alcolica si amalgamano in un insieme che ne permette la durata nel tempo, normalmente quindi, si possono superare i dieci anni di vita con prodotti che si esprimono ancora ai loro massimi livelli.
Lo “Schioppettino di Prepotto” comprende parte del comune di Prepotto e si caratterizza come sottozona con un unico vino da uve a bacca nera che ha trovato in questo comune una tra le sue massime espressioni, è contemplata anche la tipologia riserva.
Il “Refosco di Faedis” infine, è una sottozona che è caratterizzata dalla produzione del vitigno Refosco nostrano all’interno del confine della D.O.C. “Friuli Colli Orientali” nel comune di Faedis e di altri comuni quali, Torreano, Attimis, Nimis, Povoletto e Tarcento, anche per questa tipologia è prevista la menzione “riserva”.
La sottozona «Savorgnano» si caratterizza per la produzione dell’omonimo vino che rappresenta un blend di Friulano (dall’80 al 90%) e Picolit (dal 10 al 20%), è situata nella zona settentrionale del Comune di Povoletto e tutti i vigneti si trovano in collina, l’areale di produzione è caratterizzato da un clima più fresco e da maggiori precipitazioni rispetto alla zona più meridionale della DOC «Friuli» Colli Orientali.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
L’interazione tra l’uomo il vino ed il territorio è stato studiato approfonditamente all’interno dell’areale dei Colli Orientali evidenziando come, in questa zona siano ben marcate delle continuità fisiche e antropiche.
Il clima, assieme all’esposizione dei vigneti e alla conformazione del terreno gioca un ruolo decisivo nella caratterizzazione dei vini.
La pratica della viticoltura ha influito profondamente sull’aspetto del paesaggio della zona DOC Friuli Colli Orientali, oltre che sul livello economico e di sviluppo globale del territorio. In queste terre la viticoltura è sempre stata presente, dal tempo dei Celti e dei Romani fino ad oggi. Era praticata maggiormente nelle aree pianeggianti, ma la tecnica romana utilizzava anche le colline, senza grandi movimenti di suolo, non disdegnando per niente i terreni declivi purché non eccessivamente pendenti (“Bacchus amat colles”, diceva un proverbio latino). Al tempo dei romani la viticoltura ebbe un’espansione notevole, per la razionalità delle tecniche di produzione e l’importanza economica assunta dal prodotto e dal suo commercio.
Nei secoli successivi – nel Medio Evo – la viticoltura fu asse portante dell’economia rurale, il che è testimoniato dal sorgere in gran numero dei castelli nelle zone viticole: essi richiedevano infatti risorse economiche oltre che tecniche per la loro costruzione. La produzione del vino permetteva di attivare commerci in grado di generare risorse economiche da riutilizzare sul territorio, e una parte di queste risorse era utilizzata anche per le sistemazioni del terreno in pendio che favorissero le coltivazioni.
Nell’Ottocento e nella prima metà del ‘900, la viticoltura aveva caratteristiche che si sono mantenute e simili a quelle dei secoli precedenti. I terrazzamenti erano presenti, con sistemazioni apprestate a mano, che erano più frequentemente terrazze ospitanti uno o due filari, oppure gradoni da tre o più filari quando la pendenza lo consentiva.
Questa tipologia è ancora presente nei comuni interessati dalla D.O.C., in particolare nelle colline attorno a Dolegnano, nella zona di Rosazzo, ma anche nei dintorni di Nimis, a Savorgnano, ecc. La viticoltura conviveva con altre coltivazioni, poiché – se pure era la coltura principale per la sussistenza delle persone – non poteva essere l’unica, e dunque intercalate alle viti, vi erano coltivazioni di cereali, piante da orto, e alberi da frutto, che spesso costituivano i sostegni vivi cui erano appoggiate le viti nelle forme di allevamento definite “alberate”, che gli etruschi per primi apprestarono in Italia. Si tratta di ciliegio, susino, albicocco, pesco, pero, melo, ecc.
La prima guerra mondiale provocò seri danni all’agricoltura di queste zone e segnatamente alla viticoltura. Le operazioni militari danneggiarono molte coltivazioni, direttamente – ma questo avvenne in misura maggiore nelle colline più a sud, vicino a Cormons e verso Gorizia. L’abbandono fu poi totale con la rotta di Caporetto (1917). Il ripristino post-bellico dei vigneti vide una modifica della piattaforma varietale, con un aumento dei vigneti a Friulano, che divenne il vino bianco più prodotto nella zona. La consociazione con altre coltivazioni e con le piante da frutto fu gradualmente abbandonata per lasciare spazio al vigneto specializzato. Tale trasformazione è tuttora in atto.
Il terrazzamento, definito anche girapoggio, è attualmente – così come in passato – la forma di sistemazione superficiale e regimazione delle acque più diffusa nei terreni collinari dei Colli Orientali. Quando il terrazzamento può ospitare più filari viene definito gradonamento, questi sistemi rimangono validi per la produzione, sono conosciuti dagli operatori e permettono una buona produzione. Tuttavia, essi richiedono un notevole investimento di risorse, e devono essere realizzati sotto uno stretto controllo agronomico di operatori viticoli esperti, perché a volte i movimenti di terra vengono realizzati tenendo ben presenti gli aspetti geologico-ingegneristici, ma trascurando quelli agronomici.
La gradevolezza e tipicità dei terrazzamenti e gradonamenti contribuiscono in misura notevole all’aspetto tipico di queste zone.
Rispetto alle unità geografiche, caratterizzate da elementi geologici comuni, in cui viene suddiviso il territorio del Friuli Venezia Giulia (Gortani, 1960), La DOC Friuli Colli Orientali comprende una porzione dell’Anfiteatro morenico del Tagliamento (zona Cassacco, Tricesimo, Magnano in Riviera), il margine settentrionale dell’Alta Pianura friulana e il settore meridionale delle Prealpi Giulie. La maggior parte del territorio si sviluppa nella zona di raccordo tra le dorsali collinari, peculiari della parte meridionale delle Prealpi Giulie, e la pianura.
Data la grande estensione, (all’incirca 200 km²) gli ambienti rappresentati, apparentemente simili se esaminati superficialmente, mostrano, dopo un’attenta analisi, una considerevole varietà di elementi morfologici che, nel loro insieme, danno vita ad un paesaggio molto articolato in cui i rilievi collinari, spesso interrotti da incisioni torrentizie, sfumano nella pianura.
Nella parte settentrionale la viticoltura è praticata sia nella fascia collinare – dove il substrato è rappresentato da un’alternanza di livelli arenacei e marnosi, o più raramente conglomeratici, con una pendenza media tra 15° e 30° – sia nelle incisioni vallive più ampie, dove i materiali sono essenzialmente formati da ghiaia sciolta che consente un buon drenaggio delle acque meteoriche. A Sud di Cividale del Friuli la pendenza dei rilievi tende a diminuire, come pure la granulometria dei depositi sciolti.
Particolarmente adatte sono le parti basse dei versanti dove si sono depositati i materiali dilavati dalle pendici retrostanti, che non necessitano di sistemazioni e dove anche una debole pendenza consente l’allontanamento delle acque in eccesso. Le colline di Buttrio e Rosazzo, che contraddistinguono la parte meridionale della D.O.C., hanno una morfologia ancora più dolce, poiché, pur mantenendosi l’alternanza di marne e arenarie, vi è la prevalenza delle prime sulle seconde. La viticoltura interessa la maggior parte dei versanti e solo poche aree eccessivamente pendenti e mal esposte sono ancora destinate a bosco.
Il territorio dei Colli Orientali si sviluppa a quote comprese tra i 65 (zona a valle dell’abitato di Buttrio) e i 787 m. s.l.m. (Monti della Bernadia). Nella parte centro-settentrionale le quote maggiormente rappresentate sono comprese tra 120 e 300 m., mentre nella fascia meridionale l’intervallo è maggiormente compreso tra 60 e 140 m., le quote superiori a 300 m sono legate ai rilievi prealpini.
Nell’analisi di un territorio acquista particolare importanza l’analisi della pendenza topografica. Infatti, la pendenza contribuisce positivamente o negativamente, a seconda della sua entità, alla genesi ed evoluzione del suolo, alla stabilità dei versanti, al deflusso superficiale.
Gli aspetti, morfologici, geologici, pedologici e climatici condizionano i sistemi di agricoltura nel loro complesso di elementi biologici e strutturali. L’analisi di tali aspetti diviene prioritaria nello studio del comprensorio dei Colli Orientali dove, una determinata pratica colturale, la viticoltura, ha assunto un ruolo determinante nel ridisegnare l’assetto ambientale di un’ampia fascia di territorio.
È ormai noto che vini di elevata qualità possono essere prodotti solo in determinati territori e non sono ottenibili esportando i vitigni altrove. (Si rammenta che tale concetto è alla base della stessa definizione della «Denominazione di origine controllata» DOC). L’ambito della denominazione offre un valido esempio di zonazione viticola, ovvero di delimitazione di un territorio adatto, in generale, alla coltura della vite, ed in particolare, all’ottimizzazione dei rapporti tra un determinato ambiente e i tipi di vitigni al fine di potenziare la capacità produttiva soprattutto sotto l’aspetto qualitativo.
In conclusione, le considerazioni sopra esposte indicano una sussistenza di omogeneità pedologiche, fisiche, colturali ed economiche che premiano indissolubilmente la D.O.C. Friuli Colli Orientali come un territorio ad alta vocazione vitivinicola in cui i suoi vini rappresentano l’espressione compiuta e diretta del territorio.


