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Vallée d’Aoste Bianco Neige d’Or 2017

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@

Data degustazione: 06/2022


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: petite arvine 60%, pinot grigio 20%, chardonnay 20%
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: LES CRÊTES
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 50 a 55 euro


Terzo e ultimo bianco proposto da Les Crêtes, storica Cantina valdostana ubicata ad Aymaville ad una manciata di km dal capoluogo di regione, Aosta, splendida cittadina di origine romana. La Famiglia Charrère, oltre ad avere una passione smodata per i vitigni classici allevati in Valle, così come amo chiamarla, crede fortemente nella capacità di affinamento di gran parte delle etichette prodotte. Un esempio paradigmatico è il Neige D’Or 2017, prodotto in un’annata tutt’altro che facile per via delle alte temperature che hanno reso arduo il compito ai vignaioli di tutta Italia; tuttavia l’esperienza è quella materia che consente di portare a casa il risultato, sempre e comunque, e Costantino Charrère ne ha da vendere, attorniato sempre da uno staff tanto nutrito, quanto valido, in tema di collaboratori.
Questa volta mi ritrovo davanti al cosiddetto blend, in questo caso un uvaggio composto da petite arvine 60%, pinot gris 20% e chardonnay 20%. Le vigne di provenienza sono ubicate nei comuni di Aymavilles, Montjovet e Villeneuve, hanno 30 anni d’età e sono caratterizzate da un terreno morenico, sciolto, sabbioso e in pendenza con esposizioni varie; l’altitudine va dai 350 ai 700 metri sul livello del mare. La produzione si attesta sulle 3300 bottiglie e la prima annata in commercio è stata la 2015.
La “storia” inizia sempre in vigna, e dove sennò, da una raccolta manuale attorno a metà settembre, selezione, refrigerazione e pressatura soffice a grappolo intero delle uve. La fermentazione avviene parte in tino di rovere francese da 30 hl e parte in barriques di rovere, sempre francese, da 300 l.; permanenza sur lies di un anno e affinamento in bottiglia di 18 mesi.
Tinge il calice grazie ad una trama paglierino caldo con leggeri riflessi oro bianco, l’eleganza è palese sin dal colore. Al naso è seducente, un bouquet composto da pennellate floreali di lavanda e mimosa, fieno ed erbe di malga, scorza di pompelmo, mela Granny Smith e finocchietto selvatico; ad una buona mezz’ora dalla mescita percezioni leggermente più “grasse” di burro fuso, tabacco vanigliato e yogurt ai cereali; gran bella evoluzione a 24 ore dalla mescita, l’assetto olfattivo è sempre più suadente tuttavia privo di “arroganza”.
In bocca è piuttosto lineare rispetto a quanto percepito al naso: curve sinuose, densità di tutto rispetto, alcol ben gestito e una progressione convincente e interminabile. Appaga proprio perché ai tratti iniziali contrappone una verticalità gustativa che rimette tutto in ordine, in un equilibrio ben lontano dal suo apice ma già degno della quinta chiocciola.
L’ho azzardato su una fonduta alla valdostana con crostoni di polenta, ha tenuto tranquillamente il piatto, non che ne dubitassi s’intende.

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