Le DOC dell’Emilia Romagna: Emilia-Romagna Sottozona Colli d’Imola

❂ Emilia-Romagna Sottozona Colli d’Imola D.O.C.
(Approvato con Reg. UE di esecuzione n.2023/2824 dell’11/12/2023 – G.U.U.E. – Serie L del 18/12/2023; ultima modifica D.M. 11/11/2025 – G.U. n.269 del 19/11/2025)
► zona di produzione
● in provincia di Bologna: comprende l’intero territorio dei comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice e la parte collinare dei territori amministrativi dei comuni di Castel San Pietro Terme, Dozza, Imola e Ozzano dell’Emilia il cui limite a nord è delimitato dalla strada statale n. 9 “Emilia”;
► base ampelografica
● anche frizzante, spumante: pignoletto min. 85%, possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella regione Emilia-Romagna, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o congiuntamente, max. 15%; in tale ambito del 15% possono concorrere le uve dei vitigni pinot nero e/o pinot grigio vinificate in bianco;
► norme per la viticoltura
● la produzione massima di uva per ettaro dei vigneti in coltura specializzata non deve essere superiore a 15 t/ha e il rispettivo titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 10,5% vol.;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata
«Emilia-Romagna» sottozona «Colli d’Imola», devono essere effettuate nella zona di produzione. Tuttavia, tenuto
conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che le operazioni di vinificazione e presa di spuma siano effettuate in stabilimenti situati nell’intero territorio amministrativo delle Province di Bologna, Modena, Ravenna e Forlì-Cesena;
► legame con l’ambiente geografico
Grazie alla scelta varietale e alla collocazione dei vitigni negli ambienti più congeniali, nella sottozona «Colli d’Imola» è possibile ottenere una gamma di prodotti ampia e qualitativamente rispondente alle diverse esigenze dei consumatori. Nei fondivalle e nei terreni più freschi, infatti, si possono ottenere vini bianchi leggeri, spesso frizzanti, che puntano sostanzialmente sulla freschezza dei sentori floreali e di frutta gialla poco matura (mela verde, ad esempio). Nei terreni più ricchi d’argilla e calcare, esposti a Nord/Nord-Est, ci si può spingere verso vini bianchi più strutturati che si prestano anche per l’affinamento in legno, ottenendo bouquet complessi e accattivanti. Certi ambienti e la paziente opera dell’uomo si prestano anche per la vendemmia tardiva di uve come il Pignoletto in grado di trasformarsi in vini del tutto particolari.

