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Barolo Vignarionda 2017

Barolo Vignarionda 2017 Pira LuigiDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: PIRA LUIGI – Azienda Agricola Pira Luigi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro


L’ultimo Barolo presentato dall’Azienda Vitivinicola Pira Luigi è il Vignarionda 2017. Anche in questo caso il nome in etichetta evidenzia una tra le 39 MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del comune di Serralunga d’Alba, dove dagli anni Cinquanta ha sede la Cantina, anche se la sua storia risale a fine Ottocento. Per quanto concerne Pira è senza dubbio il cru più giovane, le prime etichette risalgono al 1997.
Le vigne, nate nel 1994, sono esposte a sud-ovest in Serralunga su terreni calcarei-argillosi. Questa MGA è indubbiamente una tra le più note dell’intera area del Barolo, che si estende su 11 comuni tutti in provincia di Alba; da vita a vini strutturati, potenti, capaci di sfidare il tempo. Le uve nebbiolo, baciate dal sole e legate in maniera storica e viscerale alle colline spettacolari delle Langhe (ci troviamo a circa 330 metri sul livello del mare), necessitano di alcuni importanti elementi. In primis, cure da parte del vignaiolo tra i filari durante tutto il ciclo vegetativo, sensibilità, soprattutto in cantina, allo scopo di non snaturare ciò che il territorio offre, e, non ultima in termini d’importanza, tutta l’attenzione e l’acume da parte di chi li degusta. Sono vini eterni che non inseguono le mode, al contempo sono attuali e sempre richiestissimi dai mercati anche internazionali.
Dunque stappiamo una delle 4000 bottiglie prodotte: 100% nebbiolo, resa per ettaro 50-55 quintali, 14.5% Vol., vendemmia manuale, vinificazione svolta in fermentini orizzontali a temperatura controllata per circa 12/15 giorni. L’affinamento si protrae in legno per due anni, i primi 12 mesi in barriques francesi, i restanti in botti di rovere di Slavonia (2.500 lt.). È un Barolo figlio dell’annata 2017, millesimo discusso che ha registrato valori record riguardo caldo e siccità; tuttavia, gli assaggi più importanti che fino ad ora ho effettuato, stanno rivelando buon equilibrio soprattutto al palato. Sono vini piacevoli, indubbiamente più pronti rispetto ai 2016, e che a tavola risultano duttili oltre ogni modo.
Il colore è un pieno granato classico, caldo e vivace. Roteando il vino all’interno del calice, lo stesso disegna archetti fitti che faticano a precipitare. Il naso in questa fase mostra tutta l’esuberanza dei frutti di bosco maturi, lampone e mora protagonisti, ma anche susina rossa “carnosa” e spezie dolci che spaziano dalla cannella al chiodo di garofano, quest’ultimo, dopo lenta ossigenazione rimanda al floreale di viola inspessito da tocchi balsamici molto intensi d’eucalipto e mentolo. Ritorna il dolce, con toni suadenti di tabacco biondo e nocciola tostata, sul finale grafite e legna arsa. Grande complessità e soprattutto evoluzione, cambia registro di continuo senza mai perdere l’essenza del nebbiolo di Langa.
In bocca indubbiamente è il vino meno pronto dei tre fino ad ora degustati, ma attenzione: è una virtù non un difetto, sia chiaro. Il tannino è ancora piuttosto nervoso e fatica a integrarsi alla materia, la stessa in bocca risulta intensa, penetrante ma senza appesantire perché l’alcol è ben digerito; frutto e spezia ancora non amalgamati alla perfezione, leggermente sconnessi tra loro, tuttavia questi sentori rimandano inequivocabilmente a quanto percepito al naso. Un vino dal potenziale pressoché infinito, sarà un vero piacere riassaggiarlo dal 2026 in avanti. Su un piatto di guancia di manzo brasata con purè di patate è irresistibile.

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