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MARRONE – Azienda Agricola Gian Piero Marrone

Indirizzo: Reg. Annunziata, 13 – 12064 La Morra (CN)
Tel.: +39 0173 509288
Fax: +39 0173 509063
Sito: www.agricolamarrone.com
Email: marrone@agricolamarrone.com


laVINIum – 4/2020

Quella col nebbiolo è una storia che va avanti ormai da un pezzo, è più di una passione, la definirei una vera e propria relazione, non me ne voglia la mia compagna. Questo nobile vitigno autoctono piemontese è sempre più attuale. È presto detto, non amando particolarmente le serie in streaming di Netflix, o altri canali simili, ho deciso di crearne una ad hoc, la mia serie preferita, bisogna pur stare al passo coi tempi, ed ecco che il nebbiolo viene in mio soccorso con la sua attualità disarmante. Non serve un abbonamento o particolari attrezzature tecnologiche, solo tastiera, monitor, i miei appunti, delle bottiglie, un bicchiere, meglio due (uno è della persona amata, altrimenti s’arrabbia davvero) tanti ricordi spensierati, e si comincia. A dire il vero questa serie è iniziata già da un pezzo, il mio primo episodio scritto risale ormai al 2013, dunque al giorno d’oggi, a maggior ragione, non potrò che continuare a raccontare storie incentrate sul nobile vitigno tanto caro a Cavour, che avranno come sfondo paesaggi meravigliosi, lunghe tradizioni e famiglie attente a preservarne la straordinarietà.

Azienda Agricola Marrone

La puntata si intitola: “Gian Piero Marrone e il Barolo di La Morra”. Ebbene sì, ancora Langhe, ma questa volta voliamo dal Barbaresco DOCG, più nello specifico dalla piccola frazione della cittadina d’Alba, denominata San Rocco Seno d’Elvio, (oggetto del mio ultimo articolo dedicato alla famiglia Adriano), a un’altra importantissima denominazione, senza dubbio la più conosciuta al mondo per quanto riguarda il vino piemontese, non ci sarebbe nemmeno bisogno di citarla, e invece si: “Barolo sia!”. Ho scelto La Morra, uno degli undici comuni previsti dal disciplinare di produzione, collocato nella fascia più a nord, certamente tra i più estesi assieme a Monforte d’Alba, ubicato nettamente più a sud. E’ tra queste colline, più nello specifico nella frazione Annunziata, che ha sede la cantina Marrone, e ha inizio la storia di questa bella famiglia che si occupa di viticultura dal 1887. Oltre un secolo di storia e quattro generazioni che hanno lavorato con la stessa tenacia ed il medesimo approccio, ovvero uno sguardo al passato e due rivolti al futuro.

cartellone Azienda Agricola Marrone

Fu senza dubbio Pietro Marrone il vero pioniere dell’azienda, nato nel 1887 e figlio di Edoardo anch’egli vignaiolo e produttore di vino; viene ricordato dalla famiglia come un ragazzo ambizioso e molto entusiasta. Il suo sguardo all’epoca fu ritento rivoluzionario, nel vero senso della parola, curò i vigneti in maniera maniacale, vennero definiti “i più belli del borgo”, ma la cosa più stupefacente fu proprio la visione d’insieme, perché capì un concetto importantissimo: maggior qualità a fronte di una produzione più contenuta, ma soprattutto nessuna coltivazione di mais tra i vigneti, filosofia impensabile a quei tempi.

vigneti in autunno Azienda Agricola Marrone
Vigneti in autunno

Carlo Marrone, seconda generazione nacque nel 1924, quest’uomo fu capace di veri e propri miracoli, perché la Seconda Guerra Mondiale non ignorò né lui né tantomeno suo fratello, ma con caparbietà ed una tempra inossidabile riuscì a sviluppare ed ingrandire la proprietà di famiglia, migliorando qualitativamente la produzione. Fu proprio in questo periodo che nacque un termine fondamentale per la storia dell’azienda Marrone: “Pichemej”. Così definì papà Pietro il vino prodotto da Carlo, in dialetto piemontese significa “più che meglio”, ma più avanti capiremo il perché di questo termine, così importante anche ai giorni nostri.

Le donne dell'azienda agricola Marrone
Le donne dell’azienda agricola Marrone

La terza generazione è rappresentata da colui che diede il vero e proprio nome all’attuale cantina, Gian Piero Marrone, nato nel 1955, un grande innovatore ma innamorato delle tradizioni; assieme alle ben più conosciute dolcetto, barbera, nebbiolo, nebbiolo da Barbaresco e Barolo, volle a tutti i costi piantare uve a bacca bianca autoctone: la più conosciuta arneis, ma anche favorita e l’aromatica moscato. La moglie Giovanna, stessa classe di Gian Piero, affianca l’intera famiglia fungendo da factotum. La quarta generazione della famiglia Marrone è tutta al femminile, tre vulcaniche sorelle: Denise, Serena e Valentina.

cantina azienda agricola Marrone

La prima si occupa di comunicazione e del bel ristorante aziendale, un’attività parallela alla cantina, segue anche i mercati di lingua tedesca. Serena si occupa della parte finanziaria e segue i mercati più lontani come America e Cina, coadiuvata dal marito Marco. Valentina, enologa di famiglia, cura l’aspetto più importante di tutta la filiera, il vero e proprio cuore dell’azienda, coadiuvata ormai da quattro anni dall’esperienza di uno dei più importanti enotecnici dello stivale, Donato Lanati.

Il vino autentico, quanto alla bontà è quasi tutto relativo, mostra sempre le caratteristiche del territorio, tramite le famiglie che hanno abitato il luogo è testimone di una tradizione che accompagna il corso dei tempi, ne sono sempre più convinto. La famiglia Marrone è legata a La Morra, uno degli undici comuni previsti dal disciplinare del Barolo DOCG per la produzione del celebre vino piemontese. È bello passeggiare per le vie del centro storico, le cui origini risalgono al XII secolo, caratteristici i Bastioni, che durante il Medioevo circoscrivevano con le loro numerose porte e torri l’intero paese. Le strade sono a raggiera, e percorrendole a piedi si ha l’impressione di vivere in un’epoca ben lontana dal caos che contraddistingue il “logorio della vita moderna”.

mescita dalla botte
Mescita dalla botte

Continuando il nostro percorso virtuale, da Via Umberto si giunge a Piazza Castello, e soprattutto al Belvedere di La Morra, tra i più spettacolari di questo comune, e a mio avviso del comprensorio langarolo. Si dominano le colline e l’arco alpino, e nelle giornate con cielo terso paesi come Barolo, Castiglione Falletto, Monforte, Serralunga d’Alba, ma anche Mondovì, Grinzane Cavour, Barbaresco, Neive. Celebre la Torre Campanaria, in stile barocco, situata sulla medesima piazza; salendovi la vista è ancora più spettacolare, altra ben 31 metri, è stata costruita tra il 1709 e il 1711. La leggenda narra che a cavallo tra i mesi estivi, e solo con un cielo particolarmente cristallino, dalla cima di questa torre si può scorgere persino la città di Torino.

La vendemmia
La vendemmia

Le origini di La Morra risalgono all’epoca romana, l’abitato originario era ubicato proprio nella zona oggi conosciuta come Annunziata, dove ha sede l’azienda Marrone. Con il passare dei secoli, il borgo vide diversi attori protagonisti, dai Marchesi di Monferrato alla famiglia Falletti. Ma è solo nel 1402 che i libri di storia narrano per la prima volta la presenza del nebbiolo, assieme al pignolo, vitigno ormai scomparso. Successivamente il comune passò dalle mani del Ducato di Milano al Duca di Savoia, diverse altre casate si avvicendarono fino al 1544, epoca in cui i Francesi abbatterono il castello fortificato, il borgo fu dominato anche dagli Spagnoli, ma nel 1756 passò definitivamente ai Savoia.

vigneti in La Morra

Non ho la presunzione di scrivere un trattato di geologia sulle colline del Barolo, lascio ai geologi e cartografi l’arduo compito, riassumendo però, pare siano nate a causa del sollevamento del mare nel periodo miocenico terziario, per questo motivo sono ricche di calcare. Tuttavia la composizione è varia, e si suddivide in due macro categorie: le zone del Tortoniano ed Elveziano. E’ appassionante coglierne le differenze, perché i vini, a seconda della zona, posseggono caratteristiche ben definite. Il Tortoniano ad esempio, quello che dà origine ai vigneti La Morra e Barolo per intenderci, è ricco di marne grigio bluastre meno pressate tra loro, l’Elveziano, quello di Castiglione Falletto, Monforte e Serralunga d’Aba, più ricco di marne grigio-brune molto compatte. Volendo restringere il campo a La Morra, protagonista del mio scritto, è corretto asserire che il terreno risulta meno compatto perché composto da tanta argilla e da una percentuale importante di sedimenti fini e limo, oltre che da Marne di Sant’Agata, ovvero strati marnosi con poca sabbia. Inoltre, sono famosi i conglomerati di La Morra, costituiti da grandi strati ciottolosi, presenti quasi esclusivamente in questo comune.
Sono tutte a est dell’abitato le grandi vigne di La Morra, protette dalle colline su cui si estende il paese. I cru possono distinguersi in tre gruppi: quelli intorno alla frazione di Santa Maria, quelli della frazione dell’Annunziata e il grande vigneto intorno alla borgata di Cerequio, in comune con Barolo. L’Annunziata, a sud è da sempre protagonista, dispensa alcuni tra i cru più pregiati di La Morra: Rocche, Conca dell’Annunziata, Manzoni, Monfalletto o Gattera, Bricco Luciani, Arborina, Giachini, Bricco Rocca. Da sempre considerate degni di nota, le uve provenienti dalle Rocche dell’Annunziata, generano vini d’estrema qualità ed eleganza, maggior finezza ed armonia, tratti meno rustici e tannini leggermente più levigati. La frazione di Santa Maria, a nord del comune, considerata ricca e fertile, possiede vigne che danno vini più immediati, produzioni più abbondanti. La terza ed ultima area, quella in comune con Barolo, possiede caratteristiche completamente diverse: Brunate, 25 ettari, è tra i cru più famosi dell’intera Langa, Cerequio è una vigna di 19 ha, regala vini di buona struttura ed intensità fruttata, Ca’ nere, Fossati e La Serra altri cru degni di nota. Riassumendo sommariamente, i vini delle due frazioni, si caratterizzano per la finezza dei profumi ed una caratura meno imponente e minor intensità, i vigneti attorno alla borgata Cerequio, vivono di maggior complessità aromatica ed una struttura pronunciata.

Grappoli di nebbiolo
Grappoli di nebbiolo

Torniamo all’azienda Marrone e parliamo di agricoltura, argomento sempre più importante per comprendere l’impegno di una famiglia nei confronti del territorio, del consumatore, di tutto ciò che gravita attorno al mondo del vino. Quella di questa cantina è una scelta netta e del tutto propria, una filosofia che parte da tecniche legate alla biodiversità, ma in questi casi amo sempre riportare le frasi dei protagonisti: “Non usiamo diserbanti, ma specifici attrezzi meccanici che permettono alla pianta di difendersi dalle infestanti e allo stesso tempo di arieggiare il terreno; cerchiamo di ridurre al minimo i fenomeni di dilavamento del terreno durante le precipitazioni temporalesche che impoverirebbero il terreno di preziosi elementi minerali; utilizziamo solo concimi organici (rigorosamente selezionati), importantissimi per dare alla pianta i migliori componenti da trasferire nell’uva e al terreno di mantenere quella preziosissima microflora indispensabile alla vita delle piante.
Tutte le operazioni di gestione del vigneto vengono fatte esclusivamente a mano: a partire dalla potatura, per poter differenziare la produzione in funzione della forza della singola pianta; ad accompagnare i tralci ai loro sostegni; al traumatico diradamento dei grappoli, che sacrificherà parte della produzione per privilegiare solo i grappoli migliori; alla vendemmia, dove mani esperte selezioneranno e trasferiranno la preziosa uva in cassette forate che permetteranno all’uva di arrivare in cantine nelle condizioni ottimali”.

Paesaggio langarolo con la nebbia
Paesaggio langarolo con la nebbia

L’attività dell’azienda Marrone è svolta in due comuni ben distinti, a Castiglione Falletto, uno degli undici comuni previsti dal disciplinare di produzione del Barolo DOCG, è presente la cantina dove hanno luogo le diverse fasi di produzione e imbottigliamento; nei pressi di La Morra, più precisamente in frazione Annunziata, è ubicata un’altra cantina riservata esclusivamente all’affinamento dei vini. Oltre al mercato nazionale, i prodotti vengono esportati in tutto il mondo, soprattutto Europa e America, continenti che hanno già una certa consuetudine nei confronti dei vini piemontesi, amano distinguerne le zone e si appassionano alle differenze tra i vari comprensori. Cina, Korea e sud est asiatico, stando a ciò che riporta l’azienda, sono grandi opportunità future, ma allo stato attuale sono ancora lontani dai grossi volumi d’export, ci vorrà ancora tempo. La produzione si assesta sulle 80 mila bottiglie annue, ed una proprietà che si estende su 9 ettari vitati, circa 2 nel comprensorio del Barolo DOCG.
Veniamo ai sei vini proposti dall’azienda che racconterò con la consueta dovizia di dettagli, mi sembra doveroso visto l’impegno profuso dalla cantina. I vigneti relativi a queste etichette sono situati nella frazione Madonna di Coma in Alba; discorso a parte per il Barolo DOCG “Pichemej”, che deriva da uve allevate in La Morra, (frazione Santa Maria) e Monforte d’Alba. In merito a quest’ultimo comune è da segnalare che l’azienda è proprietaria di vigneti nella famosa MGA (menzione geografica aggiuntiva) Bussia, uno dei cru più rinomati e celebri dell’intero comprensorio.

Andrea Li Calzi

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Barolo Pichemej1999da 25 a 50 euro@@
Barolo Pichemej2000da 25 a 50 euro@@@
Barolo Pichemej2012da 25 a 50 euro@@@@@
Barolo Pichemej Riserva2005oltre 50 euro@@@@@
Barolo Bussia2013oltre 50 euro@@@@@
Langhe Rosato Dolcevita2021da 10 a 15 euro@@@@
Langhe Arneis Tre Fie2021da 11 a 14 euro@@@@
Langhe Passione2020da 15 a 18 euro@@@@
Barbera d'Alba Carlot2020da 13 a 16 euro@@@
Barolo Castellero2021da 40 a 50 euro@@@@@

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