Barolo Castellero 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2025
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: MARRONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 40 a 50 euro
L’Azienda Agricola Gian Piero Marrone di La Morra, i più affezionati dovrebbero ricordare il lungo articolo che abbiamo dedicato al loro impegno, è nota per non stare mai con le mani in mano, come si suol dire. Il nostro protagonista, colui che dà il nome alla cantina, è coadiuvato dal costante impegno delle sue tre figlie: Denise, Serena e Valentina. Nonostante la gamma di vini, recensita quasi interamente da noi in passato, sia piuttosto vasta in termini di etichette i Marrone non si fermano: continuano ad investire in un territorio letteralmente baciato da dio Bacco, ovvero quello del Barolo in provincia di Cuneo, tra le celebri colline della Langa del vino. Questa volta l’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) che dà il nome alla nuova etichetta che mi appresto a degustare (in anteprima) è denominata Castellero. Il suddetto cru, per dirla alla francese, è situato all’interno del comune che dà il nome alla celebre Docg istituita nel 1980. Nonostante l’ultimo decennio abbia segnato una vera e propria svolta legata al territorio, alludo al valore faraonico di alcuni vigneti e al conseguente aumento dei prezzi in relazione ad alcune etichette di Barolo, Gian Piero Marrone è rimasto con i piedi per terra. Le sue referenze sono accessibili alla maggior parte dei portafogli e raccontano storie antiche; tuttavia, attraverso la qualità costante dei vini lo sguardo è sempre orientato verso il futuro. Sto parlando principalmente della filosofia in vigna dedita al basso impatto ambientale e ai dettami della lotta integrata, con il divieto assoluto di utilizzare diserbanti di ogni specie.
L’MGA Castellero, del comune di Barolo, è esposta a sud ovest ad un’altitudine pari a 250 metri sul livello del mare. La composizione del terreno contiene prevalentemente marne di Sant’Agata fossile tipiche con alta percentuale di sabbia. L’allevamento prescelto è il guyot tradizionale e l’età media dei vigneti si aggira attorno ai quarantacinque anni. Il vino viene prodotto mediante l’utilizzo di uve nebbiolo 100%, il clone protagonista è il lampia con un piccolo saldo di michet. La vendemmia è avvenuta ad inizi ottobre, vengono effettuati tre passaggi di selezione manuale dell’uva: in vigna, sul tappeto di cernita dei grappoli interi e acino ad acino, dopo la diraspatura con scarto delle imperfezioni. La vinificazione è tradizionale con delicate bagnature del cappello, la fermentazione viene svolta a 26°C e la macerazione dura circa 25 giorni. La malolattica avviene in grandi botti da 30 Hl cui segue affinamento per due anni e mezzo con bâtonnage su fecce fini per 10 mesi. Estrema cura viene riposta nella protezione dal contatto con l’ossigeno, l’imbottigliamento avviene sotto copertura di azoto e lo stoccaggio in ambiente a temperatura controllata per minimo sei mesi. L’enologo attuale della cantina è Valentina Marrone.
Il vino si presenta al mio cospetto in vesta granata, tonalità calda e media trasparenza; mostra un buon estratto. Il timbro olfattivo non è per nulla sfacciato, si apre pian piano ed è un gioco stimolante riconoscerne i profumi. Dopo opportuna ossigenazione, squaderna ricordi riconducibili alla ciliegia matura e alle spezie dolci quali cannella e chiodo di garofano; pennellate floreali di viola impreziosiscono l’insieme unite a suggestioni agrumate, in particolare arancia rossa sanguinella. Apprezzo inoltre la parte minerale soffusa, appena sussurrata, in tandem con un’idea di erbe officinali e grafite. Gran bella evoluzione nonostante trattasi di un vino ancora in fasce. In bocca al contrario si avverta ancora tutta l’irruenza del tannino, la cui matrice è dolce ma significativa. Guai se non fosse così. L’annata è stata indubbiamente calda pur tuttavia lontana dai picchi di afa e siccità raggiunti in altri millesimi.
Ritrovo un Barolo che vuole imprimere un ricordo di piacevolezza senza per questo rinunciare alla sua caratura, al suo peso specifico dato in parte dal terroir d’elezione. Lo spessore s’avverte soprattutto al centro della bocca, dove una travolgente sapidità conquista i recettori del gusto, ben supportata dalla freschezza che invoglia la beva. Quest’ultimo aspetto mi spinge ad attribuire la quinta chiocciola perché a mio avviso stiamo parlando di un’annata che tanto avrà da raccontare in futuro. Staremo a vedere. L’ho abbinato ad un classico brasato al Barolo con contorno di purè di patate. Ottima scelta.