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Barolo Briccolina Riserva 2016

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2022


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ENRICO SERAFINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro


La cosa più difficile in questo mestiere, i colleghi di Lavinium saranno certamente d’accordo con me, è non farsi mai influenzare a 360°: prezzo del vino, annate miracolose, amicizia o confidenza col produttore, premi vinti da un’etichetta, storicità di un territorio o importanza di sottozone/menzioni geografiche aggiuntive. Il rapporto con la degustazione quando si ambisce a voler giudicare un vino, o meglio a voler dare il proprio punto di vista – frase che preferisco di gran lunga – dev’essere il più possibile distaccato, è sempre meglio sgombrare la mente da ogni pensiero, obiettivo, eventuale traguardo prefissato. Il 70% delle volte seguire questo schema è piuttosto “semplice” perché la suddetta percentuale rappresenta l’oceano sconfinato dei cosiddetti vini di buona fattura, bottiglie più che interessanti che tuttavia non ambiscono certamente ad entrare nel gotha dell’enologia italiana; è il restante 30% che necessita di uno sforzo in più.

Vigneti Enrico Serafino

Il Barolo Briccolina Riserva 2016 di Enrico Serafino fa parte di quest’ultima categoria di vini, e solo dopo averlo degustato per la prima volta, in questa occasione, sento tranquillamente di poterlo asserire. D’altronde l’annata 2016 non ha davvero più bisogno di presentazioni, la Cantina di Canale (qui l’approfondimento) men che meno, basti pensare che produce vino dal 1878 ed è una delle prime Case Storiche Piemontesi ad affinare bottiglie all’interno di gallerie ottocentesche ricche di storia e fascino: i classici Barolo, Barbaresco, Roero e interessanti cuvée di Metodo Classico Alta Langa. Detto ciò è il caso di affrontare il tema “spinoso” delle MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive): quanto contano? Quanto sono importanti per determinare la qualità di un Barolo? Ripercorrendo la storia di questa denominazione, ad oggi tra le più importanti d’Italia, i grandi Barolo che ricordano i nostri padri, i nostri nonni, sono frutto della sapiente unione di più vigneti spesso ubicati anche in comuni diversi.
Il motivo è presto spiegato: se un’annata ha avuto qualche problema e ha colpito “a macchia di leopardo”, come si suol dire, la sopracitata unione farà indubbiamente la forza nel portare a casa un risultato degno di questo nome. In caso contrario, prendiamo ad esempio un’annata come la 2016 o la 2010, la 2004 o l’indimenticabile 2001, il vino prodotto con sole uve allevate in un determinato vigneto, oggigiorno considerato MGA come ad esempio Briccolina (che dà il nome all’etichetta) potrà ambire ad entrare a far parte di uno di quei vini che difficilmente dimenticheremo, sempre se allevato da mani esperte s’intende. Oltre a tutto ciò, a monte è stato fatto uno studio interessante e articolato sulle caratteristiche pedoclimatiche relative ad ogni sottozona del Barolo, dunque a grandi linee mi sento di rispondere affermativamente alle due domande poste qualche riga fa; inoltre a mio avviso le MGA rappresentano un valore aggiunto per questa denominazione, è appassionante approfondirle, una ad una, ed imparare a riconoscere ogni sfumatura che le contraddistingue. Briccolina, prende il nome dalla vetta della collina in questione, è tra le MGA di Serralunga d’Alba, uno degli gli 11 comuni dov’è possibile produrre Barolo, borgo incantevole che dà vita a vini potenti, che sanno essere esaltanti soprattutto a distanza di qualche anno dall’imbottigliamento. Da queste parti è il terreno di origine Elveziana a fare la differenza, solitamente caratterizzato da marne grigie brune molto compatte, nel caso del Briccolina è presente anche una dose massiccia di argilla e calcare. Le uve, 100% nebbiolo allevate a guyot, derivano da un vigneto che ha ben 80 anni d’età, esposto a sud e sud ovest a circa 350 metri sul livello del mare.
Si inizia come sempre dalla vendemmia, ovviamente manuale in cassette, i grappoli vengono selezionati a mano sul tavolo vibrante e raffreddati con neve carbonica per evitarne l’ossidazione e ridurre considerevolmente l’uso di solfiti.

Cantina Enrico Serafino

Dopo la diraspatura, gli acini passano in un secondo tavolo vibrante e sottoposti alla pigiatura soffice. L’intero processo si svolge senza l’utilizzo di coclee al fine di trattare le uve nel modo più delicato possibile. Il mosto viene raffreddato per preservare le sue caratteristiche migliori prima della fermentazione in vasche di acciaio inox e in tini troncoconici di legno a temperatura controllata. La macerazione è di lunga durata e viene arricchita con la pratica del délestage e parzialmente con la tradizionale tecnica a cappello sommerso per oltre 28 giorni. Il processo di affinamento in legno dura per 28 mesi in botti di rovere di medie dimensioni (2400 litri) seguito da almeno due anni in bottiglia.
Tra il rubino e il granato, trama calda profonda, struttura notevole. Il naso in questa fase mostra garbo, eleganza, tuttavia un ricordo di more mature e amarena diviene protagonista, accompagnato da spezie dolci che spaziano dalla cannella al chiodo di garofano, un accenno di rosa rossa inspessito da tocchi balsamici intensi d’eucalipto e chicchi di caffè tostato ad impreziosire ulteriormente l’insieme; sul finale grafite e terriccio umido. Grande complessità, il vino evolve di continuo senza mai perdere l’essenza del grande nebbiolo di Serralunga, e siamo solo all’inizio della sua carriera.
In bocca il tannino è ancora piuttosto incisivo, marcante ed in questi casi è proprio il caso di dirlo: guai se non fosse così. Sorso intenso, penetrante tuttavia in grado di non appesantire il palato perché l’alcol è ben amalgamato alla materia; lunga scia sapida in chiusura, la stessa si alterna ad un ritorno di acidità e succo che fa ben presagire per un futuro roseo. Vino dal potenziale pressoché infinito, tuttavia godibile sin da ora, sarà un vero piacere riassaggiarlo dal 2026 in avanti. L’ho abbinato ad un piatto di spezzatino di cervo con polenta bramata.

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