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ALLARME DELLA FEDERDOC E’ molto probabile che i paesi del Nord Europa che avevano richiesto e ottenuto di poter coltivare la vite, avessero già in mente l’utilizzo a breve termine di viti geneticamente modificate, per garantirsi piante capaci di resistere ai freddi gelidi e alle malattie. E’ infatti di questi giorni l’approvazione a Bruxelles di un aggiornamento della Direttiva sulla commercializzazione delle piante che prevede la possibilità di vendere vite transgenica nel territorio comunitario. Il presidente della Federdoc, l’enologo Riccardo Ricci Curbastro, ha espresso viva preoccupazione per il futuro della vitivinicoltura italiana, mettendo in risalto come l’inserimento nella pianta di geni appartenenti ad insetti o altre specie vegetali, con lo scopo di rinforzarne le capacità di difesa, rischia di mettere in serio pericolo la salute dell’uomo e dell’ambiente. Per questo motivo ha richiesto l’intervento in sede europea del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Giovanni Alemanno, per contrastare quelle politiche e procedure che non garantiscano il controllo assoluto dell’uso di materiali geneticamente modificati. La Federdoc ha chiesto inoltre di intraprendere azioni presso l’UE, l’O.I.V. e tutti gli organismi preposti, affinché non sia consentita la coltivazione della vite nei territori non vocati. Se la vite transgenica dovesse venire utilizzata in Italia, i vini a denominazione di origine rischierebbero di perdere quelle caratteristiche di affidabilità e sicurezza tanto faticosamente conquistate, ed i consumatori sarebbero i primi a non sentirsi più garantiti.
LA TASSE EUROPEA SUL VINO Come se non bastasse il problema della vite transgenica, ora si aggiunge anche la proposta della Commissione europea di introdurre un’aliquota sul vino di 0,14 euro il litro (poco più di 270 lire), sotto la pressione della lobby continentale dei produttori di birra e altre bevande alcoliche. Ipotesi che, se nelle prossime settimane verrà convalidata, rischia di portare un forte danno allo sviluppo economico di questo importante settore dell’agricoltura europea. La Coldiretti segnala che l’applicazione di questa tassa, graverebbe per oltre l’8% del valore di tutto il comparto, per un importo stimabile in 740 milioni di euro. Un macigno sulla testa degli operatori del settore che si andrebbe ad aggiungere all’inspiegabile aumento dell’Iva dal 10 al 20% operato qualche tempo fa, discriminando il vino dagli altri prodotti alimentari. Va poi sottolineato che le prime aziende a venire penalizzate sarebbero quelle che producono principalmente vino sfuso, con conseguente rischio di cessazione attività delle stesse. E’ evidente che un vino che ha un prezzo al consumo di 30mila lire, risente in misura minore dell’applicazione dell’aliquota, mentre il vino sfuso, che ha un costo medio di 2500-3000 lire subirebbe un aumento considerevole di prezzo per sopperire ad una tassa che viene applicata anticipatamente su tutta la produzione. Ma un altro grosso problema è dato dall’ingresso nel mercato italiano dei vini provenienti dai paesi dell’Est, i cui viticoltori sono più competitivi di noi grazie al fatto che hanno costi di produzione più bassi. Insomma, quelle 270 lire significherebbero portare fuori mercato il vino italiano, proprio in uno dei momenti di massimo splendore del comparto. Prima gli attacchi ai nostri prodotti alimentari come pasta, formaggio, salumi, pane e ora il vino. Che qualcuno abbia preso di mira l’Italia?
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