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Barbera d’Alba Carlot 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@
Data degustazione: 01/2023


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: MARRONE – Azienda Agricola Gian Piero Marrone
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 13 a 16 euro


Ebbene sì: iniziamo l’anno nuovo con le care e vecchie buone abitudini, dunque ancora Langhe e voliamo nello specifico a La Morra, uno degli undici comuni previsti dal disciplinare di produzione del Barolo. Tra queste colline, più nello specifico nella frazione Annunziata, ha sede la cantina Marrone, ne ho parlato qui, storica famiglia del territorio che si occupa di viticultura dal 1887. Oltre un secolo di storia e quattro generazioni che hanno lavorato con la stessa determinazione ed il medesimo approccio. A condurre il gioco troviamo Gian Piero Marrone, coadiuvato dal costante impegno delle sue tre figlie: Denise, Serena e Valentina.
Veniamo al Barbera d’Alba Carlot 2020, ultima annata in commercio, da viti che hanno circa 35 anni, filari esposti a sud est ad un’altitudine di 400 metri. Le colline di Madonna di Como, Alba, sono di recente formazione geologica, il terreno, prevalentemente calcareo (calcare fine), contiene un’elevata presenza di sabbia di quarzo che si alternano a strati compatti di arenaria grigia. Riguardo il lavoro in cantina: fermentazione con macerazione a contatto con le bucce per 12-14 giorni, malolattica in acciaio e affinamento del 40 % della massa in barrique di secondo e terzo passaggio, la restante parte sempre in acciaio per circa 12 mesi. Barbera 100%, tonalità vivace, profonda, un bel rubino con ricordi violacei; buona consistenza.
Timbro olfattivo esuberante e mediamente articolato, il frutto appare maturo e si alterna a ricordi vinosi; con lenta ossigenazione: amarena, mora, prugna disidrata rinfrescate da un guizzo balsamico di eucalipto e un richiamo al terriccio umido e un velo di liquirizia. La sensazione di lieve tostatura, ancora non del tutto fusa alla materia, ricorda la vaniglia Bourbon.
In bocca l’attacco è diretto, senza fronzoli, l’energia della materia conquista i recettori del gusto e una discreta freschezza invoglia il sorso, tuttavia dominato da un tannino ancora nervoso e una lieve sensazione alcolica; è piuttosto normale, stiamo parlando di un vino ancora in fasce che dovrà stemperare, col trascorrere degli anni, l’irruenza tipica del terreno. Tre chiocciole vicinissime alla quarta, sposa perfettamente un buon piatto di polenta bramata con sugo di salsiccia.

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