Dalla terra al calice, il racconto di IVITI a Cortona

Cortona oggi è una certezza, una denominazione che ha trovato una direzione chiara e riconoscibile, in cui il Syrah occupa uno spazio centrale e condiviso. I numeri lo confermano – oltre l’80% della produzione – ma a renderlo evidente è soprattutto il paesaggio, fatto di luce continua, aperture e proporzioni agricole che ne hanno favorito l’affermazione senza bisogno di forzature. In questo contesto si colloca IVITI, a Centoia, poco fuori dall’asse più battuto della denominazione, una realtà che nasce dentro questa consapevolezza territoriale ma sceglie di attraversarla con misura, senza aderire ai cliché, lasciando che sia la terra a dettare le scelte.

Centoia è un nome antico, dalle centurie romane, dalla misura della terra prima ancora che dal vino, ed è proprio questa misura, agricola prima che enologica, a guidare l’azienda della famiglia Viti. IVITI non nasce come cantina, ma come azienda agricola vera, dove la vigna convive con cereali, ulivi e animali. La storia parte negli anni Cinquanta, quando il nonno di Luca Viti – classe 1931 – acquista definitivamente i terreni che prima erano lavorati a mezzadria. La vigna allora era sparsa, funzionale alla vita contadina e alla produzione familiare di Vin Santo.
Il nome IVITI racchiude più livelli di senso, non solo richiama la famiglia Viti, ma anche ciò che cresce e si trasforma. È una parola che parla di continuità più che di appartenenza. Luca è la quinta generazione della famiglia a coltivare questi terreni, una linea ininterrotta di primogeniti che attraversa le epoche senza retorica, con il passo concreto dell’agricoltura.

Il salto arriva nel 2008, quando Luca e suo padre impiantano il primo vero vigneto aziendale, due ettari di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, non Syrah. Una scelta identitaria, quasi caratteriale. «Era il vitigno che ci rappresentava», racconta Luca. Nasce così un approccio fondato sull’affinità, non sulla moda.
La cantina viene costruita ex novo nel 2013, fino ad allora le uve venivano conferite all’esterno, in una fase ancora agricola, di osservazione e attesa. La prima vera annata prodotta è il 2014, ed è il momento in cui iniziano le osservazioni più sottili: le ombre, le esposizioni, le differenze di suolo. Il vigneto principale racconta due storie nello stesso appezzamento, con in basso terreno sabbioso e in alto argilla pura, compatta d’inverno e durissima d’estate. Due mondi che Luca separa in vendemmia e in vinificazione.

È qui che emerge la particolarità più interessante di IVITI: il lavoro per parcelle, non come esercizio stilistico, ma come necessità agricola. Il terreno sabbioso restituisce vini più espressivi sul piano varietale, soprattutto nelle annate fresche; l’argilla trattiene, struttura, amplifica. Da questo dialogo interno nasce il Cabernet Sauvignon Cortona DOC, assemblato all’85% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc, esattamente come il vigneto insegna.
Nel 2017 arriva la prima selezione di Cabernet Franc in purezza, l’IGT Toscana Cabernet Franc Iugero, da grappoli scelti. Il nome richiama l’antica unità di misura romana – circa 2.500 metri quadrati – la dimensione della parcella da cui nasce. Fermentato in barrique, Iugero affina in bottiglia per circa 12 mesi prima della commercializzazione. Un vino che esprime note di frutta rossa matura, spezie delicate e un tannino setoso, e invita a un tempo di assaggio più lento, dove emerge il carattere del vigneto e dell’azienda. L’annata 2020, provata in degustazione, mostra freschezza sorprendente, equilibrio tannico e profilo elegante, con una produzione annua di circa 1.000 bottiglie.

Intorno il podere resta agricolo nel senso pieno del termine, con 6,5 ettari totali, di cui solo 2 a vigneto, il resto è fatto di cereali, uliveti secolari (circa 7.000 metri quadrati) e biodiversità reale. Un laghetto alimentato dal drenaggio collinare, un impianto di paulownia, pianta resistente e a basso fabbisogno idrico, filari arborei che creano microclimi utili alla vite; qui la sostenibilità non è solo dichiarata, è praticata.
Il Syrah arriva dopo, un ettaro in affitto, così come il vigneto dei bianchi (Grechetto, Trebbiano e Malvasia), perché IVITI cresce per gradi, senza forzature. Il Cortona Syrah DOC S90, dedicato a Elisa Solfanelli, nasce in acciaio, con estrazione contenuta e vendemmia leggermente anticipata. Ne deriva un Syrah floreale, fruttato, croccante, elegante e preciso, prodotto in circa 1.400-1.500 bottiglie.

A questo si affianca il vino Bianco IGT Toscana, da uve Trebbiano, Malvasia e Grechetto, vinificato in solo acciaio, con sosta sulle fecce fini per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento. È un vino che Elisa segue in prima persona, prodotto dall’annata 2020, che spesso sorprende in assaggio perché totalmente diverso. In etichetta riassume il progetto con tre parole che suonano come un manifesto: amore, passione, dedizione.
Un’ulteriore etichetta arricchisce la gamma dell’azienda, il vino IGT Toscana Bianco Nacre Vendemmia Tardiva 2023, che rappresenta l’altro volto dell’azienda. Arriva da uve Grechetto in purezza, appassite in pianta fino alla comparsa della botrite, raccolte a mano in cassetta e pressate sofficemente a grappolo intero. Fermenta in barriques di rovere francese e matura sulle proprie fecce per mesi, con successivo affinamento in bottiglia. È un vino di bella complessità, elegante, profuma di frutta candita, spezie e agrumi, con un finale di miele d’acacia. Al sorso è leggiadro, vibrante, con buona acidità e residuo zuccherino mai invadente, con una produzione di 400-500 bottiglie.

Il Cortona DOC Vin Santo completa la linea, omaggio alla storia familiare e al territorio, prodotto in quantità limitate secondo la tradizione, con uve appassite e affinamento lungo in piccoli caratelli.
Attualmente l’azienda IVITI produce sei etichette principali, per un totale di circa 8.000 bottiglie, a testimonianza di un approccio artigianale che privilegia qualità e identità del territorio.
Elisa è una presenza fondamentale, ma mai sovrapposta, in azienda la consulenza enologica è affidata a Stefano Chioccioli, scelta che preserva equilibrio tra ruoli e vita privata.
Anche il logo racconta la visione e la filosofia aziendale, un abbraccio tra le due sorelle gemelle di Luca, dove togliendo idealmente i piedi della figura, resta il simbolo dell’infinito, gesto che rappresenta il legame senza fine tra famiglia, territorio e vino.

Il futuro di IVITI guarda al tempo e all’esperimento, con un Syrah vinificato a grappolo intero in anfora e un Metodo Classico da Cabernet, prodotto in 1.400 bottiglie, con uscita prevista nel 2028. Non esperimenti, ma domande poste al tempo, con la calma di chi non ha bisogno di risposte immediate.
IVITI è una realtà giovane solo in apparenza, perché ha la profondità delle radici e la lucidità di chi sa stare dentro un territorio senza farsi ingabbiare. A Cortona, dove il Syrah domina, IVITI continua a raccontare nuovi linguaggi con misura e radici profonde, senza mai perdere il legame con la terra da cui tutto è cominciato.
Fosca Tortorelli



