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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOC del Veneto: Arcole

Le Doc del Veneto: Arcole


❂ Arcole D.O.C.
(Approvato con D.M. 4/9/2000 – G.U. n.214 del 13/9/2000; ultima modifica D.M. 3/7/2023 – G.U. n.164 del 15/7/2023)


zona di produzione
in provincia di Verona: l’intero territorio amministrativo dei comuni di: Albaredo d’Adige, Arcole, Belfiore d’Adige, Cologna Veneta, Veronella, Zevio, Zimella e, parzialmente, il territorio amministrativo dei comuni di Caldiero, Colognola ai Colli, Lavagno, Monteforte, Pressana, Roveredo di Guà, San Bonifacio, San Martino Buon Albergo, Soave e la frazione di Vago;
in provincia di Vicenza: gli interi territori comunali di Lonigo, Monte, Orgiano, Sarego e Sossano;


base ampelografica
bianco (anche frizzante, spumante, passito): garganega min. 50%, possono concorrere le uve di altri vitigni di colore analogo, idonei alla coltivazione per le province di Vicenza e Verona max. 50%;
con menzione del vitigno bianchi: Pinot Grigio (anche superiore), Garganega, Chardonnay (anche frizzante) min. 85%, possono concorrere le uve di altri vitigni di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione per le province di Vicenza e Verona, max. 15%;
rosato (anche frizzante), rosso (anche riserva), nero (anche riserva): merlot min. 50%, possono concorrere le uve di altri vitigni di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione per le province di Vicenza e Verona, max. 50%;
con menzione del vitigno rossi (anche riserva): Merlot min. 85%, possono concorrere le uve di altri vitigni di colore analogo, non aromatici, idonei alla coltivazione per le province di Vicenza e Verona, max. 15%;


norme per la viticoltura
i terreni devono presentare composizione argillosa o argilloso-sabbiosa o sabbiosa. Sono pertanto da considerarsi esclusi quelli ubicati in terreni di natura torbosa, limosa o eccessivamente umidi e fertili;
le viti devono essere allevate esclusivamente a spalliera semplice o doppia, a esclusione della varietà garganega per la quale è consentito l’uso della pergola nelle sue varie forme. È fatto obbligo nella conduzione delle pergole la tradizionale potatura, a secco e in verde, che assicuri l’apertura della vegetazione nell’interfila;
per i nuovi impianti e reimpianti il numero di ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.500, a esclusione della varietà garganega, per la quale il numero di ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.000;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva di uva per ettaro in coltura specializzata delle varietà di vite destinate alla produzione dei vini e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere:

  • Garganega 18 t/Ha e 9,50% vol.
  • Pinot Grigio 15 t/Ha e 10,00% vol.
  • Chardonnay 18 t/Ha e 10,00% vol.
  • Merlot 16 t/Ha e 10,00% vol.
  • Pinot Grigio Superiore 13 t/Ha e 10,00% vol.

per la produzione massima a ettaro e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo delle uve destinate alla produzione dei vini delle tipologie «Bianco» (anche nelle versioni passito, frizzante e spumante) e «Rosso» e «Rosato» (anche nella versione frizzante), si fa riferimento ai limiti stabiliti per ciascuna delle varietà che le compongono;
le uve destinate alla produzione delle tipologie Rosso, Merlot, devono avere un titolo alcolmetrico volumico naturale minimo di 11,00% e una produzione di uva di 16 t/Ha;
le uve destinate alla produzione della tipologia «Arcole» Nero devono avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,00% e una produzione di uva di 16 t/Ha;
le uve destinate alla produzione dei vini spumanti possono avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo inferiore dello 0,5% rispetto a quello sopra specificato, purché la destinazione delle uve atte a essere elaborate, venga espressamente indicata nella denuncia annuale delle uve;


norme per la vinificazione e il confezionamento
le operazioni di appassimento, di vinificazione delle uve e di invecchiamento obbligatorio dei vini destinati alla produzione della denominazione di origine controllata “Arcole” devono essere effettuate nell’ambito delle province di Verona e Vicenza;
è consentita nell’elaborazione della tipologia Pinot Grigio (anche nelle in versione rosato o ramato) e con la menzione “superiore” l’aggiunta di mosti o vini, anche di annate diverse, appartenenti alla medesima denominazione purché a bacca bianca nel limite massimo del 15%, a condizione che il vigneto dal quale provengono le uve Pinot Grigio impiegate nella vinificazione sia coltivato in purezza varietale o comunque che la presenza delle uve della varietà complementare non superi complessivamente tale percentuale;
l’elaborazione dei vini spumanti e frizzanti deve avvenire solo all’interno del territorio della regione Veneto;
è consentito l’arricchimento, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, ad esclusione dei passiti;
i mosti e i vini idonei alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Arcole” Bianco nel rispetto di quanto disposto dal presente disciplinare, possono essere utilizzati per produrre vini spumanti ottenuti secondo le metodologie di elaborazione previste dalle normative nazionali e comunitarie;
i mosti e i vini idonei alla produzione del vino “Arcole” nelle tipologie Arcole Bianco, Arcole Rosato e Arcole Chardonnay, nel rispetto di quanto disposto dal presente disciplinare, possono essere utilizzati per produrre vini frizzanti ottenuti secondo le metodologie di elaborazione previste dalle normative nazionali e comunitarie;
la vinificazione delle uve destinate alla produzione dell’Arcole Bianco Passito o Arcole Passito può avvenire solo dopo che le stesse siano state sottoposte ad appassimento naturale, per un periodo non inferiore ai due mesi, con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale purché operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento. La resa massima dell’uva in vino per ottenere l’«Arcole» Passito non deve essere superiore al 50%;
la vinificazione delle uve destinate alla produzione dell’Arcole Nero può avvenire solo dopo un appassimento naturale di almeno 30 giorni, per almeno il 50% delle uve, avvalendosi anche di sistemi e/o tecnologie che comunque non alterino le temperature rispetto al processo naturale. La resa massima dell’uva in vino per ottenere l’Arcole Nero non deve essere superiore al 45%;
i vini delle tipologie “Arcole” Nero e “Arcole” Passito non possono essere immessi al consumo prima del 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
per il vino Pinot grigio rosato, il riferimento al colore può essere indicato anche con i suoi sinonimi di seguito elencati: Ramato, Blush, Rosé, Rosa;
i vini a denominazione di origine controllata «Arcole» Rosso e Merlot, qualora vengano sottoposti a un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni, possono portare in etichetta la qualificazione aggiuntiva «Riserva». Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve;
nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata «Arcole» con vitigno può essere utilizzata la menzione «vigna» a condizione che sia seguito dal corrispondente toponimo, che la vinificazione, elaborazione e conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione, seguita dal toponimo venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri, sia nei documenti di accompagnamento;
il vino a denominazione di origine controllata “Arcole”, deve essere immesso al consumo nelle tradizionali bottiglie di vetro fino a 12 litri chiuse con tappo raso bocca, vite a vestizione lunga e vetro a T; è consentito altresì l’uso dei contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido, nei volumi non inferiori a 2 litri;
il vino a denominazione di origine controllata “Arcole” spumante deve essere immesso al consumo solo nelle tradizionali bottiglie fino a 9 litri, tuttavia per le bottiglie di capacità fino a 0,200 litri è consentito anche l’uso del tappo a vite, eventualmente con sovratappo a fungo, oppure a strappo in plastica.


legame con l’ambiente geografico
A) Specificità della zona geografica
Fattori storici e umani
La Doc Arcole prende il nome da uno dei Comuni che ricadono nell’ambito della Denominazione. Il Comune di Arcole, infatti, sia per la localizzazione geografica al centro del comprensorio, sia per lo specifico interesse produttivo che per l’importante bagaglio storico legato alle campagne napoleoniche che tanto hanno segnato la vita e la storia di questa zona, è il punto di riferimento di tutto il comprensorio. Uno dei simboli più significativi è il ponte sul torrente Alpone e l’obelisco commemorativo del confronto tra gli eserciti francesi e austriaci tra il 15 e il 17 novembre 1796.
Oggi questo ponte può essere ritenuto il simbolo dell’Arcole Doc perché esprime la tradizione e l’intimo orgoglio di questa terra.
Qui la diffusione della vite ha certamente più di 2000 anni , grazie anche alle due vie di comunicazione che rendevano appetibile l’area alla colonizzazione romana: l’Adige (via fluviale) e la Porcilana (via stradale), ma avrà nel Medioevo nuovo vigore. La possibilità del trasporto del vino proveniente dalle zone attorno ad Arcole, contribuiva ad espandere ovunque la coltura della vite.
Tutta la zona dell’Arcole veniva indicata con il toponimo di Fiumenovo, che si identifica con gran parte della piattaforma alluvionale dove un tempo erano diffusi boschi e sterpaglie insieme a laghetti.
Negli inventari delle proprietà e nei singoli documenti di donazione, di affitto e di compravendita, sono immancabili i riferimenti al vino e alla sua produzione sviluppata dalla rete di abbazie quali San Pietro di Villanova e Lepia.
Le viti furono tenute in grande considerazione anche dalla Repubblica di Venezia. Il Colognese, compreso nella zona dell’Arcole, è stato, per la Repubblica Veneziana, una terra prediletta molto legata alla città lagunare, forniva in abbondanza vino, granaglie e canapa, di cui i veneziani non potevano fare a meno.
La DOC Arcole viene riconosciuta nel 2000 con D.M. 4/9/2000 – G.U. n.214 del 4/9/2000, per raccogliere questo rilevante patrimonio di storia e di viticoltura e per qualificare ulteriormente un importante territorio di grande tradizione tra le province di Verona e Vicenza. La particolarità di questo territorio è il terreno limoso sabbioso che conferisce ai vini caratteristiche uniche. Con la necessità di gestire e valorizzare questo importante momento di trasformazione ed evoluzione produttiva, è nato l’8 febbraio 2001 il Consorzio di Tutela.
L’evoluzione della viticoltura in questo areale è tipica di una viticoltura da pianura caratterizzata tradizionalmente da forme di allevamento piuttosto espanse con vitigni di diversa origine. Solo le professionalità degli operatori nel corso degli ultimi anni ha permesso di selezionare le varietà che meglio di altre si esprimono in questo areale. Sono stati selezionati i suoli migliori e sono stati adottati sistemi di impianto di nuova concezione proprio per esaltare al meglio le caratteristiche dei vini. I produttori hanno operato un’importante trasformazione del tessuto produttivo nel quale selezione, attenzione e competitività sono diventati valori caratterizzanti dell’azione dei viticoltori.
Questi progressi sono stati stimolati e valorizzati dal sistema organizzativo proprio di questo territorio da sempre coordinato dalle cantine cooperative, strutture che oltre a generare valore, sanno indirizzare i produttori verso quei vitigni maggiormente apprezzati dal mercato. I produttori che hanno deciso di investire in questa zona puntano al rinnovamento in vigna, rivedendo forme di allevamento e densità di impianti, il tutto a vantaggio di una grande qualità dell’uva.
Fattori naturali
Il territorio si presenta uniformemente pianeggiante nella parte sud occidentale, secondo i caratteri tipici di una pianura alluvionale, mentre la zona collinare inizia con il rilievo Motta a San Bonifacio e a oriente con una parte dei Colli Berici.
I terreni di pianura, vocati a vigna, sono quelli di natura prevalentemente “sabbioso-argilloso”. Infatti la pianura risulta morfologicamente movimentata dalla presenza di dossi, terrazzi e di scarpate con non più di una decina di metri di dislivello; i terreni sono profondi, talora dotati anche in maniera rilevante di sabbia.
La morfologia del suolo di produzione del vino Arcole DOC può essere attribuita, sostanzialmente, ai fenomeni di erosione e di sedimentazione, legati principalmente ai fiume Adige e, secondariamente, ai corsi d’acqua locali.
Questi terreni sono composti prevalentemente da depositi sabbiosi e secondariamente ghiaiosi; localmente, i depositi sabbiosi contengono percentuali variabili di limo. Le aree dove affiorano dossi limoso-sabbiosi, che si sviluppano in varie direzioni, corrispondono alle antiche divagazioni del fiume stesso. Mentre i depositi limosi di origine lessinea presentano una colorazione marronrossastra, i depositi limosi di origine atesina, invece, assumono una colorazione marron chiaronocciola.
Nell’area vicentina della zona di produzione del vino Arcole DOC, il fiume Frassine avrebbe deposto, sopra i terreni formati nell’epoca quaternaria dal ghiacciaio Adige-Sarca, uno strato di terreno alluvionale colore rosso-scuro, derivante dal dilavamento di dolomie marnose, basalti, porfidi, calcari gessosi, ecc.
L’area dell’Arcole DOC presenta un clima relativamente omogeneo di tipo continentale, con estati molto calde e afose e inverni rigidi e nebbiosi. Le temperature massime si collocano fra la seconda decade di luglio e la prima di agosto e le minime tra la prima e la terza decade di gennaio.
L’escursione termica annua è abbastanza elevata, mentre la piovosità risulta contenuta anche se ben distribuita durante l’anno.
B) Specificità del prodotto
Pur essendo numerose le tipologie di vino previste nel disciplinare di produzione, possiamo per semplicità ricondurle a tre:
• I vini bianchi sono caratterizzati da un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli quando giovane e più dorati durante l’invecchiamento. I profumi sono eleganti e sottili soprattutto per i vigneti situati sui terreni più sabbiosi. Al gusto hanno corpo snello, fragrante, sapido e aromatico, mai eccessivamente fruttati proprio per le caratteristiche dettate dal suolo e dall’ambiente.
• I vini rossi hanno da giovani colore rosso rubino intenso con tonalità tendenti al viola. Con l’affinamento il colore assume tonalità più granato. Il profumo è sempre intenso, con spiccate note di cacao, violette e lampone. Il sapore è generalmente asciutto, secco. Con l’invecchiamento aumentano la complessità e la sensazione di giusta morbidezza del vino.
• Vini rosati: il pinot grigio è una varietà che appartiene alla DOC sin dalla sua creazione, ma che ha acquisito un grande successo negli ultimi anni grazie alle spinte commerciali esterne. L’uva naturalmente produce vini di colore rosato se ottenuti con macerazione con le bucce, di colore più o meno intenso. All’olfatto vi sono note di piccola frutta rossa e floreale. Al sapore si presenta sapido anche con un leggero residuo zuccherino. I profumi sono eleganti e sottili soprattutto per i vigneti situati sui terreni più sabbiosi.
• Arcole Nero: si ottiene con l’appassimento del 50% delle uve. Il colore che passa dal rosso rubino con riflessi violacei al colore rosso rubino tendente al granato e, per quelli molto invecchiati, al granato. Il bouquet è articolato e complesso. Il corpo è ricco, con tannini morbidi di buona struttura e persistenza.
C) Legame causa effetto fra ambiente e prodotto
In un contesto pedologico alquanto variegato, è la componente limoso-sabbiosa a caratterizzare con più continuità questo territorio dando ai vini caratteristiche e riconoscibilità ben definite.
I vini bianchi dei terreni più sabbiosi esprimono profumi eleganti e sottili, un’importante espressione aromatica e un moderato contenuto alcolico; essi manifestano il massimo della loro piacevolezza nei primi anni di vita. I vini rossi dei suddetti suoli, associati al clima molto caldo fra luglio e agosto, e a una piovosità contenuta, esprimono vini di buona struttura ma in genere bisognosi di arrotondare il loro carattere con qualche anno in bottiglia.
Sono infatti le competenze specifiche dei produttori che permettono di ottimizzare i risultati enologici e di valorizzare al meglio le diverse varietà coltivate nell’area.
Per le tipologie Arcole Nero e Passito, il metodo tradizionale dell’appassimento e dell’affinamento utilizzato tradizionalmente dai produttori determina in modo significativo il risultato finale del vino. I vini come questi, hanno un colore carico con tonalità violacee, il profumo diviene fruttato ed etereo.
Il gusto è ampio, armonico, con sensazioni speziate e balsamiche perfettamente amalgamate alla presenza di tannini morbidi. Durante l’affinamento in bottiglia il colore evolve al classico granato e i profumi e le sensazioni retro nasali assumono note eteree di frutta rossa sotto spirito.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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