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Barrasso: vigne e vignaioli secolari

Vignaioli da generazioni, i Barrasso sono sempre rimasti legati alla terra di Taurasi e alla cura delle proprie vigne. A testimoniare la lunga tradizione familiare sono anche i vigneti, all’interno dei quali è ancora possibile trovare viti di 180 o anche 250 anni d’età, allevate a cordone alto avellinese, a un’altezza di circa due metri dal suolo, dove foglie e uve respirano lontane dall’umidità.
È stato papà Luciano, nel 2002, a decidere di dedicarsi alla trasformazione delle uve, oltre che alla coltivazione della vite, coinvolgendo anche i figli Antonio, Angelo e Marilena. Si fa tutto in famiglia ed è Angelo, enologo, che si occupa di vinificare le uve.

Luciano Barrasso
Luciano Barrasso

Il vino di Angelo, che abbiamo conosciuto personalmente, deve essere come dice lui: finché non ne è soddisfatto, non lo imbottiglia né lo mette in commercio, certe annate non raggiungono mai gli scaffali delle enoteche o le carte dei vini dei ristoranti.

Incontro con Angelo Barrasso
Angelo Barrasso (a dx) narra il suo Taurasi a Maurizio Taglioni

Tra i vini della famiglia Barrasso abbiamo scelto il “nuovo” (per l’azienda) Fiano di Avellino e il classico “Taurasi di Taurasi”.

 

Fiano di Avellino Ida - Barrasso Luciano

Fiano di Avellino Ida 2014
Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: fiano 100%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: BARRASSO – Azienda Agricola Barrasso Luciano
Data degustazione: 05/2018
Prezzo enoteca: circa 15 euro

 

Dedicato alla mamma Ida, il Fiano di Avellino dei Barrasso proviene da vigneti posti a un’altitudine di circa 500m s.l.m.
Cristallino, paglierino con ancora riflessi verdognoli, si annuncia al naso con impatto fresco, floreale di acacia e fiori d’arancio, poi frutta a polpa bianca, pesca in primo piano e note di pera.
In bocca è ancora fresco e succoso, equilibrato poiché morbido quanto basta, dal finale sapido netto, persistente.
Un bel bianco adatto ad accompagnare a tutto pasto pietanze di pesce, dai crostacei ai pesci pregiati cotti al forno, per via delle sue freschezza e sapidità in grado di lasciare un finale di bocca pulito e invitante. Servito a 8-10°C circa in calici a tulipano lievemente svasati sul bordo.
Valutazione: @@@@

Taurasi - Barrasso LucianoTaurasi 2009
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: BARRASSO – Azienda Agricola Barrasso Luciano
Data degustazione: 05/2018
Prezzo enoteca: circa 25 euro

Finché non è pronto per il consumo non va in commercio, così vuole Angelo.
Il Taurasi di Barrasso, ottenuto esclusivamente dalle uve aglianico degli antichi vigneti di famiglia, trascorre circa 24 mesi in tonneau da 5 hl e botti più grandi, per poi affinarsi in bottiglia.
Ha colore granato profondo e si mostra consistente, con lacrime larghe che lentamente scendono sui bordi del calice.
Ha impatto setoso e fitto già al naso, dove si esprime con profumi di sottobosco, di gelatine di ribes e mora, quindi prugna, accompagnate da note speziate di liquirizia e più minerali di grafite.
Tra lingua e palato si conferma coerentemente a quanto preannunciato: con tannini fini e setosi, morbidezza evidente ma sostenuta da spalla acida, sostanza quasi masticabile, e un finale lungo ed elegante, tra note confitte e speziate, condite da giusta sapidità.
Non teme accostamenti saporosi, quali carni rosse cucinate o formaggi stagionati, che saprà avvolgere nella sua sinuosa eleganza. Servito a 16-18°C circa in ampi calici.
Valutazione: @@@@


Azienda Agricola Barrasso Luciano
Contrada Sant’Arcangelo – Taurasi (AV)
Tel: 0827/74380
Cell: 338/6142481 (Luciano) – 347/8078075 (Angelo) – 339/6126154 (Antonio)
e-mail: anbar79@libero.it
https://it-it.facebook.com/Lucianobarrasso

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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