Acqua Vigna 2012

Degustatore: Fabio Cimmino
Valutazione: @@@
Data degustazione: 02/2014


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: pallagrello bianco
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: SELVANOVA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


La Fattoria Selvanova è da sempre impegnata su uno dei vitigni tipici delle colline caiatine, in provincia di Caserta, dove l’azienda ha, di recente, ristrutturato la propria sede consacrandola a tempio dell’architettura ecosostenibile. Stiamo parlando, ovviamente, del leggendario pallagrello bianco, noto fin dai tempi dei Borbone e della celebre Vigna del Ventaglio! Obiettivo dichiarato la ricerca di un sua identità riconoscibile. In questi ultimi anni, infatti, si sono moltiplicate le cantine nella zona che hanno puntato nella loro offerta aziendale ad un’etichetta monovarietale di riferimento ma con interpretazioni stilistiche, talvolta, molto diverse tra loro. Di conseguenza i risultati, oggi, riscontrabili in bottiglia si presentano altrettanto diversi anche dal punto di vista organolettico e rischiano di confondere e spiazzare i consumatori, soprattutto quelli che per la prima volta si avvicinano a quest’uva. Antonio Buono, patron di Selvanova, ha ritenuto, pertanto, importante organizzare occasioni di incontro e di confronto tra i produttori stessi per cercare di promuovere e stabilire un orientamento comune. La scelta dell’enologo Gennaro Reale è stata quella di lavorare non solo in purezza ma anche evitando qualunque contatto con il legno in modo di preservare quanto più possibile attraverso una vinificazione in solo acciaio le caratteristiche varietali specifiche dell’uva. La 2012 è probabilmente una delle sue versioni più riuscite anche se mi ha reso non poco complicata la valutazione finale. Combattuto, infatti, sono rimasto fino all’ultimo tra le 3 e le 4 chiocciole. Alla fine ha prevalso la prudenza ma non escludo che la positiva evoluzione dei prossimi mesi possa convincermi a ritrattare a favore di un punteggio superiore. Il vino, secondo me, dal punto di vista della complessità e della persistenza olfattiva non è particolarmente ampio e profondo, ma i limiti di naso vengono completamente risolti al palato dove mostra un attacco sapido che, più dell’acidità, è in grado di regalare lunghezza minerale ed incisività al sorso. Per quanto riguarda la beva, fluida e scorrevole, a tratti addirittura compulsiva, sarei stato, dunque, più propenso per le quattro chiocciole. Ripeto alla fine ho sintetizzato il giudizio d’insieme mantenendomi sul gradino più basso. Convincente l’abbinamento sia su preparazioni strutturate di pesce che carni bianchi. Io l’ho bevuto, con soddisfazione, su dei bocconcini di pollo cucinati in casseruola con zucchine e patate.

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