I Grandi Eventi a Roma: Sangiovese Purosangue
L’ultimo evento che si è svolto a Roma il 4 e 5 Novembre è stato “Sangiovese Purosangue: Brunello di Montalcino“. Una serie di fortunate coincidenze ne hanno decretato il grande successo; c’è da dire, però, che questo evento è stato uno dei meglio organizzati che io ricordi e le “fortunate coincidenze”, probabilmente, sono state tenacemente ricercate e ben pianificate. In effetti da questi eventi gli appassionati di vino si aspettano alcune cose fondamentali, che vanno oltre il vino.

Location
Accogliente, comoda da raggiungere e con facilità di parcheggio. Un grande e prestigioso albergo nel centro di Roma: l’Hotel Boscolo Exedra in piazza della Repubblica; un terrazzo molto ampio dal quale, nei momenti di pausa, si poteva anche godere un panorama unico e riparato dalla pioggia per mezzo di pannelli di plastica trasparente.
Neanche nei momenti più affollati si è dovuto camminare con il bicchiere in alto come la Statua della Libertà; lo spazio fra produttori era adeguato e ti permetteva di scambiare quattro chiacchiere con loro senza ridurre la sua presenza a semplice mescitore del suo vino. E, dulcis in fundo, la fermata della metro davanti l’ingresso; questo ti permetteva di non dover guidare in pieno centro di Roma subito dopo l’uscita.
Il merito dell’organizzazione della logistica è del team di Riserva Grande guidato da Marco Cum.

I vini
Un evento che propone una selezione di produttori molto ampia non è mai un bell’evento: ogni produttore, normalmente, propone almeno tre vini; assaggiare oltre un certo numero di vini, a seconda delle capacità degustative di ognuno di noi, si rischia di non “sentire” più niente; superare, poi, il limite delle proprie capacità di tolleranza dell’alcool, diventa uno spettacolo poco simpatico.
Il vino, quello che noi amiamo, non autorizza nessuno a crearsi delle aspettative per poi provare delusione a non averle ritrovate. Come diceva Giulio Gambelli, non esistono due annate uguali (e scusate se lui ne ricordava solo 65); e, allora, come possiamo pretendere di aspettarci “qualcosa in più”? Ma, soprattutto, cosa ci vogliamo aspettare?
Mettiamola così: alcune annate sono eccezionali e prima che se ne ripresenti un’altra altrettanto eccezionale, si alternano annate pessime, mediocri e buone-ottime: solo così riusciamo ad apprezzare quelle eccezionali.
I produttori e gli enologi sono solo degli interpreti che dovrebbero cercare a tutti i costi di non sbagliare alcun intervento in cantina e trattare la materia prima con cura, con amore e con mano “leggera”.
Ciò posto, mi piacerebbe che tutti i vini di un unico territorio e, soprattutto, di un’unica DOCG, si differenziassero solo per il diverso stile della “cantina” e nell’ambito della cantina, le differenze dovrebbero essere attribuite, a meno di eventuali e possibili errori, solo al differente andamento climatico delle varie annate. Nell’ambito di una stessa annata tutti i vini dovrebbero corrispondere inequivocabilmente alla stessa “tipicità”, aldilà dello stile di cantina.

I 28 produttori partecipanti sono stati selezionati tutti personalmente da Davide Bonucci: dovevano corrispondere ad un’idea precisa che lui ha del “Brunello” ed effettivamente facevano parte tutti di uno standard medio alto. Di ognuno di essi si è potuto fare una mini verticale. Si è potuta così constatare l’aderenza generale ad una tipicità unica; le differenze stilistiche fra i vari produttori; le differenze fra le annate proposte da ciascuno di essi.
Per quanto riguarda questo confronto si è rilevato che l’annata 2007, pur essendo ancora troppo giovane per dare giudizi definitivi, si posiziona comunque un gradino sotto la 2006, che è stata un’annata molto elegante e senza sbavatura alcuna. Per le altre annate proposte il confronto è stato meno efficace, in quanto qualcuno ha proposto la 2004, chi la 2003 ed altri ancora la 2001. Chi ha partecipato si è potuto fare un’idea abbastanza precisa su uno dei più grandi vini al mondo.
Gli organizzatori hanno pensato bene di graduare l’ingresso in sala (ed ai Brunello) con l’assaggio di tre spumanti Trentodoc, alcuni ottimi vini della Liguria (Pigato e Rossese) e qualche Cabernet di Atina. Di notevole qualità anche la selezione di formaggi, salumi ed oli offerti a lenire gli effetti del tannino e dell’alcool assorbiti.

vSeminari
Molti e interessanti i seminari programmati nelle due giornate, incentrati sul Sangiovese di Montalcino; si sono alternati alla guida relatori di altissimo livello: Giampaolo Gravina, Maurizio Castelli, Andrea Ugolotti e lo stesso Davide Bonucci coadiuvati di volta in volta dai produttori dei vini in degustazione: vecchie annate di Brunello.
Lunedì pomeriggio un seminario è stato dedicato alla figura di Giulio Gambelli ad un anno circa dalla scomparsa.

Condotto da Carlo Macchi (che gli ha dedicato un libro) e Davide Bonucci, si sono avvicendati al microfono produttori, enologi, collaboratori e giornalisti (Andrea Gabbrielli e Rocco Lettieri) per tracciare la sua importante opera nel corso degli anni e ciascuno ha contribuito con un proprio ricordo personale.

Un riconoscimento doveroso va senz’altro al gruppo EnoRoma che ci ha costantemente informati ed aggiornati sull’evento in preparazione; in particolare ad Andrea Petrini e Andrea Federici con le sue foto.
E come diceva Gambelli, c’è sempre spazio per migliorare! Anche se questo evento è stato di ottimo livello qualitativo e organizzativo.




