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Nebbiolo Prima 2013 ≈ capitolo Barbaresco ≈

I caratteristici Calanchi

Il vino che più ha messo d’accordo quest’anno giornalisti e buyer intervenuti a Nebbiolo Prima, tradizionale manifestazione organizzata dall’associazione Albeisa del neo giovane presidente Alberto Cordero di Montezemolo in collaborazione con la società  di comunicazione trevigiana Gheusis che si svolge in primavera inoltrata all’interno del Palazzo Mostre e Congressi di Alba, è senza dubbio il Barbaresco.
Complice l’annata 2010 che, seppur considerata impegnativa e delicata dal punto di vista agricolo da molti vignaioli ed enologi a causa di un inverno lungo, rigido ma con abbondanti nevicate che garantivano preziose e importanti riserve idriche in un territorio, quello delle Langhe, in cui è bandita ogni forma di irrigazione di soccorso ai vigneti. Ma soprattutto per un fine estate ed un inizio autunno con calde giornate di sole e rilevante escursione termica tra il giorno e la notte, ha permesso al Nebbiolo vendemmiato a inizio ottobre di raggiungere una pressoché perfetta maturazione polifenolica e zuccherina e di recuperare il leggero ritardo nella maturazione dovuto al periodo piovoso tra luglio ed agosto, preservandone profumi e acidità, nettamente superiore agli anni precedenti, proprietà  indispensabili per la freschezza e longevità  dei vini.

Veduta aerea dei cru del Barbaresco

Condizioni climatiche critiche che sono state però sfruttate e salvaguardate da molti produttori, che a mio avviso hanno operato una più attenta e curata vinificazione e affinamento in legno rispetto ad anni scorsi, grazie anche, in particolare nelle giovani leve, a una maggior propensione al confronto e al dialogo tra loro, senza biasimare il ricorso a consulenze tecniche di enologi o agronomi per consigli su come risolvere o evitare problemi al vino.
Una maggior attenzione alla produzione che si può ragionevolmente dedurre anche analizzando i dati forniti dall’Albeisa, dove si rileva la costante diminuzione degli ettari vitati nei quattro comuni che delimitano questa Docg dal 1980 (Barbaresco, Neive, Treiso e la frazione San Rocco Seno d’Elvio di Alba), passati dai 700 del 2008 ai 685 del 2010, con il conseguente ridimensionamento delle bottiglie da 4.417.000 a 4.329.000.
Il risultato finale che si è potuto constatare degustando l’ottantina di vini presenti alla manifestazione è quindi complessivamente molto buono. Si privilegia un naso fresco, sentori fruttati che ricordano molto l’uva, floreali di rosa canina, rari casi di eccessi di legno o di fastidioso alcool in eccedenza, supportati da una beva fragrante, invitante nonostante la giovane età , una freschezza ed acidità  che lasciano intendere un buon grado di longevità . Caratteristiche che sono emerse, vale la pena sottolineare, grazie alle perfette condizioni ambientali delle sale di Palazzo Mostre e Congressi di Alba, alla temperatura di servizio ottimale, attorno ai 14-16 gradi, e alla professionalità  e disponibilità  del personale AIS della sezione di Cuneo diretto da Giancarlo Germano.

La sede di Martinenga dei Marchesi di Gresy

Degustazione Comune per Comune
Barbaresco – Promozione a pieni voti per i 28 Barbaresco provenienti da vigneti siti nell’omonimo comune, con gradi di eccellenza nei suoi cru storici, in particolare nella zona Rabajà , dove spiccano per ricchezza, complessità, eleganza e piacevolezza i vini delle aziende Castello di Verduno, Cascina Luisin, Bruno Rocca e Giuseppe Cortese.
Altra sottozona origine di qualità  e garanzia Asili, ottimamente interpretato da Cà  del Baio e Michele Chiarlo, così come Cascina delle Rose nel caso del Rio Sordo e Luigi Giuseppe Giordano con il suo suadente e balsamico Montestefano.

Barbaresco

Inconfondibile colore rubino scarico (ma sempre di più riscontrabile anche in altri Barbaresco), grande eleganza, tannino fitto come sempre bisognosi di maggior affinamento in bottiglia per il “Monopole” Martinenga delle Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy (mitica la loro retrospettiva pomeridiana di una dozzina di annate del loro Martinenga culminata con un eccezionalmente integro e fresco 1980!).
Nette note balsamiche nel Roncaglie di Poderi Colla e nel Bric Balin di Moccagatta, più fruttate invece nel Roncagliette di Olek Bondonio.

I cru di Barbaresco

Neive – Personalmente è il comune dove ho registrato i maggiori miglioramenti qualitativi ed espressivi di vitigno e annata rispetto agli anni precedenti. Tra i 26 vini degustati il “cru” che mi ha colpito maggiormente è il Barbaresco Serraboella, interpretato in maniera impeccabile dall’azienda Fratelli Barale, elegante, ricco, gentile e piacevole sia al naso che in bocca, mentre quello di Fontanabianca ha sentori più balsamici e un tannino fitto ma ancora un po’ ruvido rispetto al loro Bordini. Altro cru che ha dato ottimi risultati il Basarin di Moccagatta, dall’ottima beva e persistenza al palato, una frutta fresca quasi croccante che si percepisce anche nel “Cascinotta” di Angelo Negro e figli. Sempre convincente il Gallina di Ugo Lequio, così come il Gaia Principe di Roberto Sarotto. Buoni i Canova di Fabrizio Ressia e di Cascina Saria, improntati sulla bevibilità  senza eccessi di tannino o struttura il “Ripa Sorita” di La Contea, il “Palazzina” di Montaribaldi, il “Froi” di Massimo Rivetti e i Barbaresco di Francesco Rinaldi e dell’azienda Battaglio.

Neive

Treiso – Questo comune è invece una garanzia, nei vini provenienti da vigneti coltivati su queste colline la qualità  è costantemente eccelsa per finezza, eleganza e persistenza, a cominciare dal Valgrande di Cà  del Baio e dei Fratelli Grasso e dal Manzola di Luigino Grimaldi. Freschezza e accese note fruttate caratterizzano il “Nervo” della Cantina Pertinace, il “Nubiola” di Pelissero, il “Cà Vanin” di Rivetto e il “Rocche Meruzzano” di Orlando Arbrigo. Leggere note vanigliate e di frutta speziate si percepiscono nel “Noemy Montersino” di Vigin e nel vino della Ganghija del giovane Enzo Rappalino. Necessita ancora di affinamento in bottiglia per esprimere il meglio di sé il Pajoré di Rizzi.

Treiso

La degustazione dei tre campioni del cru Montersino, sito nella frazione albese di San Rocco Seno d’Elvio, in particolare il “Teorema” dell’Azienda Agricola Molino, il “Ad Altiora” di Michele Taliano e il “Duemiladieci” di Albino Rocca, insieme ai Barbaresco di Cantina del Pino e di Vigneti Luigi Oddero e figli, “bland” di Nebbiolo proveniente da almeno un paio di comuni della zona Docg, confermano la mia impressione di grande freschezza, vivacità , piacevolezza ed eleganza data dalla ricchezza di profumi e aromi di frutta fresca, pesca, rosa, spezie fini date da un ragionato ed appropriato affinamento in legno dei vini dell’annata 2010, caratteristiche che li rendono gradevoli fin da ora ma ancor di più nell’arco di un paio d’anni.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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