Vino e creatività: riflessioni leggendo Baudelaire

Charles Baudelaire (1821-1867) ha affascinato molte generazioni, unendo passioni e vizi, volontà e malinconia, genio e sregolatezza in una lirica colma di ispirazione.
Il poeta francese apre le ali e spicca il volo partendo da terra, dalla realtà, della quale è attratto, ma di cui avverte, al tempo stesso, il rischio di una confusione della propria identità e del proprio ruolo nella moltitudine.
Ne “I fiori del male“, raccolta degli anni cinquanta dell’Ottocento, la sezione intitolata “Il vino” e, nello specifico, la poesia intitolata “Ubriacatevi“, rappresenta un’occasione di riflessione, partendo dalla fisicità del vino stesso, sulla capacità dell’uomo di “ubriacarsi”, cioè di essere pieno di vitalità, di volontà, di passioni e, soprattutto, di creatività nel corso della propria vita per ingannare “l’orribile fardello del tempo’.
Il vino è esaltato dal “poeta maledetto” come un tramite, come un mezzo per affrancarsi dai lacci del contingente e raggiungere una dimensione di volo, poesia, connessioni, in una sorta di ubriacatura a tutto tondo.
Ne “I fiori del male” (1855) l’effetto catartico del vino emerge in tutta la sua ricchezza: tutto si colora e diviene allegro, eroico, in una dimensione di “bisboccia di vitalità”.
Anche ne “I paradisi artificiali” (1860) il vino è ritenuto come un elemento indispensabile: se non ci fosse, o se dovesse sparire come per incantesimo dalla faccia della terra, nel nostro pianeta si avvertirebbe un profondo vuoto, una mancanza insopportabile, anche per la salute e l’equilibrio sia fisico che intellettuale dell’essere umano.
Nel saggio “Del vino e dell’hashish” (1851) il vino è visto come elemento di esaltazione della volontà, mentre l’hashish annulla, secondo Baudelaire, la volontà stessa e dunque la sorgente della creatività.
Il vino, dunque, penetra al nostro interno, nel nostro intimo e ha una funzione balsamica, curativa e, comunque, riesce a placare ansie e preoccupazioni di un cuore malinconico, solitario come quello di un poeta che, spesso e volentieri, si sente fuori tempo e fuori dal tempo e vive in un’eterna lotta interiore tra amore per la vita e un malinconico desiderio di annichilirsi.

Ubriacatevi (Charles Baudelaire)
Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: è l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla, domandate che ora è;
ed il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno
“È l’ora di ubriacarsi !”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.
Prendendo spunto dal vino, compagno di vita dell’uomo e navicella per l’uomo verso la scoperta dei propri lati migliori, quelli da coltivare e su cui puntare per costruire la propria esistenza, Baudelaire ci offre un messaggio senza tempo, rivolto ai suoi contemporanei proprio come a noi: l’uomo deve prendere in mano se stesso, la propria vita, le proprie passioni, per non finire schiavo del tempo inesorabile che tutto travolge e per non vivere una vita che non sia degna di essere vissuta.


