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Editoriali

Vino e buoi… ossia le difficoltà di penetrazione dei vini del Lazio nel mercato locale


Cartina LazioIl successo dei vini del Lazio può dipendere dall’impegno dei locali esercizi di ristorazione.
Immaginiamo di essere in un buon ristorante di Firenze, di aver ordinato una zuppa di farro, una fiorentina e di essere sul punto di scegliere un vino da abbinarvi… la nostra scelta cadrebbe forse su un vino friulano, piemontese o siciliano? O opteremmo piuttosto per un Chianti, un Brunello, od un Vino Nobile di Montepulciano? Nel Lazio, a leggere le carte dei vini nei ristoranti sembra quasi di essere altrove, i vini locali sono pochi, spesso relegati in posizioni di secondo piano e bisogna andarseli veramente a cercare. Il convegno tenutosi domenica 16 marzo alle ore 9,30 presso la casa vinicola Fontana di Papa, in Via Nettunense Km 10,800 ad Ariccia, ha affrontato anche e soprattutto la ricerca di una soluzione per cambiare tale costume, consolidatosi negli anni. E’ stata rivisitata la filiera dei prodotti enogastronomici della nostra regione, dalla produzione al consumo, analizzata sotto vari aspetti, e sono state portate avanti delle proposte di soluzione per ciascuno di essi:
– PRODUTTIVO e COMMERCIALE: “Promuovere l’enogastronomia come settore trainante dell’economia regionale, settore che a livello nazionale si è ormai aggiunto alla moda e al design, nella promulgazione del Made in Italy nel mondo – ha sostenuto il Presidente di Fontana di Papa, Avv. Renato Negroni – e proteggere la tipicità dei nostri prodotti dalle imitazioni e dalle contraffazioni, soprattutto nelle sedi internazionali.”
– ETICO: “No alle frodi alimentari, no alle contraffazioni. – ha aggiunto il Vescovo della Diocesi di Albano, Mons. Agostino Vallini – Chi produce generi alimentari deve farlo sì con spirito imprenditoriale, ma soprattutto con spirito etico e con grande rispetto del consumatore finale.”
– MEDICO: “Si parla tanto degli effetti benefici dei polifenoli, le sostanze coloranti del vino, sul nostro organismo ed in particolare sui benefici alla circolazione arteriosa. – ha poi aggiunto il Prof. Carlo Cannella, Ordinario di Scienza dell’Alimentazione presso l’Università di Roma La Sapienza cha ha voluto così spezzare una lancia a favore dei vini bianchi, di gran lunga i più prodotti nella regione Lazio – Malgrado i vini bianchi possiedano dieci volte meno polifenoli dei rossi, quello che conta è la quantità che passa all’interno del nostro corpo, e quando preleviamo campioni dal sangue le quantità sono molto più paragonabili, pressoché uguali. Quindi anche i vini bianchi, se bevuti nella giusta misura, apportano benefici alla circolazione e possono prevenire l’ostruzione delle arterie.”
– TURISTICO: “Mostrare che Roma è diversa dalle altre metropoli europee. Dimostrare in particolare che intorno a Roma non c’è una banlieu malfamata, non un fungaio di grattacieli causa di disagio sociale, bensì un’area agricola e turistica di primaria importanza. Un’area forte dei suoi prodotti tipici e di alta qualità che vede in Roma il più importante bacino d’utenza e nel turismo dell’Urbe il mezzo principe per farli conoscere al mondo intero.” – Parole tratte dal discorso del Ministro per le Politiche Agricole On. Gianni Alemanno, alle quali hanno fatto eco queste altre dell’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Antonello Iannarilli – “Cerchiamo di far apprezzare i nostri prodotti su Roma. La sola capitale ha un bacino di utenza tale da poter assorbire l’intera produzione di prodotti tipici (l’intera produzione non basterebbe a soddisfare la richiesta), e farli conoscere al mondo intero. La Regione Lazio si sta impegnando nella certificazione di ristoranti e trattorie che propongono cucina tipica regionale. Su seimila esercizi recensiti, ne sono stati già certificati più di cento. In tali ristoranti gran parte dei cibi serviti, sono prodotti con materie prime locali ed i vini sono in maggioranza di provenienza regionale.”
Insomma… immaginiamo di essere in un buon ristorante di Roma, di aver ordinato un’amatriciana, un abbacchio alla scottadito e di essere sul punto di scegliere un vino da abbinarvi… la nostra scelta cadrebbe forse su un vino friulano, piemontese o siciliano? O opteremmo piuttosto per un vino di Frascati, di Marino, dei Castelli Romani, del Piglio, di Cori, di Cerveteri o di Montefiascone?

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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