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Il vino nel bicchiereSimposi

Una serata, un grande oste e due invitati d’eccezione: Patriglione e Notarpanaro. La verticale

Francesco Nacci“Che cosa volete bere stasera a cena?” – “Beh, una verticale di Patriglione non sarebbe male. Scherziamo ovviamente. Decidi tu tranquillamente”. Mai sfidare un appassionato vero, oltre che ristoratore di classe. Lui le bottiglie le conserva realmente, e bene. Le mette via per vedere l’effetto che fa, dopo anni, e non è assolutamente detto che poi le inserisca tutte in carta per mostrare i muscoli sfoggiando intere pagine dove cambiano solo due numeri (annata e prezzo), ma il nome è sempre lo stesso. “Alcune annate me le tengo io e le bevo con chi dico io”.
Sicché, sedersi poi a tavola una sera e vedere da una parte il patron del ristorante intento nelle operazioni di religiosa stappatura di una sterminata serie di bottiglie ed altrettanti bicchieri davanti a te, può strappare anche la lacrima. L’anfitrione si chiama Francesco Nacci: conduce insieme alla moglie Evelyn Fanelli il Relais La Fontanina a qualche chilometro da Ceglie Messapica, immerso tra gli ulivi secolari di una zona sospesa a metà strada tra il mare e la collina, tra la fine della Valle d’Itria e l’inizio del Salento. Una struttura complessa, ricca di confort, tranquillità ed una cucina di grande classe, dove preparazioni tipiche pugliesi e materie prime del territorio riescono a fondersi con grande naturalezza insieme alla fantasia dei cuochi.
Per spezzare il tour di visite tra aziende del Salento, con un focus orientato prevalentemente ai vini rosati, coordinato dal giornalista Franco Ziliani e organizzato dall’Associazione Buona Puglia a completamento dell’evento “Rosati in Terra di Rosati“, due verticali di Patriglione e Notarpanaro sono state parentesi inattese quanto di grande interesse.
Difficile presentare i vini che nacquero dal connubio tra Cosimo Taurino e Serverino Garofano. Non furono (o sono) l’unico esempio virtuoso in Puglia: il Graticciaia ed il Vigna Flaminio di Agricole Vallone oppure gli incredibili vini, dal rapporto qualità/prezzo esemplare della Cantina Sociale di Copertino, rappresentano due dei tanti esempi di una produzione ai massimi livelli che l’enologo irpino, trapiantato in Puglia, ha mostrato in tanti anni di attività di saper condurre con grande maestria. Opera che ora continua nella sua azienda a Copertino, coadiuvato dal figlio Stefano.
L’esempio concreto è nel bicchiere, sempre, al di là di proclami e promesse: la prova lampante che il vino di questa regione poteva essere anche grande, grandissimo, emozionante, elegante, anche a distanza di anni. “Principe del Salento” è probabilmente la definizione migliore, usata da Luciano Pignataro in una bella intervista a Severino Garofano pubblicata nel 2007 sulle pagine del suo blog (vedi).
Due verticali, quindi: negroamaro e malvasia nera di Lecce in due versioni storiche dell’enologia pugliese. Il Patriglione e il fratello minore (ma non troppo) Notarpanaro di Cosimo Taurino.

Patriglione - Cosimo TaurinoPatriglione 1988
Crepuscolare nei toni: alla riduzione iniziale, alle note quasi brodose, il tempo concede poi liquirizia ed agrume, ciliegie sotto spirito ed un tocco di cacao. Una bocca succosa, sapida, minerale insieme ad una trama tannica ancora potente e di gran tessitura, mostrano un vino di bella maturità e vivacità.

Patriglione 1993
È timido a darsi. Il dovuto tempo nel bicchiere non agevola il quadro aromatico a donarsi in tutta la sua complessità. Sottile, a note di radice di liquirizia alterna tocchi di sottobosco e funghi. In bocca il tannino non ha la stessa eleganza di altri millesimi, ma non pecca certo in beva ed espressività.

Patriglione 1994
Intenso e prepotente, non ti concede un attimo di tregua: le note di erbe officinali caratterizzano il naso con grande finezza e la fusione tra liquirizia e ciliegia sprigiona una dolcezza di grande suadenza. Tannino vivo, quasi giovanile nella sua trama ancora vibrante, sfodera un centro bocca largo, teso e di grande lunghezza. Gran vino.

Patriglione 1995
Note di pesca ed una balsamicità dolce, con tocchi mentolati ed un connubio tra liquirizia e ciliegia sempre di grande finezza. Non ha l’intensità del ’95 né la sua bella apertura aromatica, ma dalla sua una coerenza precisa. La materia non manca in bocca, un tannino di buona trama ed un succo vivo e fresco lasciano spazio ad un finale lievemente amarognolo.

Patriglione 1997
Potente, balsamico, con un frutto denso, maturo, che alle note di ciliegia unisce anche quelle di prugna. E’ un vino di impatto, a tratti troppo alcolico, ma di grande intensità. In bocca paga più di altri, compreso il 1988, un’evoluzione già molto spinta a tratti stanca con un tannino sfibrato e senza la tensione avvertibile ancora in campioni con più anni sulle spalle.

Patriglione 1999
Il cambio stilistico rispetto alle annate precedenti è ben avvertibile: alla maturità del frutto ed a lievi note di erbe officinali si unisce una generale dolcezza, quasi in confettura a tratti monocorde. Tannino difficile e non omogeneo, equilibrato, a tratti asciugante e ruvido. Lunghezza di buona espressione con un finale con note affumicate, quasi di incenso.

Patriglione 2000
Dolcezza e note di ciliegie sottospirito. Pulito, ben espressivo, fatica a trovare il giusto equilibrio tra definizione aromatica e alcol. Bocca di buona materia e lunghezza, ma con un tannino amaro, non ben integrato.

Patriglione 2001
Balsamicità e liquirizia dolce, ciliegia sotto spirito ed una potenza che deve ancora domarsi e raffinarsi. C’è struttura e materia di bella qualità in bocca, anche se il tannino asciugante e contratto rende al momento la beva non agevolissima.

Notarpanaro - Cosimo TaurinoNotarpanaro 1988
Come il fratello maggiore della stessa annata, lasciatasi alle spalle iniziale riduzione, assume toni di sottobosco e funghi secchi insieme a raffinate note di radice di liquirizia e mon chéri di grande eleganza. Non è larghissimo in bocca, ma non pecca certo di struttura e vivacità.

Notarpanaro 1990
È, inaspettatamente (ma forse, vista l’annata c’era da aspettarselo), il miglior vino tra le due batterie: riesce a coniugare insieme eleganza e potenza in modo mirabile. Subito espressivo, aperto, ha note di rosmarino, di ciliegie e piccoli frutti di bosco insieme, note minerali e balsamiche nitide e fini. In bocca ha quel magico equilibrio tra freschezza ed un tannino fine, delicato, ma di nerbo e tattilità insieme.

Notarpanaro 1994
Rabarbaro, pepe verde, chiodi di garofano, liquirizia. Improvvise fiammate del frutto, intenso ed aperto con le sue note di ciliegia e fichi e repentine chiusure indicano un vino ancora vivo ed in fase evolutiva. Bocca gradevolissima, fine, delicata e succosa insieme con una progressione della persistenza di gran classe ed un tannino che non raggiunge l’eleganza del 1990, ma gli si avvicina.

Notarpanaro 1997
Come il fratello maggiore, in quest’annata potente e alcolica, anche il Notarpanaro non riesce ad emozionare come ci si aspetterebbe. Note cotte, evolute si alternano ad un frutto alcolico e maturo. In bocca la vivacità della componente acida ravviva ancora un vino non ben equilibrato nella trama tannica.

Notarpanaro 2001
Stile dolce, se vogliamo un po’ scontato stilisticamente: note animali ed anche verdi, lasciano spazio ad una buona definizione del frutto, ciliegioso e dolce. Bocca contratta, con un tannino ancora asciugante e scisso dal resto delle componenti.

Alessandro Franceschini

Alessandro Franceschini

Giornalista free-lance, milanese, scrive di vino, grande distribuzione e ortofrutta, non in quest'ordine. Dirige il sito e la rivista dell'Associazione Italiana Sommelier della Lombardia, è docente in vari Master della Scuola di Comunicazione dell’università Iulm di Milano, è uno dei curatori della fiera Autochtona e collabora con testate come Myfruit, l'Informatore Agrario e le pagine GazzaGolosa della Gazzetta dello Sport. In passato, oltre ad aver diretto la redazione di Lavinium.com, ha collaborato con la guida ai ristoranti del Touring Club e con la guida ai vini de L'Espresso. È stato uno degli autori dell'Enciclopedia del Vino di Dalai Editore, del volume "Vini e Vignaioli d'Italia" del Corriere della Sera e del libro "Il vino naturale. I numeri, gli intenti e altri racconti" edito dalla cooperativa Versanti.

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