Terre di Vite 2025: prima, durante e dopo, riflessioni a cuore aperto

Da 14 edizioni Terre di Vite racconta un modo di comunicare vino, cibo e arte che ha trovato nell’area modenese un cuore pulsante, dinamico, giocoso, che sembra appartenere a gran parte degli emiliani che ho frequentato nella mia vita.
A volte, per i meno attenti, il loro comportamento può apparire superficiale, niente di più sbagliato, affrontare la vita in modo aperto e sempre positivo, col sorriso come elemento d’impatto nel confronto è tutt’altro che superficiale, ma piuttosto uno stile di vita.

Tutto questo contribuisce a creare qualcosa di unico durante i due giorni in cui la kermesse si svolge nell’affascinante cornice di Villa Cavazza a Bomporto. E lo capisci quando vedi i banchi d’assaggio dove ci sono i produttori regionali, sempre a duemila, pronti a raccontarti vita, morte e miracoli del loro lavoro, a versarti tutti i vini che vuoi con una gestualità e una spontaneità che non ha confronti. Questo non adombra gli altri partecipanti, al contrario, diventa uno sprone a fare altrettanto e, nel giro di pochi minuti, tutto prende a muoversi, è uno scambio continuo con i tanti visitatori appassionati che non si accontentano di farsi versare il vino nel calice.

Terre di Vite è anche seminari, come quelli coinvolgenti che organizza il giornalista di Porthos Sandro Sangiorgi (uno dei quali è destinato ai produttori), da tantissimi anni al nostro fianco. I portici offrono specialità food e artigianali, birra di qualità, aceto balsamico tradizionale, produzioni di miele, senape, parmigiano reggiano e molto altro.

E poi c’è la musica, musicisti in carne ed ossa che ogni anno vengono ad allietare i visitatori mentre si godono il pranzo con tortellini, tigelle, gnocchi fritti, mortadelle, prosciutto di San Daniele e mille altre leccornìe, o durante la giornata in cui magari passano un po’ di tempo all’aria aperta, magari con i propri figli per farli giocare sul prato.
Ma c’è un prima di tutto questo, una fase iniziale che prende il via la mattina presto, quando l’umidità e la temperatura ci ricordano che siamo in pieno autunno; è in questo momento che decine e decine di persone si danno da fare per preparare ogni cosa, allestire le sale, verificare che ci sia ghiaccio per tutti i vignaioli, predisporre la biglietteria, i calici, le mappe della villa, respiri il fermento e l’ansia dello staff di Terre di Vite, vedi la Barbara Brandoli (l’articolo è d’obbligo in Emilia), ideatrice e organizzatrice dell’evento, in fibrillazione che si sposta da un’ala all’altra del “quartiere” (perché la villa è composta di un corpo centrale e delle relative corti con tanto di portici, più un ampio piazzale con prato) con in una mano lo smart e nell’altra il ricetrasmettitore palmare per comunicare con i ragazzi dello staff… e ti rendi conto di quanto lavoro ci sia dietro affinché tutto funzioni alla perfezione.

Oltre a fare un po’ di fotografie, io mi occupo principalmente di aiutarla a scoprire talenti enoici per farli partecipare, e poi verificare come vanno le cose durante lo svolgimento dei due giorni (quest’anno sabato 25 e domenica 26 ottobre), è un’occasione ghiotta per capire i diversi linguaggi e comportamenti dei tanti vignaioli che anche da terre lontane decidono di arrivare qui (dalla Sardegna alla Valle d’Aosta).
C’è da dire che quest’anno abbiamo toccato probabilmente il limite massimo di partecipanti che la struttura consente, ovvero 150, distribuiti su due piani nel corpo centrale e su due ampie sale nella meridiana. Un lavoro, quindi, ancora più impegnativo, ma a detta di molti vignaioli sembra che tutto abbia funzionato al meglio; del resto il fatto che una buona parte di loro continui a partecipare da più edizioni è un segnale inequivocabile che si sono trovati bene.

Chiacchierando con Fabrizio Ressia, noto produttore di Langa in quel di Neive, mi sono sentito dire “Io ormai non partecipo quasi più agli eventi sul vino, mi sono reso conto che hanno preso una deriva che non mi piace, costi sempre più elevati, pochi risultati e, soprattutto, gestioni che non mi convincono. Qui a Terre di Vite è la prima volta che vengo, è stata mia moglie a insistere di fare questa esperienza perché ha visto un’impostazione diversa e una location davvero straordinaria“.

“Ok, ma come ti stai trovando?” gli chiedo, “La verità? Sono entusiasta! Non sono qui per vender vino, che pure sto vendendo, ma ho ritrovato il piacere di raccontare la nostra storia a gente davvero appassionata, curiosa, e spesso anche molto preparata, era proprio quello che volevo e mi mancava. E poi ho solidarizzato con molti vignaioli, assaggiato ottimi vini da realtà molto diverse dalla mia, sono davvero contento!”.
Ecco, detto da un produttore di Barbaresco credo possa dare una soddisfazione enorme a tutto il gruppo che, ancora una volta, ha contribuito a realizzare questo magnifico evento; ci vediamo alla 15a edizione nel 2026!
Roberto Giuliani




