Vini ad Arte 2015: il Romagna Sangiovese fra menzioni geografiche e degustazioni

Sono tornato con piacere a Faenza per Vini ad Arte il 22 e 23 febbraio scorsi, la Romagna è una terra che al pari di altre merita approfondimenti e maggiore conoscenza. Certo, quando entriamo nel mondo del sangiovese, dobbiamo innanzitutto renderci conto che i confronti con altre zone dove il vitigno è tradizionalmente presente, possono essere piuttosto fuorvianti, qui si esprime in modo diverso, anche se tuttora non del tutto chiaro, nonostante i lodevoli sforzi che dal 2006 ad oggi sono stati fatti per identificarne le cosiddette “menzioni geografiche”, ovvero le sottozone che rappresentano una ulteriore ripartizione all’interno di quelle cinque macroaree che erano state individuate nel 2002 dall’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, corrispondenti ai comprensori di Imola, Faenza, Forlì, Cesena e Rimini.
Sulla carta io non ho dubbi che quelle differenze ci siano, basta andarsi a vedere le composizioni dei suoli – dalle argille evolute di Predappio alle sabbie molasse tra il Faentino e il Forlivese, dal calcare di Bertinoro alle arenarie e argille di Brisighella – o le differenti esposizioni, o ancora le altitudini, da poco sopra il livello del mare alla media collina, per capire che i vini dovrebbero trasmettere timbri differenti, e in parte lo si riscontra mettendoli a confronto, ma solo in parte e in modo non proprio netto e inequivocabile.
Questo non certo perché la zonazione sia stata fatta male, piuttosto perché in un modo o nell’altro la mano dell’uomo incide in misura a volte preponderante sul carattere del vino, vanificando in buona parte gli sforzi fatti per evidenziare certi aspetti territoriali; incidenza che si nota particolarmente nelle versioni Riserva (quest’anno era in ballo la 2012), che sembrano voler ricalcare una vecchia concezione secondo la quale il vino diventa tanto più importante quanto più “pesa”. Peso che invece rende quei vini quasi caricaturali, troppo in tutto, struttura, alcool, tannini, legno, vini che non riusciranno facilmente a scrollarsi di dosso l’ingessatura data da tanta abbondanza.
Diverse le versioni Superiore e a volte ancora migliori i Romagna Sangiovese, più liberi di potersi esprimere, più piacevoli e diretti, più territoriali.

Un po’ di dati sul sangiovese in Romagna: i vigneti si estendono per circa 7.100 ettari, di cui 3.360 in provincia di Forlì-Cesena, 1.770 in provincia di Ravenna, 1.197 nel Riminese e 820 in provincia di Bologna. Entrando nel merito delle menzioni geografiche, vediamo in dettaglio quali sono e quali elementi le caratterizzano:
● Bertinoro
in provincia di Forli-Cesena: comprende in tutto o in parte i comuni di Bertinoro e Meldola; territorio tradizionalmente vocato alla produzione dell’Albana, ha trovato nel sangiovese risultati molto interessanti, tanto da diventare il vitigno oggi più coltivato. Qui dà vini strutturati e lenti nel processo di maturazione.
● Brisighella
in provincia di Ravenna: comprende parte dei comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Faenza; qui è invece territorio dedito alla coltura dell’ulivo, ma anche i vini hanno un ruolo importante, i suoli ricchi di arenarie e argilla forniscono al Sangiovese eleganza, note floreali e fruttate spiccate e, mediamente, giusta acidità.
● Castrocaro – Terra del Sole
in provincia di Forli-Cesena: comprende gli interi territori amministrativi dei comuni di Castrocaro Terme e Terra del Sole, Dovadola, Rocca San Casciano e parte del territorio del comune di Forlì; la definizione di quest’area è legata più alla storia e tradizione locale che ad una differenza sostanziale dall’area limitrofa di Oriolo.
● Cesena
in provincia di Forli-Cesena: comprende parte del territorio amministrativo del comune di Cesena; in questo territorio collinare da tempi lontani dedito alla vitivinicoltura, nasce un Sangiovese strutturato che profuma frequentemente di ciliegia matura, non manca di una certa eleganza.
● Longiano
in provincia di Forli-Cesena: comprende gli interi territori amministrativi dei comuni di Borghi e Montiano; qui nascono vini molto fruttati, caldi, ricchi e di media struttura.
● Meldola
in provincia di Forli-Cesena: comprende parte del territorio amministrativo del comune di Meldola; in quest’area l’esposizione varia principalmente da nord-ovest a nord-est, dà luogo a vini che giocano sulla finezza e su una bella espressione di frutto.
● Modigliana
in provincia di Forli-Cesena: comprende l’intero territorio amministrativo del comune di Modigliana; una delle zone dove il Sangiovese esprime maggior corpo, i vini sono austeri e destinati a lungo invecchiamento.
● Marzeno
in provincia di Ravenna: comprende parte del territorio amministrativo del comune di Faenza; qui il territorio presenta delle argille azzurre plio-pleistoceniche che si alternano allo “Spungone”, una sorta di piccola catena rocciosa che si estende fra il torrente Marzeno (Brisighella) e Capocolle (sulla via Emilia, fra Forlimpopoli e Cesena), formata da un’arenaria ricca di fossili, costituita da un grossolano impasto di gusci di conchiglie marine tenute assieme da cemento calcareo. I vini ne traggono spessore, energia, la materia fruttata vince nettamente su quella floreale.
● Oriolo
in provincia di Ravenna: comprende parte del territorio amministrativo del comune di Faenza; le sabbie gialle affiorano frequentemente dai terreni argillosi o limoso-argillosi: a seconda della prevalenza di sabbia o argilla, nascono vini molto strutturati e bisognosi di lungo affinamento, oppure fruttati e floreali, pronti ed equilibrati.
● Predappio
in provincia di Forlì-Cesena: comprende tutto il territorio del comune di Predappio e porzioni dei comuni limitrofi di Civitella di Romagna, Forlì, Galeata e Meldola; in questa zona dimora un particolare biotipo di sangiovese ad acino allungato, da cui si ottengono vini austeri, tannici e con un fruttato spiccato.
● San Vicinio
in provincia di Forlì-Cesena: comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Mercato Saraceno e Sarsina e parte dei territori dei comuni di Cesena, Roncofreddo e Sogliano al Rubicone; è qui che troviamo la più elevata concentrazione marnoso-arenacea romagnola, sotto i 200 metri di altitudine sembra che il sangiovese trovi le condizioni ideali, ne nascono vini equilibrati, senza eccessi di acidità o alcool, con un tannino meno fitto e aggressivo.
● Serra
in provincia di Ravenna: comprende parte del territorio amministrativo del comune di Castel Bolognese; il territorio è molto distante dal mare e gode di un clima mediamente continentale, qui i vini ritrovano i profumi floreali e un fruttato fresco e piacevole.

La degustazione
Come negli anni passati, le degustazioni sono state effettuate nelle sale del Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) di Faenza; complessivamente sono stati presentati oltre 100 vini, di cui 70 a base sangiovese. Sono rimasto fortemente dispiaciuto per la mancata partecipazione di due cantine che ritengo fra le più meritevoli, Costa Archi e Marta Valpiani, cantine che non mi è stato possibile neanche visitare perché i proprietari erano fuori zona, cosa che onestamente fatico a comprendere, vista l’importanza di un evento come questo, ma tant’è…
L’articolo già piuttosto lungo mi impone di limitarmi a proporvi una selezione dei Sangiovese che mi hanno maggiormente convinto.
● Romagna Sangiovese Superiore Crepe 2013 – Ca’ di Sopra: siamo all’interno della sottozona Marzeno, in bassa collina, fra i 200 e i 240 metri slm, qui le viti affondano in terreni calcareo-argillosi, il vigneto è esposto a nord-est con una densità d’impianto di 5.020 ceppi/Ha, allevati a cordone speronato con una resa media per pianta di 1.2 kg d’uva. Fermentazione in acciaio a 28-30°C con macerazione sulle bucce per 10-12 giorni, il 90% del vino matura in acciaio mentre il restante 10% trascorre 6 mesi in barrique. Ha un colore rubino intenso, profuma di visciola e mirtillo, bocca fresca con un tannino ben estratto e buona polpa che ne attenua l’impatto.
● Romagna Sangiovese Superiore Il Teatro atto II 2013 – Il Teatro: purtroppo non posso raccontarvi nulla di questa azienda di Brisighella che non conosco e che non dispone di un sito internet; dei due vini presentati (l’altro è il Barricato) questo è quello che ho preferito, profuma di lampone, ciliegia e melagrana, non ha particolare ampiezza e complessità ma è fresco, equilibrato e molto piacevole, beverino.
● Romagna Sangiovese Oriolo Settecento 2013 – Cantina San Biagio Vecchio: l’azienda di Andrea Balducci si trova sulla collina dove sorge San Biagio Vecchio, a due passi da Faenza; il nome della cantina testimonia un legame religioso, infatti era precedentemente appartenuta a Don Antonio Baldassari, parroco di San Biagio e vitivinicoltore. Il vino si presenta giovanissimo, credo infatti che non sia ancora in commercio, ciò nonostante rivela una materia interessante e in parte già delineata, c’è struttura, freschezza e un buon apporto fruttato, mentre il tannino riuscirà a placarsi fra qualche tempo. Di questa stessa azienda vi consiglio di provare il Sabbia Gialla 2014, un’albana in purezza fra le più interessanti della tipologia.
● Romagna Sangiovese Superiore Rubicaia Leonardo 2013 – Caviro: dalla regina del Tavernello arriva una versione di tutto rispetto, dove affiora più la tecnica che la personalità, ma fa la sua figura, soprattutto perché ho avuto la netta sensazione che su questo piano ci siano ancora un po’ di cantine che devono migliorarsi.
● Notturno 2013 – Drei Donà Tenuta La Palazza: se c’è una cosa che non si può negare è la riconoscibilità dei vini di Claudio Drei Donà, questo sangiovese non nasconde il contributo del tonneau, rivela un colore rubino fitto, naso speziato, note di pepe, cardamomo, il tannino è quello di Predappio, c’è materia ma senza strafare, crescerà.

● Romagna Sangiovese Oriolo Petrignone Riserva 2012 – Tre Monti: ho preferito il Petrignone al Thea, dopo aver ripetuto il confronto più volte, perché l’ho trovato più snello e meno ingessato, con un bell’impatto di ciliegia matura e una presa tannica non eccessiva, ottima vena acida e finale persistente.
● Romagna Sangiovese Superiore Domus Caia Riserva 2012 – Ferrucci: sempre molto carico, sin dal colore rubino cupo e impenetrabile, improntato suk frutto scuro e maturo con a corredo una speziatura fine; l’impatto al palato è altrettanto deciso, sensazione dolce e un po’ ruffiana, ma comunque di buona complessità e persistenza.
● Romagna Sangiovese Superiore Le Laidi Riserva 2012 – Francesconi: una delle riserve che ho apprezzato di più, di carattere, rubino intenso ma non eccessivamente carico, naso di ciliegia, mirtillo e prugna; convincente al palato per la struttura non pesante, una piacevole vinosità e un finale già in buon equilibrio.
● Romagna Sangiovese Marzeno 2012 – Ca’ di Sopra: anche questo secondo vino della famiglia Montanari non mi è dispiaciuto, rivela misura, ottima freschezza ed equilibrio, non ha particolare complessità ma al palato è scorrevole, privo di spigoli, lineare, ha buone prospettive evolutive.
● Romagna Sangiovese Superiore Marzeno Pietramora Riserva 2012 – Fattoria Zerbina: i vini di Cristina Geminiani hanno uno spessore diverso, una caratura precisa, una perfetta riconoscibilità e sempre una notevole eleganza; il Pietramora non si smentisce, ha colore rubino intenso, rivela una bella finezza floreale e profumi di ciliegia e mora in confettura; in bocca è balsamico, complesso, corredato di buona freschezza e lunga persistenza.
● Romagna Sangiovese Superiore Fermavento 2012 – Giovanna Madonia: al momento si rivela più pronto rispetto all’Ombroso, ha colore rubino vivo, profuma di peonie e rose, ribes ed eucalipto; al gusto ha struttura calibrata, senza eccessi, buona freschezza e progressione, tannino ben controllato.
● Romagna Sangiovese Bertinoro Ombroso 2012 – Giovanna Madonia: la materia superiore e il tannino vigoroso segnalano la necessità dell’attesa, ma il ventaglio odoroso indica già eleganza, spiccano la viola, la prugna, il ginepro, macchia mediterranea, mentre al palato si sente l’energia e la persistenza, vino che si esprimerà al meglio nei prossimi anni.
● Romagna Sangiovese Predappio Ravaldo 2012 – Stefano Berti: rubino violaceo, notevole espressione fruttata, toni di liquirizia, balsamicità, humus; freschezza ben integrata nella polpa, tannino di discreta misura tenendo conto che siamo a Predappio, buona persistenza e complessità.
● Romagna Sangiovese Superiore Vigna del Generale Riserva 2012 – Nicolucci Fattoria Casetto dei Mandorli: un altro prodotto decisamente convincente, dove l’intensità della materia è ben bilanciata, al naso esprime note di viola, ciliegia, melagrana, sbuffi di grafite e cacao; bocca intensa e avvolgente, tannino fine e ben gestito, fresco e complesso si distende e lascia sensazioni coinvolgenti e sapide.
● Romagna Sangiovese Superiore La Solfatara 2012 – Sadivino: siamo a Predappio alta, qui Cristiano Orlandi ha di recente fatto edificare la cantina a impatto zero, le vigne dimorano su un terreno argilloso-calcareo ricco di ciottoli e attraversato dall’acqua sulfurea che sgorga dalla vicina sorgente. Il vino mi ha colpito per il bel colore rubino luminoso, emana profumi balsamici, minerali e freschi, si sentono le viole e i frutti di bosco; in bocca mantiene un profilo equilibrato, piacevole, fresco, senza quell’aggressività tannica che mostrano tanti vini di Predappio.
● Romagna Sangiovese Superiore Il Nespoli Riserva 2012 – Poderi dal Nespoli: sottozona Meldola, Poderi dal Nespoli è un’azienda storica fondata da Attilio Ravaioli negli anni ’30, dispone di circa 50 ettari vitati di proprietà più una settantina in affitto. La Riserva Il Nespoli è un vino dall’impronta moderna, dai toni fumé e speziati, al momento segnato anche da qualche imprecisione; al palato è denso, fitto, forse troppo, ancora segnato dal legno, merita di essere segnalato perché rivela una certa personalità ma ha bisogno di tempo per scrostarsi di dosso un’impalcatura che ancora lo comprime.
● Romagna Sangiovese Cuvée Palazza Riserva 2012 – Drei Donà Tenuta La Palazza: fra i rossi degustati dell’azienda di Claudio Drei Donà, questo è forse quello più nelle mie corde, meno segnato dal legno e con una personalità propria, profuma di ciliegia, rabarbaro, erbe aromatiche e grafite; bocca coerente, fresca, ben bilanciata e finale di buona persistenza.
● Romagna Sangiovese Superiore Amarcord d’un Ross Riserva 2012 – Treré: anche in questo caso ci troviamo di fronte a un colore rubino fitto e scuro, naso di prugna, sciroppo di amarene, corrispondente in bocca, toni di spezie piccanti; in bocca ha struttura notevole, sapidità e tannino importante ma non troppo affilato, nel finale affiora qualche rimando amarognolo.
● Romagna Sangiovese Marzeno Cadisopra Riserva 2011 – Ca’ di Sopra: se c’è una cosa che devo riconoscere in questa azienda è la costanza qualitativa espressa dai suoi vini, anche questo 2011 lo conferma, nessuno arriva a livelli particolarmente alti ma anche il Marzeno Cadisopra mostra una piacevolezza e una bevibilità che sono tratti decisamente poco frequenti fra le riserve degustate.
● Romagna Sangiovese Superiore Riserva 2011 – Raffaella Bissoni: ha colore rubino acceso con unghia appena granata, naso di ciliegia durone, prugna secca, speziatura fine e balsamicità tipica del legno; legno che ritroviamo ancora al palato, bisognoso di integrarsi con la buona polpa e freschezza che testimoniano un vino qualitativamente valido.
● Romagna Sangiovese Superiore Riserva 2010 – Raffaella Bissoni: a dimostrazione di quanto detto in precedenza, qui troviamo una condizione già più convincente e ben delineata, merito forse anche dell’annata, sta di fatto che presenta un bel ventaglio di profumi, emergono note di erbe aromatiche e fiori secchi, caffè, tabacco; in bocca ha un tessuto di una certa importanza, presenziato da un tannino tonico e ancora bisognoso di integrarsi appieno, la materia è ottima e lascia sensazioni piacevoli e persistenti.
● Sangiovese Rosso Ronco dei Ciliegi 2010 – Castelluccio: l’azienda seguita sin dagli anni ’70 dall’enologo Vittorio Fiore, e oggi praticamente di sua proprietà, ha rappresentato un modello innovativo a Modigliana e per tutta la Romagna. Il Ronco dei Ciliegi regala note di ciliegia matura, ginepro, leggera cannella; al palato restituisce fedelmente le sensazioni percepite all’olfatto, il tannino è di ottima fattura, solo il finale chiude un po’ amaro.
Roberto Giuliani



