Bertani 50: due Cinquantenari per ricordare dov’è nato il mito dell’Amarone

Mercoledì 29 novembre presso The Westin Palace di Milano ho auto la fortuna di partecipare a una degustazione che non esito a definire leggendaria: una verticale di sei annate dell’Amarone Classico Bertani che ha spaziato dalla prima annata prodotta (1958), fino alla più recente (2009).
Già in altre occasioni ho avuto il privilegio di assaggiare vecchie annate del vino simbolo di quest’azienda che ha fatto la storia della Valpolicella, ma quest’evento milanese ha avuto il valore particolare di una doppia celebrazione: si sono festeggiate, infatti, le cinquanta vendemmie (1958- 2008) che separano la prima annata prodotta dall’ultima messa in commercio e il grande ritorno sul mercato dell’annata storica 1967, una tra le tante che arricchiscono il “caveau” degli Amarone antecedenti all’annata 2008 che sono conservati nei sotterranei della cantina di Grezzana: un patrimonio che sfiora i 25 milioni di euro.
“Non è soltanto una celebrazione” – ha affermato Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains – “ma una sorta di viaggio verso le origini dell’Amarone, per ricordare come la storia dell’Amarone Classico Bertani sia il frutto del lavoro di uomini e di donne che non hanno mai cambiato idea su questo vino, facendo della coerenza stilistica, autenticamente legata al territorio e ai suoi vitigni, un valore costante che non ha mai ceduto alle mode e alle tendenze del mercato”. Un vero e proprio “classico“, potremmo dire.

Il giornalista Luciano Ferraro, che ha condotto la degustazione dell’evento, ha ripercorso le tappe della storia dell’azienda, fondata nel 1857 dai fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani che avevano appreso in Francia le tecniche della viticoltura. Ai primi del Novecento l’azienda decolla e le bottiglie di Valpolicella e Soave, targate Bertani, iniziano a essere esportate nel mondo, in particolare negli Stati Uniti.
Negli anni Cinquanta, con l’acquisto della Tenuta Novare in Valpolicella classica e l’arrivo in azienda di Ernesto Barbero (enotecnico piemontese che ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico in Bertani dal 1959 al 1989), inizia la vera e propria storia dell’Amarone.
Lo stesso Ernesto Barbero, presente alla degustazione, ha sottolineato la lungimirante capacità di visione di Guglielmo Bertani, che lo chiamò nella cantina di Grezzana, per avere il suo parere su alcuni “Reciotti” in botte che erano “scappati” (la fermentazione non si era arrestata e il vino era “andato a secco”). “Ho trovato una cantina sana, ho assaggiato moltissimo da quelle botti e mi sono reso conto che i veronesi non erano abituati a invecchiare i vini.” – ha raccontato Barbero – “Si beveva il Valpolicella semplice, spesso di non grande qualità, mentre il vino importante era dolce, il Reciotto, che si consumava giovane, nell’annata. Ho dovuto lottare contro l’abitudine dei degustatori veronesi al gusto dolce ma Guglielmo Bertani mi ha dato fiducia ed è così iniziata l’avventura produttiva dell’Amarone“.
La sequenza della degustazione ha permesso di cogliere il “fil rouge” che ha segnato la produzione dell’Amarone Classico: “Siamo ancora qui, oltre le mode” – ha affermato Andrea Lonardi direttore operativo di Bertani – “e come agli inizi diamo valore al tempo della lunga messa a riposo delle uve che avviene in modo naturale, al tempo della lunga fermentazione e dell’invecchiamento (minimo di sette anni prima dell’’uscita in commercio).” Tutto ciò ha permesso all’Amarone Classico Bertani di mantenere la costanza di stile, fatto di misurata potenza, agilità e freschezza: queste caratteristiche si sono bene evidenziate nell’assaggio delle sei annate in degustazione: 1958 – 1967 – 1975 – 1986 – 2008 – 2009.

La degustazione
Reciotto Secco Amarone Vino della Valpolicella 1958
Come ha ricordato Ernesto Barbero, questa bottiglia ha il valore simbolico di un primo esperimento.
Anche dopo sessant’anni si percepisce il confine tra lo storico Reciotto (così è scritto sulla bottiglia, in forma dialettale) e l’Amarone del futuro. Si notano già l’eleganza e la leggerezza della beva che diverranno poi la cifra stilistica dell’Amarone Classico.
Le note gusto olfattive ricordano un grande Porto e solo in apparenza sfiorano l’ossidazione: prugna, bergamotto, ginger si susseguono in un contrasto tra l’attacco dolce e il finale più asciutto e ancora discretamente sapido. C’è la meravigliosa incertezza degli inizi: accostare le labbra a questa rarità è un vero privilegio.
Amarone della Valpolicella Classico 2008
Alla prima annata prodotta si è voluta accostare subito l’annata prodotta cinquant’anni dopo (ora in commercio).
Una leggera nota ossidativa dice di un’annata calda; ricordi netti di ciliegia, di fico passito, di pepe nero e di erbe balsamiche scolpiscono un vino corposo e secco ma al tempo stesso elegantemente sottile e dritto nell’incedere gustativo. La concentrazione bilanciata, l’eleganza e la leggerezza setosa al palato ne fanno un vino di sorprendente modernità e insieme fedelissimo a quella ricerca della semplicità che l’azienda Bertani ha intrapreso fin dagli inizi.
Recioto della Valpolicella Amarone Classico Superiore 1967
Porta molto bene i suoi cinquant’anni quest’Amarone che rientra oggi sul mercato e mostra grande equilibrio e integrità.
Sensazioni dolci in entrata, ma senza zucchero (esempio centratissimo della “sucrosité sans sucre” di cui parla Dubourdieu), accompagnano un tannino ben integrato e un sorso quasi pastoso e profondo dove dominano spezie e frutti rossi, con la ciliegia sotto spirito in evidenza. Una perfetta sintesi dell’evoluzione del “Recioto” delle origini.
Recioto della Valpolicella Amarone Classico Superiore 1975
Frutto di un’annata fresca e non tra le migliori in Valpolicella, è tuttavia abbastanza sorprendente perché a distanza di anni rivela una brillante longevità – sembra più giovane di quanto non sia – e mostra, anzi, una personalità spiccata nelle sue note di prugna, noce, fiori secchi. Potremmo quasi dire: così giovane, ancora, da apparire non del tutto composto nel tratto alcolico.
Recioto della Valpolicella Amarone Classico Superiore 1986
Difficile trovare le parole per descrivere questo vino in grande forma che sfiora la perfezione, nella sua ricchezza e integrità.
Il naso è intenso, con note di frutta e spezie che si amplificano nel tempo dell’assaggio e si ritrovano nette nel sorso polposo e snello, di leggiadra bevibilità. Un capolavoro che non smetteresti di bere.
Amarone della Valpolicella Classico 2009
Ultima annata che si affaccia al commercio (e che ha ottenuto unanimi riconoscimenti di eccellenza dalle principali guide italiane del 2018). Giovanissimo, mostra tutte le caratteristiche di un’annata regolare: potente e succoso, è già ben bilanciato nel tannino setoso. Affascina la sua complessità: note di prugna secca, ciliegia, spezie dolci, agrumi, si condensano in un bel finale, molto fresco e gustoso. Tutto da aspettare, per assaporare le ulteriori sorprese di un “classico” della Valpolicella.




