Trasformare la crisi in opportunità? StudioCru, agenzia di comunicazione vicentina, ci racconta la sua esperienza

Gli impatti causati dal Covid-19 sull’economia saranno enormi e per molti versi imprevedibili. Stiamo andando verso qualcosa di simile a un reset globale dei sistemi economici.
Per questo l’unica scelta possibile per ogni azienda è quella di resistere e tenere duro il più a lungo possibile, attendendo segnali dal futuro e indicazioni per come riorganizzarsi e riconvertirsi.
Il messaggio fondamentale è che se è vero che una crisi non si può evitare o prevedere, è vero che ogni impresa può decidere come gestire e governare le proprie azioni e comunicazioni al riguardo.
Le pubbliche relazioni si modificano ma non interrompono la loro attività.
Non c’è dubbio che dopo la pandemia saremo più digitali e “smart” in molti più ambiti della nostra vita, con quello che ne consegue anche in termini di un ripensamento stabile dell’organizzazione del lavoro e di certe attitudini e abitudini di consumo.
Tante le realtà distribuite sul territorio italiano, che si occupano di questo aspetto, tra queste c’è Studio Cru, agenzia di comunicazione vicentina, specializzata in enogastronomia.
Michele Bertuzzo e Davide Cocco sono i volti principali di questa realtà, nata come studio associato nel 2008 e oggi famiglia allargata composta da circa quattordici figure, ognuna con uno specifico compito. Abbiamo cercato di cogliere come si stanno muovendo in una situazione, che tra l’altro ha visto il Veneto tra le prime regioni coinvolte in modo importante nella epidemia Covid-19.
Come avete affrontato l’emergenza Covid-19?
Anche noi di Studio Cru siamo stati, come tutti, travolti da questa emergenza. Viaggi prenotati, fiere già imbastite, incoming e viaggi stampa per cui sarebbe stato necessario definire solo gli ultimi dettagli. In un primo momento abbiamo posticipato gli appuntamenti di qualche mese trovando nel calendario uno spazietto tra le righe già affollate di maggio e giugno, per poi capire che era meglio scriverci accanto T.B.D. (to be defined). Data da destinarsi.
Al tempo stesso, abbiamo ritenuto che per i nostri clienti rimaneva la necessità di comunicare. Anzi, per certi versi si aprivano nuovi e interessanti scenari. Tutti i nostri interlocutori – giornalisti e critici enogastronomici – si trovavano nella stessa nostra condizione, ovvero con le agende bianche. Una situazione nuova, propizia per cercare di ottenere l’attenzione di chi solitamente rimbalza da un evento all’altro concedendo solo pochi minuti di attenzione magari a una nuova azienda emergente.
Il primo grande evento in programma era Prowein, dal 15 al 17 marzo. Avevamo già un’agenda piena di appuntamenti agli stand dei nostri clienti con giornalisti da tutto il mondo. Ci siamo detti: probabilmente queste persone non avranno niente da fare ora quel giorno, come del resto noi. Abbiamo fatto spedire i campioni dei vini ai nostri clienti e fissato un appuntamento su Skype esattamente alla stessa ora del precedente appuntamento dal vivo per degustarli insieme.
La stessa modalità, che abbiamo chiamato smart tasting, è ora stata estesa a tanti giornalisti italiani. Gli stessi appuntamenti che avremmo potuto prendere a Vinitaly per far degustare un nuovo prodotto o proporre la nuova annata, vengono svolti in modalità smart.
La risposta è ottima e traspare l’entusiasmo per essere riusciti a trovare una soluzione creativa a un problema. Gli stessi giornalisti riescono così a trovare materiale con cui alimentare le loro rubriche e blog che incontrano in questi giorni lettori più voraci del solito, tutti accomunati da un surplus di tempo da impiegare.
Questo potrebbe rivelarsi una nuova opportunità di comunicazione, quali sono i possibili vantaggi e gli eventuali svantaggi del lavoro agile nelle PR?
Queste settimane ci stanno dimostrando come le pubbliche relazioni possano sopravvivere, per un certo periodo, anche a distanza. Lo possono fare grazie a una base di partenza, a uno storico, fatto di conoscenze e rapporti instaurati e nutriti con le persone.
Di certo nel settore enogastronomico l’aspetto sensoriale è di primaria importanza, ma in questo frangente abbiamo capito come un approccio digitale ragionato e ben costruito possa fungere da prologo di quello che sarà l’evento sensoriale vero e proprio, un momento in grado di incuriosire e di creare un ricordo ancora più vivido e completo dell’esperienza.
Le fiere rimarranno un momento cruciale e insostituibile, per la quantità di incontri possibili e la qualità del rapporto. Ciò premesso, sicuramente le smart tasting hanno dato alcuni vantaggi:
- non dover aspettare la fiera per far conoscere al giornalista l’azienda
- fare tasting anche con persone che non avrebbero partecipato alla fiera
- abbassare i costi di trasferta e la carbon foot print, meno time consuming (un’ora di tasting versus 2 giorni di fiera, con in più il tempo perso per arrivarci, ovvero tragitto casa-fiera), inoltre si stravolge meno l’agenda (l’enologo può essere 5 minuti prima in cantina e 5 minuti dopo in call e non deve prendersi tre giorni via dalla cantina per venire in fiera).
- nelle smart tasting si possono inserire persone che solitamente non vengono alle fiere (ad esempio: agronomo, enologo) ed è possibile far vedere l’azienda e i vigneti in diretta, semplicemente usando skype da cellulare.
Tutte iniziative possibili anche in epoca pre-Covid, ma nessuno avrebbe pensato seriamente di proporle.

Come e se stanno cambiando i messaggi da trasmettere e il modo di comunicare?
Le modalità sperimentate in questi giorni porteranno probabilmente a una razionalizzazione del lavoro, intesa come definizione chiara delle priorità e dei temi di comunicazione con i clienti e velocità nel prendere decisioni condivise, senza riunioni e scambi superflui. La consapevolezza acquisita in questa situazione influirà sicuramente sull’organizzazione futura del lavoro e questa potrebbe essere un’opportunità per ripensare il modello di organizzazione del lavoro italiano, da non sprecare e dai cui trarre ispirazione.
Di certo abbiamo conosciuto una maggior empatia con i soggetti con cui ci si interfaccia: in questo periodo di difficoltà diffusa ognuno di noi si è relazionato con clienti, fornitori e giornalisti dalla propria casa, condividendo un pezzetto intimo di vita con gli altri, magari in felpa, magari mostrando un poco di salotto, figli di passaggio, cani e gatti. Questo ci fa e ci farà sentire tutti un po’ più vicini, dando maggiore umanità alle relazioni.
Cosa ci possiamo aspettare per il prossimo futuro?
Le modalità di lavoro conosciute in queste settimane dovranno molto probabilmente essere mantenute anche nei prossimi mesi, ora che appare evidente che le misure di distanziamento sociale dovranno essere mantenute attive per qualche tempo.
Sono iniziative che serviranno alle aziende a farsi sentire vicine alla propria rete di contatti. Oggi è molto importante farsi sentire vivi – lo sarà ancora di più nei prossimi mesi – farsi percepire resilienti e condividere con i propri clienti la stessa condizione di difficoltà. Inutile girarci intorno: la ristorazione sta pagando il prezzo più alto di questa crisi e le riaperture saranno condizionate a una limitazione dei posti e a una propensione alle spese molto limitata. Difficile pensare di sentirsi a proprio agio tra uno sguardo all’App che ci dirà se abbiamo incrociato un positivo e un cameriere con la mascherina.
Ci aspettano mesi difficili. Chi saprà agire con giudizio e tenere i conti in ordine però avrà di fronte grandi opportunità nel periodo successivo. Non sappiamo esattamente quando sarà messa la parola fine (o la parola vaccino, fate voi) a questa storia. Siamo però convinti che in quel momento il turismo enogastronomico potrà essere il grande volano di ripresa, perché è indubbiamente l’asset più promettente del nostro paese.
Il senso di comunanza e solidarietà che si respira in questi giorni tra chat e conversazioni social, infine, ci fa riflettere. Il nostro modo di lavorare è cambiato sì nelle modalità più concrete e strumentali, ma anche nei significati della nostra comunicazione, attraverso i tentativi di rassicurare, intrattenere, divertire per quanto possibile, di mostrare una luce in fondo al tunnel.
Si va oltre il semplice segno costituito dal marchio, per riscoprirne il significato per le persone. Il marketing non dovrebbe essere proprio questo?
Questa difficile situazione che stiamo vivendo ci ha portato a riflettere sui valori veri e importanti e, come emerge dall’esperienza dello staff di StudioCru, si presterà sempre più attenzione al senso di comunanza e solidarietà, l’attenzione e il maggiore rispetto degli altri e di quello che ci circonda. Forse questo isolamento forzato ci riporterà a voler vivere un senso di condivisione più reale e meno artificiale, in altre parole più umano.
Fosca Tortorelli




