Nebbiolo Prima 2013 ≈ capitolo Barbaresco ≈
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Il vino che più ha messo d’accordo quest’anno giornalisti e buyer intervenuti a Nebbiolo Prima, tradizionale manifestazione organizzata dall’associazione Albeisa del neo giovane presidente Alberto Cordero di Montezemolo in collaborazione con la società di comunicazione trevigiana Gheusis che si svolge in primavera inoltrata all’interno del Palazzo Mostre e Congressi di Alba, è senza dubbio il Barbaresco.
Condizioni climatiche critiche che sono state però sfruttate e salvaguardate da molti produttori, che a mio avviso hanno operato una più attenta e curata vinificazione e affinamento in legno rispetto ad anni scorsi, grazie anche, in particolare nelle giovani leve, a una maggior propensione al confronto e al dialogo tra loro, senza biasimare il ricorso a consulenze tecniche di enologi o agronomi per consigli su come risolvere o evitare problemi al vino.
Degustazione Comune per Comune
Inconfondibile colore rubino scarico (ma sempre di più riscontrabile anche in altri Barbaresco), grande eleganza, tannino fitto come sempre bisognosi di maggior affinamento in bottiglia per il “Monopole” Martinenga delle Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy (mitica la loro retrospettiva pomeridiana di una dozzina di annate del loro Martinenga culminata con un eccezionalmente integro e fresco 1980!).
Neive – Personalmente è il comune dove ho registrato i maggiori miglioramenti qualitativi ed espressivi di vitigno e annata rispetto agli anni precedenti. Tra i 26 vini degustati il “cru” che mi ha colpito maggiormente è il Barbaresco Serraboella, interpretato in maniera impeccabile dall’azienda Fratelli Barale, elegante, ricco, gentile e piacevole sia al naso che in bocca, mentre quello di Fontanabianca ha sentori più balsamici e un tannino fitto ma ancora un po’ ruvido rispetto al loro Bordini. Altro cru che ha dato ottimi risultati il Basarin di Moccagatta, dall’ottima beva e persistenza al palato, una frutta fresca quasi croccante che si percepisce anche nel “Cascinotta” di Angelo Negro e figli. Sempre convincente il Gallina di Ugo Lequio, così come il Gaia Principe di Roberto Sarotto. Buoni i Canova di Fabrizio Ressia e di Cascina Saria, improntati sulla bevibilità senza eccessi di tannino o struttura il “Ripa Sorita” di La Contea, il “Palazzina” di Montaribaldi, il “Froi” di Massimo Rivetti e i Barbaresco di Francesco Rinaldi e dell’azienda Battaglio.
Treiso – Questo comune è invece una garanzia, nei vini provenienti da vigneti coltivati su queste colline la qualità è costantemente eccelsa per finezza, eleganza e persistenza, a cominciare dal Valgrande di Cà del Baio e dei Fratelli Grasso e dal Manzola di Luigino Grimaldi. Freschezza e accese note fruttate caratterizzano il “Nervo” della Cantina Pertinace, il “Nubiola” di Pelissero, il “Cà Vanin” di Rivetto e il “Rocche Meruzzano” di Orlando Arbrigo. Leggere note vanigliate e di frutta speziate si percepiscono nel “Noemy Montersino” di Vigin e nel vino della Ganghija del giovane Enzo Rappalino. Necessita ancora di affinamento in bottiglia per esprimere il meglio di sé il Pajoré di Rizzi.
La degustazione dei tre campioni del cru Montersino, sito nella frazione albese di San Rocco Seno d’Elvio, in particolare il “Teorema” dell’Azienda Agricola Molino, il “Ad Altiora” di Michele Taliano e il “Duemiladieci” di Albino Rocca, insieme ai Barbaresco di Cantina del Pino e di Vigneti Luigi Oddero e figli, “bland” di Nebbiolo proveniente da almeno un paio di comuni della zona Docg, confermano la mia impressione di grande freschezza, vivacità , piacevolezza ed eleganza data dalla ricchezza di profumi e aromi di frutta fresca, pesca, rosa, spezie fini date da un ragionato ed appropriato affinamento in legno dei vini dell’annata 2010, caratteristiche che li rendono gradevoli fin da ora ma ancor di più nell’arco di un paio d’anni. |










