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Christoph Künzli (Le Piane): “Io credo nel vino”

Christoph KünzliConoscere Christoph Künzli è un’esperienza molto istruttiva a livello umano, ancora prima di esserlo per i vini. O meglio, lo è per i vini, proprio perché lo è a livello umano. Ogni cosa ha una sua logica ed un suo perché e Christoph, da bravo svizzero di formazione ingegneristica, lo sa bene.
Le prime due cose che si notano incontrandolo sono lo sguardo intelligente e determinato dietro gli occhiali e il suo sorriso ampio, luminoso e sincero. Un sorriso talmente vero e bello che difficilmente lo si scorda. Come anche la determinazione ferrea e senza compromessi che illumina gli occhi di questo vignaiolo elvetico…
Le grandi cose nella vita nascono sempre da un grande sogno e da una grande passione. Senza passione e sogni non si va da nessuna parte, ma essi da soli non bastano. Ci vuole un grande impegno, determinazione e perseveranza per trasformare il sogno in qualcosa di reale, tangibile e concreto. Christoph Künzli è uno dei pochi vignaioli che conosco in cui coincidono queste due importantissime qualità: una autentica, pura e ispirata passione unita ad un chiaro, realistico e concreto piano d’azione.
Non c’è vento favorevole per la nave che non sa dove vuole andare” dice il vecchio detto popolare, ma Christoph non ha mai avuto questo genere di problemi. Sognatore e ispirato, ma nello stesso tempo razionale, intraprendente e preciso “come un orologio svizzero”, di passi falsi ne ha fatti ben pochi, per non dire nessuno, in questa sua avventura a Boca partita negli anni ’90.
Con Boca è stato amore a prima vista. “Era il posto che cercava me, ci siamo riconosciuti quando ci siamo incontrati e ci siamo subito amati” spiega Christoph sorridendo.
Insieme all’amico enologo Alexander Trolf fanno una serie di viaggi nella zona di Boca e rimangono stregati dalla bellezza selvaggia del posto e dalla magia dei suoi vini. Vini dal fascino unico: un nebbiolo molto diverso dal cugino langhetto: più minerale, più snello, più drammatico e teso, austero da giovane e incredibilmente saggio e profondo da vecchio… Boca è in effetti la zona viticola più a nord-est e più alta del Piemonte (420-520 s.l.m.) , ciò spiega la freschezza che contraddistingue i suoi vini.
La notevole mineralità e complessità sono dovute invece al terreno porfido di origine vulcanica, un tipo di terreno molto particolare, ghiaioso in superficie, praticamente unico nel suo genere in Italia.

Il bosco tra le vigne di Boca

Storia di Boca: ascesa e decadenza
Boca vanta come tutto l’Alto Piemonte una tradizione viticola molto ricca ed antica. Nei secoli passati è stata la regione più avanzata e importante d’Italia con oltre 40.000 ettari vitati, successivamente la viticoltura è stata abbandonata per via della forte industrializzazione della zona, tessile e rubinetteria in primis. Oggi, per fare un confronto, ci sono circa 800 ettari vitati, il momento più drammatico è stato agli inizi degli anni ’90, quando erano rimasti meno di 10 ettari di vigneto e la denominazione era sulla soglia dell’estinzione e dell’oblio…

Antonio Cerri, il vecchio moicano
Mio padre non amava nulla quanto il vino e la sua vigna
tratto da una lettera del figlio

Christoph arriva a Boca negli anni 90 insieme all’amico Alexander nel periodo più buio della storia della denominazione, quello in cui si è più vicini allo sprofondamento nell’oblio. Il “momento della verità” è quello dell’incontro con Antonio Cerri, uno degli ultimi vignaioli di Boca all’epoca ottantenne, uomo schivo e di poche parole, piemontese nell’indole, profondo e introverso, con un immenso amore rinchiuso dentro di sé che riversava sulle sue viti. Cerri era un grande vignaiolo, dotato di quella saggezza istintiva che solo la Natura può insegnare, capace di coltivare le sue vigne con estrema cura e sapienza, facendo dei vini unici. Dei grandi vini.
Mi ricordo che la prima volta che ho assaggiato i vini del Cerri sono rimasto stupito. Non avevo mai bevuto finora nulla del genere in vita mia. Cerri era uno che aveva capito. Non aveva studiato, era un contadino, ma lui aveva capito tutto, eccome se l’aveva capito…” racconta Christoph.
Ci vuole un po’ di tempo prima che Cerri, diffidente e scettico da bravo piemontese, decida di affidare le sue amate vecchie vigne ad uno svizzero, ad uno straniero, ma conoscendo meglio Christoph capisce che è l’uomo giusto per il passaggio del testimone. In lui vede quell’erede di Boca che saprà portare il suo vino in alto. Il tempo gli darà ragione. La sua intuizione non verrà delusa.

Antonio Cerri

La rinascita
L’acquisizione dei vecchi vigneti del Cerri e di altri piccoli appezzamenti di bosco nelle migliori posizioni per reimpiantare vigneti, segnano l’inizio di una nuova pagina della storia di Boca, quella della nascita di →Le Piane. Purtroppo un tragico episodio affligge il nuovo progetto, la prematura scomparsa di Alexander Trolf in un incidente stradale. Christoph continua il sogno dei due amici da solo, sostenuto da un gruppo internazionale di amatori del vino che credono in Boca e nella rinascita dei suoi vini. Oggi l’azienda Le Piane possiede 8 ettari di vigneti ed è il portabandiera della denominazione.

La filosofia di Le Piane – preservare e valorizzare
Semplificando le cose, la filosofia di Le Piane può essere sintetizzata come una filosofia di recupero, di preservazione dell’eredità del passato, atta alla rinascita e alla valorizzazione del patrimonio del territorio. Ho cercato di schematizzarla dividendola in 4 filoni: Terra, Vigna, Vitigno, Uomo.

Terra
Il grande terroir di Boca: un terroir unico nel centro d’Europa
Il sogno di Christoph è quello di esprimere e valorizzare il terroir vulcanico di Boca, unico nel suo genere in centro Europa, un terreno ricco di porfido di origine vulcanica, ghiaioso in superficie. La forza di Boca sta nella combinazione singolare tra terra e microclima che conferisce un carattere irripetibile ai suoi vini. L’altitudine, il mite clima prealpino con autunni caldi e privi di nebbia, ma con escursioni termiche importanti, conferisce ai suoi vini freschezza e aromaticità, uniti ad una buona maturazione del frutto. Le colline a nord proteggono i vigneti dai venti freddi e le rese naturalmente basse delle vecchie vigne garantiscono una grande uva, concentrata e complessa.
Le vigne sono immerse nei boschi del Parco Naturale di Monte Fenera, la biodiversità e l’equilibrio della natura circostante si traducono a loro volta in vini armoniosi e vitali. I vigneti sono coltivati in regime biologico pur non certificato, Christoph va infatti anche “oltre” il biologico, è riuscito a dimezzare negli ultimi anni l’utilizzo di rame in vigna impiegando preparati naturali a base di alghe. Tutto questo allo scopo ultimo: procurare alle viti il massimo vigore ed energia per poter svolgere la loro missione, esprimere la grandezza del terroir di Boca…

La vecchia cantina

Vigna
Le maggiorine: eredità storica
Le Piane si è posta come obbiettivo quello di preservare il peculiare ed antico sistema di impianto che contraddistingue la viticoltura novarese: le maggiorine. Questo sistema di coltivazione, praticato nella zona da tempi remotissimi, probabilmente ancora prima dell’arrivo dei romani, è stato per centinaia di anni l’unico modo di coltivare le viti a Boca, oggi purtroppo è quasi scomparso.
Il sistema consiste in tre viti che si sviluppano ai quattro punti cardinali formando un quadretto ” maggiorino”. Nel corso dei secoli ci sono state varie modifiche al sistema rendendolo perfettamente adatto al lavoro manuale. I vigneti a maggiorina di Le Piane sono stati piantati tra il 1910-1920: in buona salute, producono tutt’oggi uva di poca quantità, ma di grande qualità preservando l’importante patrimonio viticolo storico unico di questo territorio.

Vitigno
La vespolina – la rivincita di una varietà sottovalutata
Oltre alla riscoperta di un territorio semi-scomparso e al recupero di un sistema di allevamento semi-abbandonato, Le Piane si è posta un altro importante obiettivo, quello della rivalutazione della vespolina, vitigno storico nel territorio di Boca, rimasto sempre un po’ “offuscato” dalla gloria del re nebbiolo. Boca non sarebbe però Boca senza la vespolina, essa, con la sua speziatura e dolci note floreali sostiene la struttura del nebbiolo senza coprirla, la arricchisce e le conferisce maggior complessità.
Pur essendo aggiunta in piccole percentuali (15% per disciplinare della DOC), la vespolina ha un ruolo importante nella determinazione del carattere singolare dei vini di Boca. Perciò, per quanto difficoltosa da allevare e sensibile alla umidità e alle malattie, esige di essere preservata, perché il Boca senza la vespolina, non sarebbe più Boca…

Vecchie e nuove bottiglie

Uomo
L’eredità del Cerri
La figura di Antonio Cerri, il vecchio vignaiolo scomparso a fine anni ’90, fa parte della storia dei vini di Le Piane e ne farà parte sempre. Cerri è onnipresente nei racconti di Christoph, racconti sinceri e di grande umanità, storie di rispetto ed ammirazione per una grande persona che amava profondamente, visceralmente il vino e la sua vigna. Un legame Uomo-Vigna talmente forte e intenso, da prendere certi tratti quasi metafisici, superando i confini tra vita e morte:
Mi ricordo agli inizi, quando abbiamo ripreso a fare noi il vino succedevano delle cose strane. Si inciampava il trattore in vigna, si rovesciava sempre qualcosa in cantina… Cerri era uno che voleva sempre fare le cose di testa sua, vedendoci da lì toccare le sue cose in cantina e la sua vigna gli avrà creato scompiglio… Poi con gli anni, quando ha visto che le cose andavano bene e che i vini erano buoni e piacevano, si è calmato” racconta Christoph sorridendo.

Il tributo alla figura del vecchio Cerri e la sua eredità è una delle priorità nel progetto di recupero e valorizzazione del territorio di Boca di Le Piane. I vini di Antonio Cerri, le sue vecchie annate, frutto di un immenso amore e di una profonda dedizione, pur dopo la sua morte, hanno raggiunto grazie all’impegno di Christoph la fama mondiale che si meritavano. Ho avuto la fortuna di assaggiarli e posso dire in tutta sincerità che ho bevuto ben pochi vini di tale profondità, vitalità e bellezza.
Ritengo le vecchie annate di Antonio Cerri tra i più grandi vini della mia vita e sicuramente tra i più emozionanti. E credo che quella, la rivincita umana, sia forse alla fine la cosa più importante… Grazie a Christoph Künzli e a tutti quelli che portano il territorio di Boca ed i suoi vini nel cuore.

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