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Bursôn Etichetta Blu 2019

Degustatore: Alessio Atti
Valutazione: @@@@
Data degustazione:
12/2022


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: uva Longanesi
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: RANDI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 13 euro


Tra le storie di uva e vino che mi affascinano particolarmente ci sono quelle che nascono per caso, si sviluppano attraverso eventi fortuiti e hanno epiloghi meravigliosi.
Ho già scritto del Centesimino e della sua curiosa storia ma poco distante da quel fantomatico “Savignòn Rosso” si cela la storia di un altro vino e della sua uva.
In breve… siamo nel 1913, Antonio Longanesi notò una vite che si sosteneva a una grande quercia e osservando quanto fosse forte e resistente, con i suoi piccoli acini protetti da una spessa buccia, provò a farne del vino. Il sorprendente risultato incoraggiò a un tentativo di produzione.
Le due Guerre Mondiali rallentarono lo sviluppo e solo nel 1956 si impiantò il primo vigneto di quell’uva così particolare.
Da studi effettuati dai famosi laboratori preposti di Conegliano Veneto e San Michele all’Adige si scoprì che l’uva analizzata non era simile a nessun altro vitigno esistente.
Nel 1999, dopo lunghe trattative burocratiche, fu registrata come Uva Longanesi nell’albo dei vigneti con numero 357 e con quest’uva faremo il Bursôn.
Lo si produce in due versioni ben distinte, Etichetta Blu e Etichetta Nera.
Nella bassa Romagna, tra Fusignano e Alfonsine, produce Bursôn di pregiata qualità la Cantina Randi, azienda già raccontata qualche tempo fa.
Il vino che troveremo nell’Etichetta Blu è ottenuto da Uva Longanesi in purezza che, dopo breve macerazione sulle bucce, finisce la fermentazione in acciaio e vi rimane per altri 6 mesi. La commercializzazione avviene dopo non meno di ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Nell’Etichetta Nera della suddetta cantina, troveremo circa 50% delle uve che faranno appassimento e vengono vinificate a parte. Il vino così ottenuto verrà assemblato con la restante parte e riposeranno per 24 mesi in botte da 2000 litri e 500 litri. La commercializzazione avverrà non prima di almeno 18 mesi di affinamento in bottiglia.
Va da sé che nella versione più giovane potremmo ricercare un frutto meno maturo con ricordi di viola e di spezie scure dove i tannini lavoreranno ancora piuttosto bene. Nel vino che farà appassimento i sentori si faranno più maturi, in confettura o sotto spirito, con importanti sensazioni di cacao, cuoio, ritorni balsamici e tannini levigati, smussati dal lungo riposo nei legni.
Proprio il Bursôn di Randi Etichetta Blu ha lasciato in me bellissimi ricordi.
L’annata 2019 assaggiata appare al calice rosso rubino intenso con riflessi violacei, il naso è intenso e ricco: frutti rossi non troppo maturi, more, amarene in confettura e prugne anticipano alcune spezie scure, note balsamiche che arrivano dopo qualche minuto. Il sorso è altresì intenso, abbastanza fresco, bellissime sensazioni tanniche e iodate che chiudono con una lieve nota amaricante. Una discreta persistenza porta con noi il ricordo di questo meraviglioso prodotto. Lo abbinerei ad una generosa grigliata di carne e risate in compagnia.
E il Bursôn Etichetta Nera di Randi come sarà?

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