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Autochtona 2011: la terra, il luogo, il vitigno

Autochtona 2011Martedì 18 ottobre: la mia sveglia suona prestissimo, e fuori è ancora buio pesto. Da lì a poco avrei dovuto affrontare un viaggio di ben tre ore d’auto, fortuna che mi piace guidare. La mia direzione? Bolzano, Autochtona 2011 – 8° Forum dei Vini Autoctoni. E’ la prima volta che partecipo da sola ad un’iniziativa enologica, e per di più incentrata su un tema particolare, come appunto il vitigno autoctono. La curiosità e l’entusiasmo sono perciò ai massimi livelli, e le domande in lista da fare ai produttori e agli addetti del settore sono già molte.
Una volta giunta a destinazione, mi dirigo subito all’interno dello spazio espositivo. “Autochtona” in realtà si inserisce in un contesto più ampio, ovvero “Hotel – 35° Fiera Internazionale specializzata per alberghi e gastronomia“, cui hanno partecipato circa 450 aziende espositrici. E’ stato un vero peccato non avere avuto il tempo per visitare Hotel: avrei di certo catturato numerosi spunti e idee innovative, e sarebbe stato interessante capire come chef e professionisti riescano a coniugare tradizione e tecnologia, in un settore in continua espansione come appunto quello gastronomico.

Convegno ad AutochtonaMa torniamo ad Autochtona, che comunque non ha mancato di riservarmi numerose sorprese. L’area espositiva dedicata alla manifestazione non è molto grande, e ogni azienda, il cui numero quest’anno è andato oltre il centinaio, ha uno spazio riservato uguale a qualsiasi altra azienda vicina. Inizio subito a muovermi tra i vari produttori, e noto con piacere che a rappresentare le molte aziende sono per lo più donne, instancabili, solari e soprattutto dal temperamento forte e appassionato.
Mi fermo a chiacchierare con qualcuna di loro, e ad ognuna chiedo qual è il motivo principale che ha spinto la propria azienda a partecipare ad Autochtona, una fiera che, oltre a focalizzarsi su un target ben preciso, ha una localizzazione geografica non proprio agevole da raggiungere da tutto il territorio nazionale. Secondo la cantina Fattoria Casabianca, importante realtà sita a Murlo, sui colli senesi, uno dei motivi rilevanti che ha spinto a partecipare, è l’esigenza di raccogliere più contatti possibili con la realtà locale, e fare quindi conoscere la propria azienda ma soprattutto i propri vini riunendo appassionati e intenditori del settore.
Secondo la rappresentante di Cantine della Volta, azienda che ha sede a Bomporto (MO), la cui filosofia – mi spiega – si basa tutta sulla promozione del Lambrusco di Sorbara, mi fa presente che sono in realtà i consumatori più giovani, sempre più interessati al settore del vino, ad avere sviluppato – oltre che un palato e un olfatto molto ricettivi – la predilezione per la qualità del prodotto rispetto alla quantità, ponderando con più cura le proprie scelte e soprattutto cercando di approfondire le proprie conoscenze nel settore, partecipando proprio alle manifestazioni enologiche.

Othmar KiemIl tema centrale di Autochtona è stato però la valorizzazione del vitigno autoctono e l’appartenenza allo stesso ad un determinato territorio che l’ha visto nascere, e in questo le numerose aziende si sono distinte cercando di diffondere la conoscenza a chi ancora non ha osato – per carenza di informazioni o semplicemente per diffidenza – avvicinarsi ad alcuni nomi non molto diffusi. A questo proposito, ho avuto il piacere di parlare con Silvio Busca, proprietario della cantina Poderi Roset, il quale mi ha fatto scoprire l’esistenza di un’associazione, presente sul web al sito www.verdunopelaverga.it, che riunisce dieci produttori della zona e che fornisce informazioni interessanti sulla storia e le caratteristiche di questo vitigno e del territorio in cui viene allevato. Interessanti sono stati anche workshop, come quello a cui ho preso parte nel pomeriggio, dal titolo “Degustazione Grandi Vini d’Italia – Il Barolo!“; l’incontro è stato diretto dal giornalista Othmar Kiem della rivista austriaca Falstaff, e devo dire che – sbirciando di tanto in tanto dalla prima fila – la presenza di produttori e appassionati del settore era considerevole.
E’ stato interessante ascoltare le spiegazioni di Kiem, ma soprattutto prendere parte al dialogo interattivo che ne è scaturito, e che si è concentrato sia sulla storia e sui terreni di questo importante vitigno piemontese, sia sui diversi punti di vista riguardanti il tempo necessario al barolo per affinarsi e maturare, per esprimere quindi la tannicità che lo contraddistingue rispetto, ad esempio, al barbera e per affievolire l’aggressività che, spesso, lo caratterizza quando è troppo giovane. Naturalmente, è stato interessante degustare anche le nove importanti etichette di barolo e barbera: si è trattato di tre “turni” di assaggio, confrontando tra loro ogni volta tre etichette di diversa tipologia e annata.
Devo confessare di essere stata fortunata a capitare vicina di banco di alcuni produttori e appassionati, che essendo molto più esperti di me, mi hanno supportata (e oserei dire anche sopportata) in questo percorso sensoriale. Purtroppo, alcuni partecipanti si sono dovuti allontanare anticipatamente, per prendere parte alla premiazione degli “Autochtona award“, alla quale comunque sono riuscita ad assistere, e che ha visto protagonisti i sette migliori vini autoctoni presenti alla manifestazione: il premio “Miglior vino rosso” è andato al Valle d’Aosta doc Fumin Vigne La Tour 2007 dell´azienda Les Cretes di Aymavilles (AO). L’azienda OrsiVigneto San Vito di Monteveglio (BO) si aggiudica invece il riconoscimento “Miglior vino bianco”, con il Pignoletto Classico Vigna del Grotto 2010.
Il “Miglior vino dolce” è risultato essere il Moscato di Scanzo 2008 dell’azienda di Scanzorosciate (BG) Magri Sereno, mentre il premio speciale Terroir è andato al Naigar Tèn Negrettino 2009 della cantina Gradizzolo di Monteveglio.
Sono state inoltre inaugurate due nuove categorie in questa edizione: il premio “Migliori bollicine“, assegnato al Lambrusco di Modena Spumante Metodo Classico 2009 della Cantina della Volta di Bomporto (MO), e il “Miglior vino rosato“, che è risultato essere il Garda Chiaretto Classico Primovere 2010 dell’azienda agricola L´Ulif di Polpenazze del Garda (BS).

In conclusione, posso dire di essere rimasta soddisfatta di questa edizione di Autochtona: l’organizzazione tecnica e il supporto dell’ufficio stampa sono stati impeccabili, gli spunti raccolti sono stati innovativi, le conoscenze di alcuni addetti del settore o anche solo appassionati, numerose e positive, e gli incontri a tema ricchi di informazioni utili soprattutto a chi, come me, viaggia da poco nel mondo del vino e ha ancora molto, molto da imparare!

Francesca Valassi

Originaria dell'Oltrepò Pavese ma per metà spagnola. L'interesse per il mondo del cibo e del vino nasce in famiglia, grazie a papà salumiere e formaggiaio, e mamma cuoca provetta, e dal territorio in cui è nata, dove colline e vigneti si perdono a vista d'occhio. Pratica corsa, bici e nuoto e sta scoprendo come la buona cucina possa sposarsi con scelte consapevoli a tavola. Dal 2009 collabora con il blog Soul&Food e con Lavinium. Dal 2015 è assaggiatrice ONAV e membro del consiglio provinciale di Milano. Ama scrivere e scattare foto per ricordare i luoghi e i sapori che ha vissuto e le piace scoprire nuovi locali nella città dove vive, Milano, dove gira sempre in bicicletta, per non lasciarsi intrappolare dalla frenesia dei suoi ritmi. Se volete fare breccia nel suo cuore, regalatele un dolce al cioccolato, il più fondente possibile.

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