Chianti Classico Collection 2024: quasi 800 vini si sono fermati alla Stazione Leopolda

Posso dire senza timore di smentita che la Stazione Leopolda di Firenze è la sede ideale per una degustazione professionale: ampia, bella da vedere, con una disposizione delle postazioni di lavoro perfetta e un servizio sommelier che raramente subisce dei rallentamenti, del resto l’app per effettuare le richieste è stata ormai perfezionata e offre tutte le possibilità di ordinamento. Quest’anno la Chianti Classico Collection giunta alla 31ª edizione, si è svolta giovedì 15 e venerdì 16 febbraio, in occasione del centenario della nascita del Consorzio del Gallo Nero, non solo ma anche del decennale della nascita della Gran Selezione e primo anno in cui sono state introdotte le famose UGA (al momento utilizzabili in etichetta solo per questa tipologia). Sono stati presentati a stampa e operatori la bellezza di 773 campioni di 211 aziende, numeri che non hanno eguali in altre manifestazioni.
La particolarità di questo evento è nell’offrire la possibilità di degustare ogni anno i vini proposti in anteprima da ciascuna azienda partecipante. Qual è la differenza con altre kermesse? Che l’annata presentata non è la stessa per tutti, così troviamo Chianti Classico dalla 2022 alla 2018, Riserva dalla 2022 alla 2015, Gran Selezione dalla 2021 alla 2015. Tutti vini presentati per la prima volta, sulla base di precise scelte aziendali.

Come potete immaginare nessuno è in grado di degustare così tanti vini in due giorni, nel mio caso ho scelto le annate più giovani più qualche assaggio random di aziende nuove o da me particolarmente amate.
A prescindere dalla diversità delle annate, devo dire che da qualche tempo si respira un’aria estremamente piacevole e convincente, se c’è qualche incongruenza è da imputare, forse, alle scelte interpretative che il produttore ha voluto dare alle tre tipologie annata, Riserva e Gran Selezione. Infatti, se su quest’ultima hanno puntato più o meno tutti, il modo di proporla non è sovrapponibile, e questo è un bene, perché dà maggiore lustro a coloro che sono riusciti a tirarne fuori l’eleganza, la bevibilità, piuttosto che una struttura imponente, austera e un linguaggio espressivo che guarda principalmente al mercato estero.
I Chianti Classico annata sono in gran parte delle ottime espressioni di sangiovese, mentre le Riserve sono più altalenanti, forse qui c’è ancora da capire quale debba essere il loro ruolo da quando sono diventate di classe intermedia. Hanno perso l’apice della piramide qualitativa e non hanno ancora trovato una loro precisa identità. Fare una Riserva che non sia né Chianti Classico annata né Gran Selezione e che mostri una propria personalità è tutt’altro che semplice.
Ho assaggiato circa 180 vini, certo che nessuno avrebbe la voglia di leggerseli tutti vi propongo una selezione di quelli che mi hanno più convinto (laddove non ho specificato, si tratta di sangiovese in purezza).

LA DEGUSTAZIONE
CHIANTI CLASSICO 2022
Bonacchi: frutto maturo, visciola, amarena, bocca un po’ austera ma di buona materia, c’è un’ottima integrazione fra tannino, freschezza e frutto, la beva se ne avvantaggia, finale appena amarognolo.
Brancaia: naso rifinito e fine, piccoli frutti, ciliegia e amarena, bocca piacevole, fresca, buona dinamica, ritorno fruttato intenso, tannino quasi setoso, vino che traccia con chiarezza un profilo godibile e di ottima tessitura.
Buondonno: trama olfattiva interessante, non solo frutto ma anche delicata speziatura, fine e progressivo; al palato è ancora giovane, fresco e teso, ma ha buona polpa fruttata e guadagna sul finale rivelando una succosità notevole.
Capraia – Tenute Calì (sangiovese 90%, canaiolo 5%, colorino 5%): piccoli frutti molto piacevoli e rifiniti, ciliegia, lampone, un afflato agrumato; al palato mostra carattere e un buon apporto fruttato, tannino che non opprime e finale promettente.
Casa Emma (sangiovese 90%, canaiolo 5%, malvasia nera 5%): strano impatto di peanuts, poi si apre all’amarena, alla ciliegia, in bocca è corrispondente, fresco, scorrevole, di bella suggestione, si beve con piacere anche se ancora giovanissimo, si sale di intensità espressiva.
Castagnoli: naso floreale di rosa e viola, ciliegia, in bocca ha acidità leggermente disgiunta dalla polpa, peccato di gioventù, si sente un profilo pulito e in progressione, vivo, solo bisognoso di ancora un poco di bottiglia.
Castellare – Castellare di Castellina (sangiovese 95%, canaiolo 5%): che bel naso fine ed elegante! Piccoli frutti deliziosi, tanta ciliegia, lamponcino, fragolina di bosco, arancia sanguinella, note di macchia mediterranea; al palato è altrettanto ben fatto, elegante, generoso, convincente, uno dei migliori.

Castellinuzza e Piuca (botte – sangiovese 90%, canaiolo 10%): peccato non abbia fatto ancora affinamento, fatica un po’ ad aprirsi, la parte floreale arriva dopo un po’ di ossigenazione, in bocca è leggermente seccante, la freschezza non manca, meno disponibile e definito rispetto al solito.
Ama – Castello di Ama (sangiovese 96%, merlot 4%): bouquet di classe, rifinito, con un bel frutto definito e integro, ciliegia, mirtillo, leggera mora, una pennellata di cacao; al palato ha buona dose di freschezza, frutto ben delineato, succoso, tannino di ottima grana, torna la venatura speziata, fine e non artificiosa.
Castello di Monsanto (botte – sangiovese 90%, canaiolo 5%, colorino 5%): naso con un bel frutto ben espresso, tanta componente floreale, viola, rosa, magnolia, erbe aromatiche; bello anche al palato, fresco, vivo, intenso, molto proiettato verso il futuro, lungo, di ottima struttura, finissimo, chapeau! Un esempio di Chianti Classico annata che sbaraglia concorrenti ben più costosi.
Castello di Querceto (sangiovese 92%, canaiolo 8%): profilo di buona intensità, un bel frutto tornito, sfumatura di cipria, leggero legno, amarena, ciliegia, susina; al gusto è fresco, strutturato ma senza perdere la misura, con un frutto scuro e profondo, austero, deve fare ancora bottiglia per risplendere al massimo.
Volpaia – Castello di Volpaia (botte – sangiovese 90%, merlot 10%): la provenienza dalla botte lascia traccia in sfumature boisé e una percezione di frutto dolce, maturo; al momento esprime toni scuri e austeri, da annata calda. Nonostante questi dettagli ancora da rifinire è stato fatto un buon lavoro, la freschezza non manca e la bevibilità non si appesantisce.
Guado Alto – Castello Vicchiomaggio: bouquet di bella eleganza, fine, con un bel frutto tornito, espressivo, tanta ciliegia matura ma anche una bella tessitura speziata; bocca fresca, dinamica, viva, con una bella spinta, finale che tiene molto bene e chiude con un velo sapido.
Cigliano di Sopra: aleggiano con disinvoltura viola mammola e ciliegia, concedono spazio a sfumature di macchia ed erbe aromatiche; al palato ha freschezza e slancio, corpo ben dosato, tannino di nerbo ma sotto controllo, finale che si allargherà con il tempo.
San Giusto a Rentennano – Fattoria San Giusto a Rentennano (botte – sangiovese 95%, colorino 5%): leggero smalto iniziale che poi si allontana, una sottile nota di agrumi rossi affianca la classica ciliegia, non mancano slanci di rosa, più passano i secondi e più infonde sensazioni di grande suggestione; il sorso rivela una freschezza piena che accompagna un frutto raffinato, privo di tentennamenti, c’è grande misura, equilibrio perfetto fra materia e scioltezza di beva, sbalorditivo se si pensa che deve fare ancora affinamento in bottiglia.

Berardenga – Fèlsina: il primo campione non mi convinceva, il vino era troppo contratto e in una condizione di sofferenza, nel dubbio chiedo sempre un campione da un’altra bottiglia. Infatti ecco che tutto si mette in riga, dall’impianto floreale deciso e fine, alla frutta fresca e molto varietale; all’assaggio si distende bene, ha grande finezza, appeal, fresco e ritmato.
Rubiolo – Gagliole (botte): ero incerto se inserirlo o meno nell’articolo, i vini da botte sono sempre cangianti e non facili da interpretare, ma la trama olfattiva è davvero suggestiva, variegata; nonostante il sorso riveli tutta la difficoltà ad equilibrarsi, si sente una grande freschezza e un frutto carnoso che, pur in un’atmosfera tesa e contratta, anche dalla presenza tannica, regala comunque un profilo di valore, solo da attendere.
Il Molino di Grace: si riconosce sempre per quel profilo delicatamente speziato che lo caratterizza (pepe bianco, leggera curcuma), c’è un buon frutto che si affaccia; in bocca è coerente, ha buon equilibrio, energia, finale sapido e prolungato.
Istine (da botte): attacco stimolante, molto profumato, bell’espressione floreale di violette, ciliegia, lampone, erbe aromatiche (timo essiccato, santoreggia), invitante; al palato è fresco, molto piacevole, giovane ma dalla trama godibile, intenso, con un tannino davvero ben definito, finale leggermente amaricante in positivo. Quando un vino ha la classe dentro, supera pure la mancanza di bottiglia.
L’Erta di Radda (da botte – sangiovese 90%, canaiolo 10%): si passa su un piano del tutto diverso, un po’ bizzarro, vino meno pronto all’olfatto e ancora alla ricerca di una sequenza definita, ma respirando migliora, un frutto carnoso si profila al primo impatto, selvatico, ciliegia in primis, ma anche ribes, mirtillo, anche qui un po’ di erbe aromatiche; al palato ha buona intensità, freschezza che deve ancora integrarsi del tutto, buona trama tannica, finale molto rinfrescante e balsamico, roccioso e austero, vino che sa come distinguersi.
Monteraponi: finissimo già al naso, il frutto di bosco è espresso a meraviglia, tante erbe aromatiche, davvero bello, anche al palato ha una trama viva, vibrante, con una freschezza decisa e un frutto croccante, masticabile, davvero un Chianti Classico che rapisce per golosità.
Montesecondo (sangiovese 90%, canaiolo 5%, colorino 5%): impatto abbastanza maturo, non perfettamente sincrono, tracce di resina, in bocca spinge per farsi strada, ha una buona vena acida, giovane e dinamico, diamogli solo tempo.
Ormanni: leggermente austero, buona espressione di frutto ed erbe aromatiche; in bocca ha una freschezza temperata, slancio, tannino leggermente serrato, ritorna il frutto con convinzione, progressivo, interessante.
Le Corti – Principe Corsini/Villa Le Corti (sangiovese 95%, colorino 5%): qui si sente una mano consapevole e precisa, anche da un’annata piuttosto calda emerge un’espressione fruttata di buona finezza e precisione, senza eccessi maturi; al palato è speculare, con buona freschezza, frutto piacevole e quasi croccante, speziatura delicata ma di non trascurabile importanza, finale vivace.
L’aura – Querceto di Castellina: bouquet di bella finezza, cenni di rosa, ciliegia, sfumature balsamiche; sorso coerente, tannino che non disturba, buona espressione dell’annata, si sente molto bene il sangiovese, sanguigno e vivo.
Quercia al Poggio (sangiovese 80%, ciliegiolo 12%, canaiolo 3%, malvasia nera 3%, colorino 2%): primo campione problematico, da altra bottiglia esprime un naso più preciso e aperto, buona finezza d’insieme, si sente l’annata ma senza che incida troppo sul frutto, in bocca ha buon equilibrio, elementi ben fusi, acidità e tannino integrati.
Brolio – Ricasoli (sangiovese 95%, colorino 5%): mano intelligente, ovvero c’è il legno ma tornisce bene il frutto, si sente anche la componente floreale di viola, al palato ha buona freschezza, vino sottrattivo, che non punta alla massa ma alla freschezza e bevibilità, riuscendoci piuttosto bene, una visione rinnovata da parte di una famiglia storica.
Riecine: naso con una ricca espressione fruttata, che si intensifica con la parte floreale e con guizzi agrumati; bocca complessa, viva, di classe monumentale, con un tannino preciso e una freschezza perfetta; finale molto lineare dove il frutto ritorna fresco e invitante, rinfrescato da onde balsamiche. Come sempre il Chianti Classico di quest’azienda di Gaiole mi conquista totalmente.

Rocca di Castagnoli (sangiovese 90%, canaiolo 5%, colorino 5%): sincero e varietale sin dalla prima sniffata, fedele e senza fronzoli si propone anche all’assaggio con buon equilibrio, giusta freschezza e un finale che rasserena.
Bibbiano – Tenuta di Bibbiano: al netto di tensioni dovute alla gioventù, presenta un profilo olfattivo suggestivo, dove la componente floreale marca il territorio, cedendo il passo al frutto (ciliegia e prugna fresca) senza fretta; in bocca il tannino ha la corda tesa ma grana perfetta, regala già emozioni.
Vallenuova – Tolaini (sangiovese 90%, canaiolo 5%): colore da sangiovese, non concentrato, naso con una bella evidenza di viole, rose, iris, ciliegia, gelso, liquirizia; buona spinta all’assaggio, il percorso espressivo non manca di fascino e freschezza, giovane come è giusto che sia.
CHIANTI CLASSICO 2021
Sacello – Arillo in Terrabianca: mi aveva già convinto l’anno passato, ma questa volta ho la sensazione di una mano più leggera, che consente al vino di puntare a note floreali fini, di ciliegia, amarena, lampone, il tutto con una certa grazia; sorso che rivela buona freschezza, coerenza e misura.
Badia a Coltibuono (sangiovese 90%, altri vitigni 10%): ciliegia matura, note boschive, liquirizia, toni scuri; l’impatto al gusto è piacevole, con un tannino ben dosato, buona freschezza, non ci sono tensioni ma una bella succosità, finale sapido.
Burrone – Ca’ di Pesa: naso interessante, un bel bouquet di rose scure, ciliegia nera, mirtillo, cenni di menta, in bocca è ancora in tensione e deve assorbire il legno, ma ha una personalità interessante, sono molto curioso di sapere come evolverà.
Caparsa (botte): dopo un po’ di ossigenazione, frutto ben espresso, buona miscellanea fra ciliegia, prugna e leggera visciola, anche balsamico, davvero in crescita; sorso vivo e articolato, succoso, piacevole, bella fragranza di frutto, un altro successo in casa Cianferoni.
Castello di Radda (sangiovese 95%, malvasia nera 4%, colorino 1%): floreale, note di macchia mediterranea, ciliegia, lampone, un soffio di melagrana; al palato ha freschezza, buon equilibrio, non c’è forzatura né tensione, tutto è coerente, buona progressione, finale che non ti molla.
Cinciano: naso molto fine, preciso, una bella espressione di sangiovese, viola mammola, magnolia denudata, lampone e ciliegia; sorso di gran classe, tannino vellutato, con un bel frutto croccante che si mantiene a lungo nel finale.
Valiano – Fattoria di Valiano (sangiovese 95%, merlot 5%): attacco appena dolce, ciliegia, mirtillo, leggera amarena; in bocca è coerente, con il frutto in primo piano e primi cenni speziati, ancora teso ma di buona eleganza, riesce a gestire una struttura imprtante e trovare un buon equilibrio, restituendo un frutto gradevole e una buona bevibilità.
Filetta di Lamole – Fontodi: naso con un frutto molto maturo, molto speziato, curcuma, cardamomo, direi atipico per la zona di Lamole; in bocca è corrispondente, abbastanza fresco e un po’ estrattivo, ha puntato più sulla sostanza, ciò nonostante ha una certa eleganza che lo contraddistingue.
Fontodi: naso maturo, frutta in confettura, liquirizia, cenni di cacao; in bocca è materico, tanto frutto, la freschezza dà slancio a un sorso che rischiava di appesantirsi, qualche tensione nel finale.
Lamole – I Fabbri: qui ritrovo il territorio, tanto floreale, sembra di stare in un giardino, poi un bel frutto fresco ci ricorda che il vino è fatto con l’uva, chiude con slanci di erbe aromatiche; al palato deve ancora distendersi, ma ha una freschezza ottima e uno slancio fruttato molto gradevole, finale delizioso.
I Sodi (sangiovese 93%, canaiolo 7%): naso molto floreale, fine, tanta viola, ciliegia, in bocca è altrettanto fine, con un frutto elegante, senza quelle estrazioni che lo rovinerebbero, ha freschezza, finezza, lunghezza, un vino completo, vicino alla perfezione.
Isole e Olena (sangiovese 82%, canaiolo 15%, altri vitigni 3%): naso molto fine, bel frutto preciso, anche floreale, in bocca è ancora un po’ contratto ma la trama è molto affascinante, ha slancio e pulizia, non tocca i vertici del passato ma ancora ha molto da dire.
Duelame – Lamole di Lamole: rubino trasparente, non concentrato, emblema di un sangiovese d’altura; rosa e viola si affacciano con garbo, ciliegia e lampone sono sorretti da una delicata spinta agrumata; fresco, senza eccessi tannici e dolcezze fruttate, un vino efficace, solido, affidabile, riuscito.

Livernano (sangiovese 90%, merlot 10%): particolari note di incenso, cera, poi affiora la ciliegia, la mora; nel sorso parte asciugante, il frutto però non cede, c’è una buona dose di freschezza, si sente che ha bisogno di tempo, deve distendersi ma promette molto.
Montefioralle (sangiovese 90%, canaiolo 6%, colorino 4%): in una prima fase soffre un po’ nei profumi, alla ricerca di pulizia e definizione, in parte anche per la percezione del legno, poi si libera e tira fuori ciliegia in confettura, amarena e mora; in bocca ha un pieno ritorno fruttato, succoso, si espande bene, piacevole e fresco.
Pomona (sangiovese 98%, colorino 2%): bel frutto nitido e ben espresso, pulitissimo, balsamicità naturale, bocca piena, coinvolgente, fresca, lunga, davvero notevole.
Querciabella: naso di bella intensità, frutto vivo e copioso, liquirizia, uno sbuffo di tabacco; palato diretto e ben espresso, ha freschezza, sostanza, è vivo e stimolante, in progressione.
Tenuta di Carleone: trama olfattiva completa e di bella finezza, fiori, frutti ed erbe aromatiche predispongono ad un assaggio pieno di energia, molto bello, ricco, elegante, materia eccellente.
Lilliano – Tenuta di Lilliano (sangiovese 90%, colorino 5%, merlot 5%): un gioco di frutta e spezie fini che si amplifica al gusto, dove non manca di generosità, anche se un po’ più di eleganza lo avrebbe fatto salire ulteriormente.
Vallepicciola: una buona espressione chiantigiana, fine, fruttata, senza asperità al gusto, c’è definizione, pulizia, in poche parole: buono.
CHIANTI CLASSICO RISERVA 2021
Brancaia: finezza e bevibilità sono l’emblema di questo Chianti Classico che non di rado apprezzo a tavola, floreale ma anche con un bel frutto vivo e una pennellata di cacao e liquirizia che si accentuano con l’evoluzione.
Buondonno: austero, nervoso e maledettamente interessante, ha materia superiore alla media e un impatto determinato che impone di non distrarsi, aggredendo e accarezzando allo stesso tempo.
Doccio a Matteo – Caparsa (botte – sangiovese 97%, colorino 3%): viscerale, vivo, ciliegia, visciola, intenso al palato, buona freschezza ben integrata, sensazioni vitali, vino schietto e diretto, di grande onestà, capace di aumentare ritmo e profondità nel giro di pochi secondi, un cavallo di razza.
Capraia – Tenute Calì: naso inizialmente chiuso, poi sprigiona un buon frutto, note di ciliegia, leggero mirtillo, prugna, legno di liquirizia; in bocca è ancora in tensione tannica ma non condiziona più di tanto una beva comunque stimolante.
Castellare – Castellare di Castellina (sangiovese 95%, canaiolo 5%): fiori macerati, ciliegia, una punta di arancia rossa; al gusto ha freschezza, tannino non troppo teso, al momento manca di quel guizzo elegante che mi aspettavo da quest’azienda, finale un po’ ruvido che testimonia una condizione ancora incerta.

Vigneto Branca – Cigliano di Sopra: quando sento l’agrume mi si accendono i sensi, e qui intorno ai classici frutti del sangiovese emerge questa spinta fresca che ritrovo in bocca, dove si aggiunge una polpa succosa e ancora agrumata, la materia è importante, tutt’altro che banale e spinge con convinzione nel lungo finale.
Novecento – Dievole: non nascondo che ho sempre faticato molto con i vini di Dievole, ma in questo caso, nonostante la presenza del legno, trovo che la parte floreale della viola e fruttata di ciliegia e marasca, compensino molto bene; sensazioni che ritrovo al gusto, dove il nerbo tannico trova una materia sufficientemente intensa da coprirne l’astringenza. Una mano più felice del solito.
Le Baròncole – Fattoria San Giusto a Rentennano (botte – sangiovese 95%, canaiolo 5%): uno dei migliori, senza alcun dubbio, del resto sono anni che lo assaggio e non mi ha mai deluso, ha un bell’impatto fruttato di ciliegia e agrumi, ottimo anche al palato, fresco, stimolante, con una tessitura di notevole eleganza, finale ampio e lungo, bella interpretazione dell’annata.
Rancia – Fèlsina: un classico di questa storica azienda, come sempre ineccepibile, molto minerale, agrumato; sorso coerente, di bella tessitura, ancora non del tutto integrato nell’acidità, ma promette un’eccellente evoluzione.
Gagliole: parte difficile, poco preciso, si sente ancora il legno, poi la china, il rabarbaro, ha dei toni da vino già maturo; probabilmente è una fase, perché in bocca la componente speziata trova una giusta spinta fresca, equilibrio e definizione.
Il Molino di Grace: forse l’assaggio più sorprendente rispetto alle versioni precedenti, presenta un bouquet di grande finezza, un frutto nitido e tornito che non punta alla dolcezza e a eccessi di maturazione, speziatura delicata, rimandi ad erbe aromatiche, molto elegante; in bocca è altrettanto ben fatto, ha freschezza da vendere, bella intensità, profondo e lungo, grande precisione esecutiva, quasi una sorpresa.
La Vigna di San Martino ad Argiano: Andrea Toccaceli (agronomo) e Giampaolo Chiettini (enologo) hanno dato vita a questa azienda di San Casciano davvero interessante, lo dimostra questa Riserva dal naso molto piacevole, con un frutto tornito e senza afflati legnosi; in bocca ha freschezza decisa, tannino verace ma di trama fine e persistenza tutt’altro che breve.
L’Erta di Radda (botte): fa molta fatica ad aprirsi, emergono cenni di agrumi e visciola, timo, alloro; al palato ha freschezza, buona spinta, deve solo assestarsi, il legno è ben gestito, crescerà sicuramente, al momento punterei alla versione annata, pienamente godibile ora.
Vigna Barbischio – Maurizio Alongi (sangiovese 94%, malvasia nera 4%, canaiolo 2%): naso abbastanza nitido, fine, con un frutto ben espresso, anche erbe aromatiche, al palato ha buona freschezza, ben bilanciato, una punta agrumata, tannino fitto, interessante e particolare, con finale balsamico e fresco.
Il Campitello – Monteraponi (botte – sangiovese 90%, canaiolo 5%, colorino 5%): peccato davvero che non abbia fatto affinamento in bottiglia, perché questo penalizza un vino dal futuro luminoso, ma al momento ancora segnato dal legno e da alcune spigolosità che non gli appartengono; intendo dire che è davvero giovane, non è ancora libero di esprimere tutte le potenzialità che, però, sono lì sotto a dire “abbi pazienza”.
Ottomani: naso piacevole, non vivacissimo ma ben rifinito, in bocca ha un buon equilibrio e una struttura giusta, è un vino che si fa piacere, svolge il suo ruolo con dignità e convinzione.
Podere Castellinuzza/Paolo Coccia (botte): nonostante venga dalla botte riesce ad esprimere certi aspetti del territorio lamolese, la florealità fa capoccella, il frutto è pieno, in bocca è generoso, ha un ottimo allungo, succoso, intenso, un vero piacere, un esempio di Chianti Classico che strappa l’applauso.
Brolio – Ricasoli: sono contento di trovare conferma dopo l’assaggio del Chianti Classico annata, anche qui trovo un bouquet di buona finezza, bel frutto tornito, leggero ben gestito; in bocca ha buona freschezza, un buon equilibrio, certamente ha bisogno di più tempo per esprimere tutto il suo potenziale, ma la strada è già indicata.
Riecine: quello che mi piace dei profumi di Riecine è che non sono fatti per sorprendere, non hanno guizzi felini, ma lavorano in progressione accalappiando i tuoi sensi e non mollandoli più perché tante sono le strade che percorre; stessa cosa al palato, dove tutte le sue doti ti avvolgono senza riserve, un vino di una bellezza stratosferica, numero uno quest’anno!

GRAN SELEZIONE 2021
Brancaia: una bella interpretazione della tipologia, che esalta le sensazioni provate nella versione annata senza rischiare di appesantirle; c’è finezza e frutto vivo, slancio fresco e stimolante, tannino ben dosato e precisione che lascia un finale balsamico e rinfrescante.
Castello Fonterutoli – Castello di Fonterutoli: qui è la componente speziata a dominare la scena, con note di tabacco, cardamomo, pepe; sorso dinamico, ampio, con un bel ritorno pepato e un finale sapido e lungo.
Vicoregio 36 – Castello di Fonterutoli: seconda Gran Riserva che merita, in questo caso è preponderante il frutto, mentre in bocca è più contratto e deve assorbire qualche eccesso di legno; la materia però è ottima, addirittura superiore al precedente, si tratta solo di aspettarne lo sviluppo.
Badiòla – Castello di Fonterutoli: naso di viola, ciliegia, lampone maturo, minerale, al palato ha una bella freschezza, fine, disponibile, ha slancio ed energia, meno potente e più essenziale.
La Corte – Castello di Querceto: china, radici, note balsamiche, toni da vino di montagna; al palato ha una vibrante freschezza, corrispondenza espressiva, frutto che si afferma con decisione, sviluppo molto interessante.
Il Margone – Il Molino di Grace: molto speziato, anche qui china, una punta di rabarbaro, poi emerge la ciliegia matura; in bocca ha freschezza, buona energia, resta l’impronta speziata a caratterizzarlo, finale appena asciugante, ma la materia è ottima.
Vigna Gittori – Riecine: che naso, grande progressione, così pulito, complesso, con un frutto preciso, bella trama floreale, speziatura delicata e fine; bello anche al palato, fresco, con una beva straordinaria, un vero spettacolo.
GRAN SELEZIONE 2020
Casa Emma: annata diversa rispetto alla 2021, più pronta e scorrevole, qui il profilo è preciso, frutta e spezie in buona fusione, legno ben dosato, in bocca ha freschezza, buona spinta, ritorno fruttato piacevole, poca tensione e più disponibilità.

San Lorenzo – Castello di Ama (80% sangiovese, merlot 13%, malvasia nera 7%): molto gradevole, floreale, con un frutto solido e una vena balsamica; al palato è ancora in divenire, leggermente frenato, il tannino è di indubbia finezza, la materia importante chiede solo un po’ di tempo.
Millennio – Castello di Cacchiano: altro caso (questa volta meno dell’anno passato) in cui è stato necessario provare un’altra bottiglia, prima era contraddittorio o se preferite discontinuo nel mostrare una componente agrumata e una parte di frutto decisamente matura (e al palato era molto seccante), con la seconda questo non si è verificato, il frutto ha trovato la giusta dimensione e finezza, al palato nessuna contrazione, ma un frutto preciso, piacevole e prolungato.
Bellezza – Castello di Gabbiano: frutta e spezie a intervalli regolari; sorso piacevole, di buon corpo, fresco, definito, baciato da un legno non troppo marcato, finale in salita.
Vinci – Colombaio di Cencio: naso intenso, generoso, molto fruttato, anche speziato, si riaffaccia la china, poi radici, leggera menta; in bocca è molto bello, ha carattere, lunghezza e ampiezza.
Vigna Sessina – Dievole: un po’ pungente al naso, alcolico, frutto rotondo e maturo, molto speziato, si sente l’apporto del legno; in bocca è fresco, vanigliato e boisé, può migliorare ma è meno rassicurante della versione annata.
Il Torriano – La Sala del Torriano: diretto, chiaro, gioioso, succoso, nitido, fine, balsamico, rispettoso del vitigno, intenso, potrei andare ancora avanti ma temo si annoiarvi…
Le Fonti – Le Fonti/Panzano: con il passare degli anni, mi sembra sia stato corretto il tiro, in passato mi sembrava totalmente indirizzato al mercato estero, oggi è più coerente e ancorato al territorio di provenienza: il legno non invade e lascia spazio a un gioco di frutta e spezie raffinate, c’è intensità e profondità, solo il finale è un po’ dolce e denuncia un approccio ancora non del tutto scevro da condizionamenti.
Don Tommaso – Principe Corsini/Villa Le Corti (sangiovese 80%, merlot 20%): non è poca cosa avere un 20% di merlot a fianco del sangiovese, questo spinge in una direzione diversa, più accattivante, ma va detto che il risultato finale non è certo da buttare via, perché il vino non è piacione e rotondo, ma ha una propria identità e raggiunge un buon compromesso espressivo.
Sei – Querceto di Castellina: tanta macchia mediterranea, radici, prugna, ciliegia nera; sorso di buona intensità, appena contratto ma con una materia di indubbio valore, si evolverà alla grande.
Castello di Brolio – Ricasoli: molto lineare, rifinito, suggestivo, bella espressione di frutto; al palato è coerente, fresco, ben bilanciato, molto buono e godibile, bene così.
Vigna Montebello Sette – Tolaini: frutto composito, buona vena balsamica, in bocca ha slancio, freschezza, non appesantisce il sorso, fine, progressivo, a tratti terroso e stimolante.
LAST BUT NOT LEAST: CHIANTI CLASSICO 2020
Val delle Corti (sangiovese 95%, canaiolo 5%): naso rinfrescante di ciliegia croccante, una florealità elegante, balsamicità; sorso davvero notevole, freschissimo, invitante, piacevolissimo, un gran bel vino che ci ricorda quanto il Chianti Classico annata non sia l’ultima voce della piramide qualitativa.
Roberto Giuliani



