FONTUCCIA
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Sito: www.fontuccia.it
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laVINIum – 11/2022
Vi avevo già raccontato delle aziende Parasole, Castellari Isola del Giglio e Paradiso dei Conigli, ora è la volta di Fontuccia, dei fratelli Giovanni e Simone Rossi, che dal 2006 hanno intrapreso il difficile percorso di recupero delle vigne abbandonate, piccoli appezzamenti distribuiti in diversi punti dell’isola, ma principalmente nella parte sud-occidentale, fin quasi alla punta di Capel Rosso, dove dimora il terzo faro gigliese.

Giovanni ha anche il merito di avere scritto un piccolo libro intitolato “Vite d’Ansonaco”, che consiglio a tutti coloro che vogliono capire fino in fondo la storia del Giglio e dell’Ansonica, che qui da sempre è chiamata al maschile, Ansonaco. Giovanni sostiene che sia stato un errore di trascrizione nel dizionario enologico, in ogni caso al Giglio questo è il suo nome.
Giovanni ha vendemmiato l’ansonaco per la prima volta a 15 anni, già allora era evidente il processo di abbandono delle vigne che costituivano l’asse centrale dell’agricoltura gigliese (parliamo della seconda metà degli anni ’80). Un fatto per lui e Simone davvero insopportabile, la loro terra, le tradizioni dei loro avi dovevano essere salvaguardati. La passione prese presto il sopravvento, in un periodo in cui fare il vignaiolo era diventato un mestiere del tutto marginale e il vino veniva venduto sfuso e in piccole quantità, custodito gelosamente soprattutto per la propria famiglia.

I primi movimenti per far cambiare rotta a questo drammatico declino sono avvenuti a partire dalla seconda metà degli anni ’90, grazie soprattutto agli sforzi e alle faticose lotte burocratiche di Francesco Carfagna, che ha dato vita all’azienda Altura (alla quale dedicherò un opportuno spazio), mentre i fratelli Rossi decidono di lasciare la tabaccheria di famiglia per realizzare il loro sogno nel 2000, partendo praticamente da zero rilevano una piccola cantina da ristrutturare a Giglio Castello e iniziano a fare esperienza sul campo in un piccolo appezzamento in località “Le Grotte”. Bisogna aspettare il 2009 per vedere la loro prima etichetta, dopo anni di vinificazioni, prove e aggiustamenti di un vino assolutamente tradizionale, come dice Giovanni “arcaico”.

Tutto è iniziato nel vigneto Fontuccia, da cui l’azienda ha preso il nome, allora di proprietà di un vecchio contadino di Giglio Castello, Pietro Danei detto “Dentistrinti” (sull’isola è tradizione attribuire soprannomi).
Simone e Giovanni, ovviamente, mancando di esperienza, si fecero aiutare dai “vecchi” del mestiere, come Zi Giorgio e Nanni. Come racconta Giovanni nel suo libro “Entrare nel sistema vino è stato come scoprire un nuovo mondo in tutti i sensi: come lavoro, conoscenze, esperienze. Ma in particolare sono i contatti creati con persone eccezionali che ci hanno aiutato e ci aiutano tutt’ora”.

Oggi dispongono di quasi 5 ettari vitati, forse sono i produttori più grandi dell’isola (ricordo che al momento il totale degli ettari vitati non arriva a 20), ma anche quelli con più etichette di vino: Senti Oh!, Fontuccia, Cocciuto, Caperrosso, Storto, Giovacchino e Nantropo’. Il Senti Oh! è il primo vino che hanno prodotto e questo nome sembra avergli portato fortuna, tanto che ormai molta gente crede che sia il nome dell’azienda.
Io non ho avuto modo di assaggiare i loro primi vini, probabilmente non ci sono più, ma le annate prodotte ora mi sono sembrate davvero riuscite, sono diverse interpretazioni dell’Ansonaco, che partono dal più immediato Senti oh per concludere con in nuovi Giovacchino e Storto, fino all’unico vino passito di casa Rossi, il Nantropo’, un vero nettare che racchiude in sé tutta la bravura di questi due “ragazzi”.
Roberto Giuliani
| Vini degustati | Annata | Prezzo | Voto |
|---|---|---|---|
| Cocciuto | 2021 | da 39 a 46 euro | @@@@@ |
| da Giovacchino | 2021 | da 48 a 55 euro | @@@@@ |
| Storto | 2021 | oltre 50 euro | @@@@@ |