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Venticinque vendemmie da Querceto di Castellina raccontate in una splendida verticale di L’Aura

Querceto di Castellina

Nella parte nord del comune di Castellina in Chianti, a pochi km dal confine con la provincia di Firenze, si trova l’azienda Querceto di Castellina, una realtà di impronta familiare fondata nel 1945 da Guido Masini, originario di Firenze, che trovò nel cuore del Chianti Classico un angolo di natura pura e accogliente, dove i ritmi lenti sono il punto di forza di questi luoghi. Un vero e proprio rifugio di campagna, che nel tempo è diventato luogo di ospitalità e cantina produttiva.
Nel 1988 Laura Masini, figlia di Guido, cominciò il restauro degli edifici quattrocenteschi presenti all’interno della proprietà, insieme al marito architetto Giorgio Di Battista, trasformandoli in un delizioso complesso agrituristico, dando vita all’attività ricettiva, che oggi viene seguita dal figlio di Laura, Jacopo Di Battista insieme alla moglie Mary (di origine americana).

Querceto di Castellina

Mary e Jacopo sono davvero eccellenti padroni di casa, rendendo le giornate in azienda piacevoli e interessanti, dando modo a chi li va a visitare di trovare un ambiente familiare, caloroso e accogliente.  Altro elemento di riferimento di questa realtà è la produzione di vino, che viene “sistematizzata” solo verso la fine degli anni Novanta, precisamente nel 1998, proprio grazie alla volontà di Jacopo, che si fa carico del progetto cantina, imbottigliando la prima annata con il marchio Querceto di Castellina.
Cura e attenzione sono rivolti anche all’ambiente, da loro la sostenibilità e il basso impatto ambientale sono sempre state priorità, interpretate come una responsabilità indeclinabile al fine di preservare questo microcosmo di rara bellezza, incontaminato e salubre. L’azienda, che si estende per cinquanta ettari in totale, di cui circa 11 vitati nel cuore della DOCG Chianti Classico, ha iniziato la conversione all’agricoltura biologica nel 2009, non appena i vigneti nuovi sono diventati produttivi. In quanto azienda di confine, dato che intorno alla tenuta non ci sono altre realtà nelle immediate vicinanze, questo assicura che non ci siano potenziali interferenze esterne nell’equilibrio dell’ecosistema viticolo.

Querceto di Castellina

Come ama ricordare Jacopo Di Battista: «La personalità dei vini di Querceto di Castellina nasce da un terroir naturalmente predisposto alla viticoltura: l’eredità genetica migliore. Questo favorevole contesto ci ha consentito di impostare da subito il lavoro in vigna e in cantina secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’eco-sostenibilità. La nostra è una famiglia unita che collabora per trasmettere l’importante eredità di una delle più rinomate e affascinanti regioni vinicole: il Chianti Classico».
L’area vitata è suddivisa in 6 parti: Belvedere, Poggio, Campocorto, Campolungo, La Fonte e Livia; non solo Sangiovese come varietà, che naturalmente occupa circa l’80% dei vigneti, ma troviamo anche Merlot e Cabernet Franc e curiosamente Viognier e Roussanne (2.000 viti in totale, in una piccola parcella separata).
Belvedere è il vigneto principale della tenuta dal quale si selezionano le uve migliori di Sangiovese – utilizzato in purezza per produrre il Cru di Querceto di Castellina “Chianti Classico Gran Selezione Sei” – e di Merlot. Piantato nel 2003, occupa una superficie di circa 6,7 ettari ed è allevato ad alta densità (6666 piante per ettaro).

Querceto di Castellina

I vigneti Poggio, Campocorto, Campolungo e La fonte sono stati impiantati in anni diversi, a partire dal 1997: per primo il Poggio con circa 1,28 ettari di Sangiovese, poi, nel 1999, è arrivata una parte di Campolungo (la restante nel 2001), successivamente La Fonte (0,59 ettari) e Campocorto (0,17 ettari), entrambe piantati nel 2001.
Questi vigneti sono benedetti da un terreno roccioso di medio impasto con marna calcarea e ricco di minerali, che caratterizzano con una spiccata sapidità i vini prodotti.
Da non dimenticare un altro piccolo gioiello di questa realtà il Vigneto Livia, piantato nel 2008, nato come un esperimento come racconta Jacopo Di Battista: «sono stato ispirato dai migliori vini bianchi della Valle del Rodano e ho deciso di piantare 2.000 viti equamente divise tra il Viognier e Roussanne con un’alta densità e piccole distanze tra i filari. Trattiamo questo vigneto come un piccolo gioiello che lavoriamo esclusivamente a mano e con un’attenzione quasi maniacale. Nel 2010 abbiamo vinificato il nostro Livia IGT Bianco, un blend di Viognier (dalle caratteristiche note esotiche, che conferisce struttura e freschezza) e Roussanne (che porta in dote aromi eleganti): un vino che definirei inusuale.  Devo ammettere con orgoglio che ogni nuova annata è un successo».

Querceto di Castellina

Oggi da quel 1998 di vendemmie ne sono passate 25, da qui l’occasione di festeggiare questo primo traguardo, ripercorrendone la storia, i cambiamenti, le evoluzioni e le prospettive future.
Ed è proprio dalla 1998, prima annata del Docg Chianti Classico L’aura, che inizia la verticale che ne vuole celebrare le 25 vendemmie, ricordando che si tratta del loro chianti classico di annata, concettualmente non pensato per durare nel lungo termine.


LA VERTICALE


Chianti Classico L’Aura 1998
Non sono solita sottolineare l’aspetto visivo, ma in questo caso è interessante notare la vivacità e luminosità dei toni che si mostrano sulle tinte granato; appena 3.000 le bottiglie prodotte. Un vino compatto che esprime all’olfatto note speziate di tabacco, lasciando spazio in sottofondo a un floreale secco e un fruttato maturo. Vivacità espressiva anche nel sorso, con potenza e calore in evidenza.

Chianti Classico L’Aura 1999
Decisamente un vino con un passo diverso dal precedente, che si esprime già a prima olfazione, regalando un bouquet complesso di profumi che vanno dal floreale al fruttato di ribes nero con intriganti intrecci speziati. Un vino che si rivela al sorso con grande grinta, dinamica e lunghezza.

Verticale Chianti Classico L'Aura Querceto di Castellina

Chianti Classico L’Aura 2004
Cuoio e pellame ne definiscono in prima battuta il profilo olfattivo, anche qui abbiamo nel calice un vino espressivo e potente, con una trama tannica ben presente che lo caratterizza.

Chianti Classico L’Aura 2006
Chiuso all’olfatto, corredato da tinte cupe di sottobosco, ma dicotomico al sorso, che al contrario si rivela di gradevole freschezza.

Chianti Classico L’Aura 2015
Si cambia passo, diversi sono stati i cambiamenti durante la raccolta e la vinificazione. Nel calice troviamo un vino che si rivela in tutta la sua armonia delle forme, coerente ed espressivo. Con note succose di arancia rossa e ribes rosso, a cui si uniscono le note floreali e speziate che gli donano garbo. Piacevolissimo e di grande bevibilità, decisamente un vino succoso, con tutte le coordinate al loro posto.

Chianti Classico L’Aura 2018
Anche questo millesimo si rivela molto ricco e di grande piacevolezza, con una freschezza data sia all’olfatto che al gusto, con richiami di arancia rossa, more e accenni di erbe officinali.
Vibrante e saporito nel sorso.

Verticale Chianti Classico L'Aura Querceto di Castellina

Chianti Classico L’Aura 2019
Marasca e amarena ne dominano il profilo olfattivo, frutti che rimandano ad una notevole tensione acida che si ripropone all’assaggio. Gradevole e con tannino in evidenza.

Chianti Classico L’Aura 2020
Pieno muscolare, un vino sbilanciato leggermente sull’alcolicità, fattore che lo rende meno slanciato e godibile.

Chianti Classico L’Aura 2021
Cambio di passo evidente in quest’ultima annata presentata, che si rivela davvero coinvolgente e prospettico. Intenso nei profumi, rivela un frutto croccante e fresco. Slanciato al palato di grande personalità e lunghezza.

Fosca Tortorelli

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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