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Chianti Classico Poggio Croce Riserva 2021

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione:
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Data degustazione:
05/2026


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ARILLO IN TERRABIANCA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 23 a 28 euro


Questa volta l’azienda vitivinicola Arillo in Terrabianca – al timone troviamo dal 2019 Urs e Adriana Burkard – presenta il Chianti Classico Riserva Poggio Croce. L’annata 2021, inerente al campione che mi appresto a degustare, è stata caratterizzata da un germogliamento canonico seguito da giornate particolarmente fredde con temperature talvolta sotto lo zero. Le stesse hanno causato danni da freddo nel fondovalle e sulle varietà più precoci. Primavera ed estate hanno avuto un decorso regolare senza particolari picchi di calore. Il basso carico produttivo ha permesso alle piante di fronteggiare senza criticità la mancanza di precipitazioni. La maturazione graduale delle uve ha dato vita ad una vendemmia eccezionale con maturazioni tecnologiche e fenoliche degne delle grandi annate. Considerando queste premesse – sento di avvalorarle avendo apprezzato ultimamente tantissimi vini relativi al millesimo in questione – è fin troppo facile prevedere l’esito del vino nel bicchiere. In ogni modo, mai dare nulla per scontato. S’intende.
Il Poggio Croce nasce da una selezione di sangiovese proveniente da un singolo vigneto situato nella parte più alta della tenuta di Radda in Chianti denominata Terrabianca, una zona particolarmente vocata per altitudine (410 metri sul livello del mare), esposizione e struttura del suolo. Quest’ultimo composto da roccia alberese e argille scistose che si intrecciano sui pendii in file stratificate, alternate qua e là da blocchi di macigno chiantigiano. Prodotto per la prima volta nel 1988, la fermentazione avviene in acciaio con una macerazione sulle bucce di 10–15 giorni, seguita da una maturazione in botte grande di rovere europeo per un anno e da un affinamento in bottiglia di almeno sei mesi.
Tonalità rubino vivace, dotato di luminosità e media trasparenza. Al naso pennellate floreali di violetta e tutta l’integrità “croccante” della ciliegia e del ribes rosso; stupisce la freschezza del frutto, che lascia spazio ad un ricordo di tè nero, alloro e pepe bianco. In bocca non posso che apprezzarne la freschezza e la grana del tannino giustamente virtuoso pur tuttavia dolce; tali caratteristi lasciano intravedere interessanti prospettive in termini di affinamento, anche perché la sapidità tiene testa e convince appieno. Gran bel vino. Cinque chiocciole meritate. Stufato di cinghiale con polenta bramata.

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