Alta Langa Avremo Dosaggio Zero Millesimato 2019
Degustatore: Mario Crosta
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2023
Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: pinot nero 80%, chardonnay 20%
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: MAURO SEBASTE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 27 a 32 euro
Penso che Mauro Sebaste, che proprio nel 2021 ha messo in commercio per la prima volta un metodo classico Alta Langa 2018, abbia arricchito la vena spumantistica del Piemonte che risale al 1850 con Carlo Gancia e con l’Asti, anche se Renato Ratti considera Giovan Battista Croce, un milanese che si era trasferito in Piemonte alla fine del ’500, il fondatore di quella branca enologica piemontese che ci ha dato dei veri gioiellini.
Personalmente ricordo Contratto Brut, Montelera riserva Martini, Contessa Rosa Fontanafredda, Duca d’Alba Calissano, President Reserve Riccadonna e la serie dei Cinzano Marone, per non dimenticarne altri prodotti da un fiorire di parecchie aziende spumantiere (tra cui Bosca, Cocchi, Coppo, Serafino e Tosti) che oggi per l’Alta Langa sono quasi una trentina, dato che con il progresso tecnologico ed enologico successivo all’introduzione della tecnologia del freddo e del controllo dei processi di cantina si può godere della moderna tipologia di metodo classico. L’Alta Langa rifermentato in bottiglia (DOC dal 31 ottobre 2002 e DOCG dal 21 febbraio 2011) è prodotto soltanto nei territori autorizzati delle province di Cuneo, Asti e Alessandria, attualmente oltre 300 ettari, con un rigido disciplinare di produzione che richiede una densità di almeno 4.000 piante per ettaro coltivate ad altitudini superiori ai 250 metri su terreni marnosi calcareo-argillosi a fertilità moderata con basse rese in campo (massimo 110 quintali per ettaro) e in vinificazione (massimo 7.150 litri per ettaro). Le operazioni di vinificazione, imbottigliamento, spumantizzazione, elaborazione e invecchiamento dei vini Alta Langa devono essere effettuate nel territorio della Regione Piemonte.
L’Alta Langa Dosaggio Zero ”Avremo” metodo classico millesimato 2019 è prodotto da Mauro Sebaste per la seconda annata consecutiva a partire dalla classica cuvée tra pinot nero (80%) e chardonnay (20%), la tipologia più diffusa da queste parti, anche se la zona produce anche dei blanc de blancs. Il nome non è altro che l’acronimo delle iniziali delle tre vigne in cui sono coltivate le uve ad altitudini tra i 420 e i 550 metri sul livello del mare: AVene (a Mango), REmondà (a Diano d’Alba) e MOrtizzo (a Montelupo).
I suoli sono particolarmente adatti ad apportare eleganza e finezza ai vini base per spumanti, con la loro predominanza marnoso-calcarea e la loro ricchezza in scheletro e microelementi. I grappoli sono stati diradati in estate e quelli selezionati e maturati sono stati raccolti a mano da metà agosto fino ai primi di settembre in cassette forate da 25 kg. Ogni varietà è stata vendemmiata e vinificata a parte. Dopo la consegna alla cantina e una sosta di un paio di giorni in cella frigorifera, i grappoli sono stati selezionati sopra un tavolo vibrante sorvegliato da Mauro in persona e poi pressati interi in pressa pneumatica, separando accuratamente le ultime frazioni di mosto. Dopo la decantazione statica a freddo i mosti di 4 cloni di pinot nero (80%) e di 4 cloni di chardonnay (20%) selezionati appositamente in Champagne sono fermentati separatamente a temperatura controllata, per circa due terzi in serbatoi di acciaio inox mentre per circa un terzo in barriques e in tonneaux preferibilmente di secondo passaggio.
Dopo la svinatura dai serbatoi di acciaio inox quei vini hanno fatto un primo travaso di pulizia e hanno passato l’inverno sulle loro fecce fini. Dopo una leggera chiarifica e filtrazione, a febbraio dell’anno successivo alla vendemmia si è preparata la cuvée del vino base, assemblando tutti i vari vini dalle botticelle e dai serbatoi di acciaio inox un mese prima del tirage che è stato effettuato per favorire la rifermentazione in bottiglia dopo l’imbottigliamento.
La lenta presa di spuma e la successiva maturazione in bottiglia sono durate almeno 30 mesi, quindi è avvenuta la sboccatura, la colmatura e il confezionamento definitivo con tappo in sughero e gabbietta metallica. Tenore alcolico del 12,5%. Consiglierei di mantenerlo in tavola nel secchiello di acqua e ghiaccio a 8/9°C e di servirlo nelle tradizionali coppe che si dice siano state modellate sul seno di Madame de Pompadour.
Di colore dorato chiaro e luminoso con delicati riflessi verdi, nel calice sviluppa una spuma abbondante che lascia il posto a un’effervescenza continua di bollicine molto fini. All’attacco sviluppa profumi di mela verde e di bergamotto che aprono un bouquet di aromi di fiori di tiglio e biancospino, albicocca, pesca tabacchiera e nespola su un bel fondo di crosta di pane casereccio e nocciola fresca sbucciata. In bocca è secco come un chiodo, con una spiccata acidità, un’icona per chi ama il pas dosé. In bocca è vispo, sapido, di grande equilibrio e armonia tra i sapori di frutti bianchi e scorze di agrumi, pulito e rinfrescante con qualche nota di pasticceria e un non so che di gesso e di flora alpina. Fa a braccio di ferro con il Perle d’Ayala Nature.
È un vino di grande finezza e personalità, perfetto come aperitivo e ottimo da tutto pasto sia con pesce che con carni bianche per un caratteristico potere detergente capace di mitigare l’untuosità e la grassezza dei cibi. Particolarmente indicato con con marbré in gelatina, uovo al tartufo, pasta alla carbonara, risotto con gamberoni mantecato al lardo, risotto ai porcini con la panna, fritture di pesce e di verdure, crostacei e frutti di mare, anguille o missoltini (piccoli agoni di lago seccati) marinati, formaggi mediamente stagionati, ma è ideale per il vitello tonnato e il cappone in gelatina come mi preparava la nonna Emilia.