Chianti Classico Riserva Gherardino 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2024
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: VIGNAMAGGIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 18 a 24 euro
La seconda etichetta di Chianti Classico proposta da Vignamaggio, nota cantina e impresa agricola di Greve in Chianti (SI), è una Riserva relativa all’annata 2018. Il suo nome è un omaggio a Gherardino dei Gherardini, capostipite dell’illustre casata che edificò la tenuta nel XIV secolo. Questa volta il sangiovese è accompagnato dal merlot: il primo in misura pari all’80-90% del blend, il secondo soltanto 10-20%. Le proporzioni esatte variano a seconda dell’annata.
Le uve, allevate in regime di agricoltura biologica, derivano dai vigneti: Prato, Querceto e Solatìo situati nei comuni di Greve e Panzano in Chianti in provincia di Siena. I filari giacciono sulla cosiddetta formazione di Sillano, quest’ultima è composta da terrenti mediamente argillosi, poco calcarei e con pH subalcalino; sono altresì ricchi di sassi calcarei e arenacei. La vendemmia, totalmente manuale, viene effettuata solitamente da metà settembre fino ai primi giorni di ottobre. Le uve diraspate vengono vinificate separatamente (per vigneto) in serbatoi d’acciaio dove avvengono la fermentazione e la macerazione delle bucce per circa 12 giorni, durante i quali délestage e rimontaggi non mancano. Dopo la svinatura subisce la malolattica. Il sangiovese affina almeno un anno e mezzo in botti di rovere da 15-20 hl., il merlot 18 mesi in barriques. Riposa un ulteriore trimestre, almeno, prima della messa in vendita. Anche in questo caso le rese sono davvero basse, ovvero 38 hl/Ha.
Veste rubino con accenni granata e una buona trasparenza che conferisce luminosità. Trascorsi appena cinque minuti dalla mescita il vino, al naso, palesa un pot-pourri di violetta, rosa e iris, oltre ad amarena e lampone spremuto; con lenta ossigenazione affiora un ricordo di erbe aromatiche, spezie dolci, tabacco in foglie e scorza d’agrume candito.
In bocca si avverte l’irruenza del vino in linea con un bel frutto maturo e in nessun modo esasperato. Il tannino è già piuttosto godibile, l’acidità non manca e la progressione finale mostra la tempra dei vigneti sopracitati. Quattro chiocciole ben nutrite. L’ho abbinato ad un buon piatto di peposo, ovvero il classico stufato di manzo cucinato in Toscana.