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A Roma 10 anni di Taurasi della famiglia Lonardo


Pochi giorni fa si è svolta a Roma con grande successo, nella sala meeting dell’hotel Excel, la “Prima Verticale Storica“, indietro di 10 annate del Taurasi dell’azienda Contrade di Taurasi. L’evento è stato organizzato da Marina Alaimo e curato da Paolo Mazzola e Andrea Petrini di Slow Food Roma per la location romana e per alcune indimenticabili degustazioni collaterali.
La storia di un vino, la sua capacità di evolversi restando fedeli ai principi fondamentali della tradizione e in grado di esprimere al meglio un territorio sono gli elementi che più attraggono i consumatori. Raccontare una verticale è qualcosa di inusuale, ma, in questa circostanza, ci sono stati molti aspetti importati.
L’Aglianico, e quello di Taurasi in particolare, è un vino che si produce, ormai, da millenni, ma la commercializzazione come vino di qualità è relativamente recente; non è frequente, quindi, poter partecipare ad una verticale di questo vino, né, tantomeno, avere la possibilità di assaggiare vini che risalgano alla prima metà del secolo scorso come accade, per esempio, con il Brunello!
Le difficoltà che questo vitigno oppone sono legate al fatto che l’uva ha bisogno di tempi lunghi in vigna per una completa maturazione fenolica ed il vino che se ne ottiene necessita di tempi molto lunghi di maturazione per il suo imponente tannino. Questo vitigno si è acclimatato sulla dorsale appenninica ed, inoltre, non è un caso che le migliori espressioni si hanno su terreni collinosi di origine vulcanica: dal vulcano di Roccamonfina, sul monte Taburno, in Irpinia, sulle pendici del Vesuvio ed in Basilicata in zona Vulture.

Abbiamo assaggiato annate dal 1998 al 2008, saltando solo la 2002 e la 2006: in questo lasso di tempo si sono verificati cambiamenti importanti dell’azienda, che abbiamo ritrovato riflessi nei vini assaggiati. Di Contrade di Taurasi ho già dato alcuni accenni in un precedente ►articolo. Il vino è parte essenziale della tradizione aziendale da alcune generazioni, per il consumo familiare e per la vendita delle uve; nel 1998 nasce il marchio “Contrade di Taurasi”, per volere di Sandro Lonardo, che nello stesso anno inizia ad imbottigliare e commercializzare il proprio vino.
La filosofia della neonata azienda si basa sull’uso esclusivo delle proprie uve (ottenute su poco più di 4 Ha di vigneto), utilizzando nuovi metodi e tecnologie, sia nel vigneto che in cantina, in soccorso e nel rispetto della tradizione; uso dei soli leviti indigeni e forte impegno nella ricerca e sperimentazione.
L’anno successivo, nel 1999, arriva Maurizio De Simone, un enologo che ha una concezione del vino che sposa perfettamente la loro filosofia e nei primi anni 2000, con l’inizio della collaborazione del Prof. Giancarlo Moschetti, inizia la sperimentazione della vinificazione con lieviti autoctoni prelevati in vigna, selezionati e moltiplicati in colture di laboratorio, e dalla vendemmia 2005 vengono utilizzati quei lieviti. Nel 2011 cambia l’enologo: Vincenzo Mercurio dirige le operazioni in cantina; un ampio bagaglio culturale maturato in Francia ed in Italia, ha una mano leggera e per niente invasiva, grande rispetto per la materia prima da cui proviene la qualità del vino.
Ho ricordato queste notizie sull’azienda perché questi avvenimenti si sono riflessi sulle annate dei vini assaggiati. Oggi l’azienda è guidata, sia in vigna che in cantina, da Antonella Lonardo, figlia di Sandro, e da suo marito Flavio Castaldo, Archeologo ed autore di libri (Archeologia dei Vini in Campania) e pubblicazioni varie; ma la ricerca e la sperimentazione è ancora parte integrante dell’Azienda.
Sandro Lonardo e Flavio Castaldo ci hanno raccontato la storia dell’azienda mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei vigneti a “starsete”, situati sui 400-450 metri s.l.m., da cui provengono le uve.
La degustazione viene condotta da Luciano Pignataro, responsabile Slow Wine Campania e Basilicata, affiancato da Fabio Turchetti responsabile Slow Wine Lazio e Marina Alaimo, giornalista enogastronomica.

La verticale di Taurasi

Inizia la lunga kermesse con l’annata 1998: si va in ordine progressivo, dalla più vecchia alla più giovane, proprio per raccontare meglio le evoluzioni aziendali. Annata normale, per certi versi problematica, comunque non strepitosa. Le escursioni termiche sono state di 10-15° C e con punte massime di 34°C. Inizialmente si distinguono profumi di fiori e frutta (viola mammola e ciliegia), poi arrivano carrube e cenere a sovrastare con un refolo di acidità scomposta. Alla gustativa dà subito la sensazione di grande pulizia; frutta, cenere e tannino invadono la bocca; è sapido e fresco; si distingue la mela annurca; è leggermente monocorde, ma persistente e chiude con una nota leggermente amarognola. Sembra più giovane dei suoi 14 anni.
Valutazione: @@@@

L’annata 1999 ha avuto un andamento climatico regolare, anzi, ottimo: inverno rigido, primavera ed inizio estate con abbondanza di piogge, un’estate calda ma non troppo. La vendemmia è stata leggermente tardiva, cosicché Maurizio De Simone, l’enologo chiamato nel team, ha potuto fare un esordio con una materia prima di gran qualità. Al naso i profumi di fiori e frutta sono inizialmente intensi e, poi, fugaci; si riesce comunque a distinguere viola e marasca. Subentrano, quindi, note di cuoio, carrube, terra, cenere; le note balsamiche accompagnano una notevole acidità, che si avverte già al naso. In bocca si ritrova un insieme di frutta rossa, cenere ed un tannino raffinato intessuti fittamente ed accompagnati da una intensa freschezza per suggellare una persistenza lunghissima.
Valutazione: @@@@@

L’annata 2000 è stata un’annata molto calda e le conseguenze si avvertono nel bicchiere. I profumi sono poco intensi e scarsamente persistenti; si riesce appena a distinguere la viola e della frutta rossa insieme a speziatura, terra, note di cuoio, buccia d’arancia ed una sensazione di acidità volatile. Alla gustativa è sicuramente più convincente: al fruttato si accompagna la cenere, note cioccolatose, un ottimo tannino, una elevata acidità e sapidità; il tutto in un buon equilibrio.
Valutazione: @@@@

L’annata 2001 è stata inizialmente problematica: una gelata occorsa il 25 Aprile ha bruciato quasi tutti i nuovi germogli. La seconda germogliatura, iniziata con molto ritardo, ha portato una quantità molto bassa e caratterizzata da grappoli molto piccoli, ma di ottima qualità; di conseguenza la macerazione è stata protratta per circa 60 giorni. Viola, cenere e sottobosco caratterizzano l’olfatto con spruzzate di acidità e note salmastre e speziate. Alla gustativa frutta, acidità, sapidità e cenere accompagnano i grandi tannini in un perfetto equilibrio strutturato e consistente.
Valutazione: @@@@@

L’annata 2003 è stata molto calda, ma le escursioni termiche sono state notevoli ed hanno mitigato l’afa; la macerazione è stata moto lunga: tra 90 e 120 giorni. E’ un’annata alla quale sono rimasto “affezionato”: lo spettro olfattivo è molto variabile e dinamico; la viola e la marasca sono accompagnate da note balsamiche, vaniglia, note iodate, cuoio ed anche qualche erba aromatica fresca. Alla gustativa la frutta è accompagnata da un tannino elegante e la grande concentrazione ci dona tanta persistenza.
Valutazione: @@@@@

L’annata 2004 è stata un’annata di transizione fra la precedente e la seguente. L’andamento climatico è stato molto regolare e la vendemmia è stata tardiva, ma l’innovazione avviene in cantina: le barriques lasciano il posto ai tonneaux. I profumi di viola, ciliegia e carrube sono accompagnati da un fastidioso odore “minerale”. Alla beva risulta molto più “regolare”: frutta rossa, sapidità e cenere sono accompagnate da un imponente tannino e da una acidità ancora molto “giovane”. E’ l’annata in cui si sente più di tutti la presenza di un’importante tasso alcolico.
Valutazione: @@@@

Coste e Vigne d'AltoLa 2005 è l’annata che più delle altre è stata caratterizzata dall’innovazione: l’utilizzo dei lieviti autoctoni precedentemente prelevati nel vigneto, selezionati e moltiplicati allo scopo. E’ un vino che si esprime su valori molto alti sia all’olfattiva che alla gustativa. Appena versato nel bicchiere soffre ancora di qualche sbavatura, ma ben presto la viola e la frutta rossa prendono il sopravvento, accompagnate da buccia d’arancia, carrube, note di cuoio e iodate. In bocca sono tante le sensazioni che dona: ciliegia, cenere, fumo, freschezza intensa, un tannino imponente ed elegante; è sapido, consistente e intensamente persistente. Sicuramente quello che ho preferito in tutta la serata.
Valutazione: @@@@@

La 2007 è un’ottima annata, anch’essa al di sopra della media: molto regolare in vigna, gode di procedure ormai consolidate in cantina. Profumi ancora molto freschi di viola e frutta rossa, accompagnati da carrube e cenere. In bocca la frutta fresca è accompagnata dalla sapidità e da un tannino persistente, morbido, pulito e fresco.
Valutazione: @@@@@

In ultimo abbiamo assaggiato in anteprima l’annata 2008, solo da un anno in bottiglia. E’ palese sin dalla mescita nel bicchiere che siamo di fronte ad un vino giovanissimo e brioso; i profumi che emana sono intensi e pervasivi: viola, frutta fresca e buccia d’arancia sanguinella; mentre i profumi di carruba e le note cinerine sono appena abbozzate. Alla gustativa vinoso, fruttato e fresco, il tannino è accompagnato dalla cenere e la consistenza lo rende persistente.
Voto: @@@@@

E, sempre in anteprima, abbiamo assaggiato due splendidi crus 2008: Vigne D’Alto e Coste, la cui produzione ha avuto inizio nel 2007. Sono due vini molto giovani, ma molto promettenti.
Il Vigne d’Alto viene prodotto su un terreno molto particolare a circa 400 metri d’altitudine: lo strato superficiale, per una profondità variabile fino a 2 metri, è costituito da ceneri. L’allevamento è a starsete e le viti hanno un’età media di 60 anni. Il Coste, invece, viene prodotto su un terreno argilloso-calcareo ad un’altitudine leggermente più bassa (320 m.s.l.m.) e le viti hanno una età compresa fra i 20 ed i 40 anni.
I due vini sono molto simili: profumati e fruttati al naso, consistenti, fruttati e freschi in bocca. Una leggera differenza nel tannino fa pendere la preferenza verso il Coste: una nota balsamica ed un tannino più pulito e levigato, lo rendono più elegante e pronto. Stiamo parlando, però, di due vini sui quali è ancora prematuro esprimersi. Se ancora ne volevamo la dimostrazione, in questa verticale si è evidenziata la caratteristica principale dell’Aglianico: è un vino longevo e con una straordinaria capacità di evolvere nel tempo; è un vino che va aspettato nei suoi lunghi tempi di maturazione con molta pazienza.

Il Grecomusc'Finalmente abbiamo potuto abbinare ai vini nei bicchieri alcuni prodotti alimentari: una Focaccia bianca morbida e croccante del forno di Veroli di Franco Sanità; il fragrante Pane di Montecalvo dell’Az. La Pacchiana; una gustosa Mozzarella di Bufala del Consorzio “Mozzarella di Bufala DOP”; un eccezionale Pecorino maturato in grotta del Caseificio De Juliis: stagionato, ma con una gradevole freschezza gustativa; il Capocollo di Mario Carrabs profumato, saporito e dolce; un inconfondibile Pecorino Carmasciano dell’Az. D’Apolito.
Un calice di Grecomusc’ ha accompagnato il Gelato al Grecomusc’ dell’artigiano Roberto Troiani. Vino affascinante, perché è un vino fresco, agrumato, materico eppure elegante e persistente. Alla fine del 2011 si è svolta a Napoli la prima verticale di Grecomusc’, un vino iniziato a produrre solo nel 2004.
E la ricerca aziendale continua. Oggi la sperimentazione è rivolta sempre ai lieviti indigeni, ma prelevando una piccola quantità di uve circa una settimana prima della vendemmia e ponendole in fermentazione (cuvée); quando in cantina arriva la massa delle uve, la fermentazione nei tini viene avviata dai lieviti presenti sulle uve già in fermentazione.

Antonio Di Spirito

Il vino ha sempre fatto parte della sua vita; dal 1974 vinifica le uve acquistate e nel 1981 ha impiantato una piccola vigna che coltiva tutt'oggi, sempre per il consumo familiare. Dal 2006 si è dedicato interamente al mondo del vino; dopo aver seguito tanti corsi, ha ricoperto il ruolo di docente alla Rome Wine Academy School, organizzando e guidando degustazioni, partecipando alla stesura di una Guida annuale ai Migliori Vini e curando la pubblicazione del New Wine Journal online. Dal 2011 è Free Lance Wine Journalist. Dal 2013 collabora con "Lavinium" e dal 2014 anche con "LucianoPignataro WineBlog". Dal 2014 è Giudice Internazionale al "Concours Mondiale de Bruxelles" e dal 2016 è Membro delle Commissioni di Valutazione del Concorso Enologico Internazionale "La Selezione del Sindaco". Nel 2015 ha partecipato alle selezioni ed alla scelta dei vini della guida Slow Wine 2016 per la Sardegna e nel 2016 ha fatto parte del panel di degustazione per le selezioni e la scelta dei vini della guida Guida "I vini d'Italia" de L'Espresso.

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