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I Sorbara del Cristo: la famiglia Paltrinieri

Entrata dell'azienda PaltrinieriE’ al Cristo di Sorbara che i fiumi Secchia e Panaro si avvicinando maggiormente. La vicinanza di questi due fiumi rende questa zona tra le più fertili e antiche della provincia di Modena. “Il Cristo”, infatti, compare già nei mappali storici di questi territori ancor prima che nascesse il paese di Sorbara. Il Cristo era un luogo di passaggio, dove ci si fermava con i cavalli per rifocillarsi e ripartire per il cammino. Da qui anche il Secchia e il Panaro, dopo essersi visti per pochi metri, ripartono allontanandosi sempre più, ma lasciando un terreno assolutamente fertile che ha reso possibile la nascita, qui a Sorbara, di un vitigno autoctono che da questo luogo prende il nome: il Lambrusco di Sorbara.
Proprio al Cristo l’azienda Paltrinieri è attiva da ben tre generazioni e vede la sua nascita nel 1926 grazie all’estro di Achille Paltrinieri, noto chimico-farmacista che, in quegli anni, fece costruire la casa e il pezzo più antico della cantina in cui già allora veniva prodotto vino Lambrusco di cui ormai rimangono solo il ricordo di alcune etichette. L’azienda fu ampliata da Gianfranco, figlio di Achille. Fu grazie a Gianfranco che la cantina si è strutturata e ampliata, grazie alla costruzione di nuovi capannoni e la piantumazione in vigneto in tutta la terra che la famiglia possedeva.

Famiglia PaltrinieriOra a portare avanti la tradizione sono Alberto, figlio di Gianfranco, e la moglie Barbara. Alberto e Barbara si sono conosciuti all’Università a Bologna. Uno faceva agraria, con l’intenzione di mandare avanti, un giorno, l’azienda di famiglia; l’altra studiava filosofia perché quello che voleva fare da grande era insegnare.
Io sono romagnola – racconta Barbara – per me questo era un ambiente totalmente estraneo, ma assolutamente affascinante! La cosa che mi entusiasma di più di questo lavoro è che non c’è mai un giorno uguale all’altro! Anche il lavoro in ufficio, che apparentemente può sembrare quello più noioso, qui non lo è affatto, perché arrivano sempre clienti, hai consegne e tante cose da fare ogni giorno. Per non parlare della campagna o delle fiere, o semplicemente dell’annata“.
Una delle cose che più affascinano Barbara è vedere crescere i prodotti: “La cosa più incredibile è vedere cosa viene fuori dall’uva, soprattutto perché ogni anno non è mai uguale all’altro“.
Certamente la passione per la tradizione la si assapora non solo nei vini che la Cantina Paltrinieri produce, ma lo si coglie dagli occhi di Barbara e Alberto, orgogliosi dei propri prodotti e della propria terra.

La cantinaAdesso Barbara e Alberto portano avanti questa tradizione, ma progredendo come tecnologia ed innovazione e sempre con uno sguardo attento alle novità. Sono ambiziosi, loro, e convinti che il segreto per piccole aziende a carattere famigliare come la loro sia differenziarsi. Come? Puntando sulla qualità e la tipicità dei loro prodotti.
Di Lambrusco nel mondo ne esiste tanto – raccontano – noi proponiamo un vino diverso da quello che ci si aspetta, ma abbiamo deciso, qualche anno fa, di puntare sulla particolarità della nostra uva e di valorizzarla andando a creare un Sorbara in purezza“. E così mantengono l’acidità, il colore chiaro e la struttura del Sorbara originario, senza modifiche di alcun tipo. “Siamo una cantina piccola, quindi puntiamo a creare un prodotto tipico” precisano.
Sono sei le etichette frutto dei 15 ettari di vigneto che circondano Cantina Paltrinieri. Circa 80 mila le bottiglie prodotte all’anno. Un quarto delle uve viene conferito alla Cantina Sociale di Sorbara.
Le etichette della Cantina Paltrinieri non sono solo belle da vedere, ma racchiudono la storia dei luoghi e delle tradizioni vitivinicole modenesi.

Le etichetteLeclisse: selezione di Sorbara in purezza. E’ un vino nato nel 2007 da un’annata eccezionale, un’eclisse appunto. “Qualche anno prima Alberto mi aveva regalato un quadro che raffigurava un’eclisse e avevamo pensato di riutilizzare quell’immagine per un’etichetta futura“, racconta Barbara. Leclisse ha vinto quest’anno 3 bicchieri del Gambero Rosso e il premio Miglior rapporto qualità prezzo del Gambero Rosso, oltre ad essere inserito nei 100 vini più buoni d’Italia dal Club de Papillon del Golosario.
Grosso: magnum metodo classico da uve Sorbara in purezza. Il Grosso è anche prima moneta coniata a Modena.
Sant’Agata: Sorbara in purezza. Sant’Agata è la patrona di Sorbara, alla quale i Paltrinieri hanno dedicato il primo Sorbara in purezza realizzato.
Radice: Sorbara in purezza rifermentato in bottiglia. Il nome “Radice” vuole trasmettere l’idea della storicità legata ai metodi antichi di fare vino, ma anche la zona antica di produzione. L’etichetta raffigura un mappale dove è segnata la zona del Cristo (e non di Sorbara!) importante punto di sosta del tempo. Nel mappale è segnata anche l’azienda Paltrinieri e i vigneti. Questo vino è stato premiato quest’anno dalla guida Slow Wine come Lambrusco di Sorbara dell’anno.
Le damigianePiria: Sorbara classico (70 % Sorbara e 30 % Salamino). La piria è un imbuto di legno che si usava nei secoli scorsi per fare i travasi. Essendo questo un Sorbara classico la piria vuole dare l’idea di come si faceva il lambrusco prima che le uve venissero vinificate anche separatamente. “Perché fino a 25 anni fa il Sorbara in purezza non si era mai fatto anche per il fatto che i filari di Sorbara e Salamino venivano messi tutti assieme per consentire l’impollinazione del Sorbara” – raccontano – “Ultimamente, soprattutto con i vigneti razionalizzati per filari, è possibile raccogliere le uve separatamente“.
Greto: il salamino in purezza. È prodotto dalle uve dell’azienda. Prende il nome dal fatto che essendo molto scuro e corposo quando cade una goccia sulla tovaglia lascia un solco che è difficile da togliere, proprio come il greto del fiume. Il contrario del Sorbara!
Bianco: bianco frizzante da uve Trebbiano e Sorbara vinificato in bianco.

Quando avete iniziato a produrre Sorbara in purezza?
Il primo Sorbara in purezza che abbiamo fatto è stato proprio negli anni in cui andavano i vini scuri un po’ corposi e un po’ abboccati, come i lambruschi reggiani piuttosto che il Grasparossa. In quegli anni abbiamo pensato che se volevamo contraddistinguerci per uscire dai canoni dovevamo puntare a costruire un Sorbara con le caratteristiche tipiche del Sorbara ed esaltarle. Erano i primi anni del Duemila e per noi è stata una bella sfida. Nel tempo questo Sorbara in purezza si è sempre più accreditato, fino ad aumentarne la produzione e addirittura a distinguere le etichette: una selezione, piuttosto che un Sorbara in purezza base, piuttosto che un Sorbara in purezza rifermentato in bottiglia come si faceva una volta, col metodo ancestrale.

Qual è il segreto per fare un buon vino?
C’è una frase di Charles Peguy che riteniamo essere un po’ lo spirito guida della nostra azienda. In sintesi viene descritto quello che dovrebbe essere il vero lavoro. Il lavoro deve essere fatto bene e riuscire bene non per compiacere gli altri, o per il salario, ma semplicemente per il piacere e la passione che ci si mette nel farlo. Questo concetto ci caratterizza fortemente, perché siamo convinti del fatto che le cose devono essere fatte col cuore e con passione. Certo i premi ci fanno piacere, ma devono venire dopo a tutto il resto. Questa cosa negli ultimi anni ci sta ripagando.

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