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LE FURIE

logo Agricola Le FurieIndirizzo: Strada Provinciale 50, Contrada Cicarra – 98155 Castanea delle Furie (ME)
Tel.: + 39 090 47760
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Email: info@agricolalefurie.com


laVINIum – 01/2024

La Sicilia, nonostante le tante problematiche che ne hanno fortemente condizionato lo sviluppo, è una terra unica, straordinaria, ricca di storia e culture, dove il vino dimora da tempo immemore.
All’interno di quest’isola risiedono ben 23 DOC e una DOCG, fra queste ce n’è una fra le più piccole: Faro. Si trova nella punta nordorientale della regione, e coinvolge esclusivamente l’area che circonda la provincia di Messina, da Giampilieri Marina a Capo Peloro per 32 kilometri nella fascia jonica, e da Capo Peloro a Ortoliuzzo per 24 km nella fascia tirrenica.

Le Furie, impianto
Il primo impianto

Perché si chiama “Faro”? Pare derivi dall’antica popolazione greca dei Pharii, che colonizzarono gran parte delle colline messinesi, svolgendo attività agricola e in particolare dedicandosi alla coltivazione delle vigne intorno a Punta Faro o Capo Peloro, all’estremità dello stretto di Messina.
La viticoltura in quest’area ha origini antiche e il vino Faro era già prodotto in età Micenea (XIV secolo a.C.); non doveva neanche essere male, visto che numerose testimonianze rivelano che nel XIX secolo questo vino veniva esportato in Francia e utilizzato come taglio per i vini di Borgogna e Bordeaux, soprattutto per supplire alla forte riduzione di produzione dovuta all’arrivo della Fillossera.
Insomma il vino Faro ha vissuto un periodo fiorente, riferimenti certi indicano che nel 1848 gli ettari coltivati a vite nella provincia di Messina erano ben 18mila, alla fine del secolo avevano raggiunto i 40mila, con ben 500mila ettolitri di vino prodotto all’anno.

In vigna nel 2019
In vigna nel 2019

Di contro, negli anni ’80 del secolo scorso la Doc Faro ha rischiato di scomparire, per fortuna il connubio fra Gino Veronelli, Salvatore Geraci (azienda Palari) e Donato Lanati ha dato un forte contributo alla sua rinascita.
Oggi abbiamo una buona ventina di produttori che danno lustro a questa denominazione, fra questi c’è l’azienda Le Furie, gestita da Alessandro Solano, Michele Borgia, Claudio Risitano e Yankuba Tabally, che sono partiti praticamente da zero, nessuno di loro aveva le conoscenze tecniche per fare vino.
Tutto ha avuto inizio nel 2011, quando hanno acquistato da un farmacista un appezzamento di circa due ettari, terreno abbandonato, con un albero di fichi bianchi e un noce, distese di canne alte sei metri.
Per loro il vino era solo una parte di un progetto più ampio, destinato al recupero della buona pratica agricola, rigorosamente biologica, e alla salvaguardia dell’ambiente; così, insieme ad altri cinque piccoli produttori hanno fondato la rete “Buona Terra“, basata sul reciproco sostegno e su valori e modo d’intendere la pratica agricola radicali.

Vigneto Le Furie

Il vigneto si trova a circa 300 metri sul livello del mare, su suolo calcareo e argilloso, ricco di scheletro, esposto a Sud e Sud-Ovest. Ovviamente la vigna non è da sola, la visione è quella di realizzare un buon ecosistema, quindi insieme dimorano ulivi, mandorli, diverse piante da agrumi, noci, avocadi, ciliegie, pere, susine, mele e albicocche, ma anche cipressi, carrubi, alloro, pini, pioppi ed eucalipti;
infine un’arnia e un pollaio. Nel bosco vicino girano liberi cinghiali, ricci e colombacci.
La vigna è impiantata ad alberello su terrazzamenti con muri a secco.
Oltre alle varietà previste per la Doc Faro, sono state selezionate una quindicina fra quelle storiche del territorio, recuperando le marze nei vigneti familiari della zona, tramandati da generazioni, questo ha permesso di salvaguardare questo prezioso patrimonio viticolo.
Come racconta Alessandro Solano “Uno di noi, militante ambientalista, non usa il cellulare; un altro è anarchico; un altro ha abbandonato scienze bancarie per darsi all’agricoltura e alle api; un altro (Yankuba) è sbarcato in Italia non accompagnato dal Gambia, quand’era minore“.

Alessandro
Alessandro Solano

Niente zappa in vigna, per non alterare il profilo del suolo, niente inerbimento, viene solo tagliata l’erba periodicamente per mantenere l’umidità dei suoli. Pochissimi trattamenti solo in caso di necessità con poco rame, poco zolfo, zeolite, olio essenziale di arancio dolce, bicarbonato di sodio e di potassio (corroboranti).
Non avendo ancora una propria cantina, si appoggiano a quella dell’Istituto agrario della città, con interventi minimi e ordinari, uso molto ridotto di solforosa.
Già dalla vendemmia 2019 hanno utilizzato lieviti tipo Bayanus (che non influiscono su profumi e gusto), adatti anche alle rifermentazioni in bottiglia per il metodo classico. Dalla 2021 lavorano con lieviti indigeni e fanno fermentazioni parzialmente in tini aperti (grazie anche al supporto di Salvatore Marino).
Ho conosciuto Alessandro a Terre di Vite e mi sono innamorato dei loro vini, di cui a breve intendo raccontarvi.

Roberto Giuliani

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Rosso delle Furie2019da 18 a 24 euro@@@@
Rosa L. 222022da 12 a 15 euro@@@@
Faro Cicarra2021da 18 a 24 euro@@@@@

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