La svolta del 2025: ad Atri i diversi colori delle Colline Teramane

In occasione dei 30 anni dalla nascita della Doc Colline Teramane come sottozona della Doc Montepulciano d’Abruzzo, possiamo dire che è accaduta una rivoluzione. Se seguiamo, infatti, il percorso di questa denominazione scopriamo che nel 2003 si separa e diventa Docg chiamandosi “Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane”, per poi modificarsi nel 2023 in “Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo”. Fin qui nulla di straordinario, ma il cambiamento avviene in modo più articolato, infatti il Consorzio di Tutela Colline Teramane si fonde con il più grande Consorzio Vini d’Abruzzo e vengono introdotte le sottozone Doc “Cerasuolo d’Abruzzo Colline Teramane” e “Trebbiano d’Abruzzo Colline Teramane” all’interno delle rispettive denominazioni.
In pratica, le Colline Teramane non sono rappresentate più solo dal Montepulciano d’Abruzzo (che rimane l’unica Docg), ma anche da tutte le altre varietà che vengono prodotte.

Così nella DOC “Abruzzo”, troviamo la sottozona “Colline Teramane” che può produrre i vini di tipologia “Superiore” dai seguenti vitigni riportati in etichetta: Pecorino, Cococciola, Malvasia, Passerina e Montonico.
Mentre nelle Doc “Cerasuolo d’Abruzzo” e “Trebbiano d’Abruzzo” è stata introdotta la sottozona “Colline Teramane”.
Questa operazione, se da una parte può portare qualche difficoltà nella lettura dei vini, dall’altra introduce il concetto di “modello Abruzzo”, ovvero una visione globale di quello che può offrire oggi il territorio abruzzese nel suo complesso.
Del resto le Colline Teramane rappresentano un piccolo territorio, che occupa la parte nord-orientale della regione e coinvolge una trentina di comuni della provincia di Teramo. Esprimersi solo attraverso il Montepulciano era un grosso limite, non corrispondente alla realtà, visto che nella zona si producono tutte le tipologie che ho sopra elencato.

Come giustamente afferma l’ex presidente del Consorzio Enrico Cerulli Irelli, oggi referente del Comitato di denominazione, le Colline Teramane sono storia, ambiente, tradizioni, persone, è quindi del tutto logico che questi elementi siano rappresentati da tutti i vini che qui vengono prodotti. Anche dal punto di vista dei mercati la scelta di confluire nel più grande consorzio è giustissima, poiché le Colline Teramane hanno una produzione di Montepulciano d’Abruzzo Docg che non arriva alle 600mila bottiglie da 144 ettari di vigna, contro gli oltre 100 milioni prodotti a marchio Doc, una goccia nel mare.

Così dal 27 febbraio al 1° marzo, per la prima volta la stampa italiana ed estera ha potuto conoscere più a fondo le diverse espressioni di questo piccolo territorio, nella splendida cornice del comune di Atri, uno dei più bei borghi d’Italia; esperienza che è stata arricchita da un utilissimo confronto tra stampa e produttori locali, moderato dal giornalista Antonio Paolini nel bellissimo Teatro Comunale di Atri.
Incontro che è stato incentrato, attraverso l’assaggio collettivo di alcuni Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo scelti da un drappello di giornalisti, sulla ricerca di un’identità rivelata e leggibile, o quantomeno di un profilo dall’impronta moderna, attuale, dove la finezza e la bevibilità sono i capisaldi, vini scevri da eccessi di legno, struttura e concentrazione.

Questa sembra essere la direzione intrapresa da un sempre maggior numero di aziende. C’è da dire però che il confronto è stato piuttosto acceso poiché dal Montepulciano non si può pretendere una leggiadria che non gli appartiene e non esprime neanche se si alzano notevolmente le rese in vigna. Aggiungiamo che microclimi, esposizioni, altitudini, tipologia di suoli, incidono non poco sul risultato finale. Quindi, ancora una volta, il concetto di “identità” va preso con le molle, personalmente credo che la cosa più importante sia saper governare al meglio il processo produttivo dalla vigna alla cantina, senza stravolgere in sostanza quello che ogni annata è in grado di offrire. Se si raggiunge questo obiettivo, si è fatto già un grande passo avanti, almeno per quanto riguarda il Montepulciano.
LA DEGUSTAZIONE

Oggi, ancor più delle edizioni passate, dobbiamo parlare di “focus” sulle Colline Teramane piuttosto che di anteprima, poiché il Montepulciano non è più solo, inoltre le annate presentate erano diverse, ogni azienda segue un proprio percorso ed è impossibile avere un’uniformità di uscite sul mercato.
Va detto che, essendo una nuova formula, sono ancora poche le aziende che hanno partecipato, soprattutto per quanto riguarda i vini bianchi a base Trebbiano e Pecorino (solo quattro campioni per ciascuno e da due annate differenti, 2024 e 2023, la prima siccitosa e la seconda devastata dalla peronospora), insufficienti per avere un quadro complessivo del livello qualitativo delle due denominazioni.
Meglio il numero dei Cerasuolo, 22 campioni, anche se in questo caso siamo andati dalla 2024 fino alla 2018: qui si apre un discorso sulla direzione che numerose aziende hanno intrapreso, infatti se in passato il Cerasuolo trovava corrispondenza nel colore intenso e caratteristico, oggi notiamo numerosi esemplari scarichi, fino a rosa pallido, quindi davvero uno diverso dall’altro e, qui sì, tutt’altro che identitari. Come ha proposto il produttore Alessandro Nicodemi, sarebbe opportuno stabilire in modo netto il colore da disciplinare, e lasciare a chi vuole farli più chiari l’opzione della Doc Abruzzo che prevede la tipologia “rosato”. Non ha senso chiamare “Cerasuolo” un vino rosa pallido. Inoltre ho notato un approccio molto “omologante”, vini dai profumi e gusti decisamente troppo costruiti, spesso anche con residui zuccherini o comunque dolcezze poco convincenti. Un vero peccato, poiché il rosato sta riscuotendo un sempre maggiore interesse e il Cerasuolo d’Abruzzo potrebbe essere uno degli esempi virtuosi.
Per quanto riguarda il Montepulciano, contro ogni previsione la vera sorpresa sono state le Riserve, proposte dal 2021 al 2017, ma con il focus sulla 2020 (6 vini): vini di grande eleganza, dai tannini fini, freschezza spiccata e una scioltezza espressiva che raramente ricordo in questa tipologia, in passato sempre piuttosto materica e a volte monolitica, merito dell’annata? Forse, ma sono ottimista.
Di seguito una selezione dei migliori vini assaggiati.

COLLINE TERAMANE TREBBIANO D’ABRUZZO SUPERIORE DOC
Le Murate Bio 2024 Nicodemi: agrumi maturi, pesca gialla, erbe aromatiche, timo, leggera mandorla; bocca sapida, fresca, buona precisione, fine, piacevole, asciutto con finale di frutta secca.
Casanova 2023 Barone Cornacchia: colore oro chiaro, più intenso degli altri, profumi da bianco macerato, frutta matura, albicocca disidratata, mela candita, biancospino, diverso anche nella trama gustativa, ancora molto giovane, ha freschezza da vendere, una buona riuscita da un’annata davvero difficile.
COLLINE TERAMANE PECORINO D’ABRUZZO SUPERIORE DOC
Octava Dies Bio 2023 Valori: leggermente lattico al primo impatto, poi si pulisce, agrumi appena maturi, leggere erbe aromatiche, fiori di campo, al palato è asciutto, fresco, sapido, ancora alla ricerca dell’equilibrio ma dal profilo interessante.
Colle dell’Orso 2023 Podere Colle San Massimo: naso inizialmente sulfureo, si sposta su camomilla e fiori bianchi, susina, agrumi; interessante anche al palato dove mostra un andamento molto calibrato, senza picchi ma di grande misura.
COLLINE TERAMANE CERASUOLO D’ABRUZZO SUPERIORE DOC
Chiamami quando piove Bio 2024 Valori: agrumi, arancia e mandarino, leggera melagrana; in bocca è molto piacevole, fine, espressivo, molto gradevole, buon esempio interpretativo della tipologia.
Cortaldo 2024 Cerulli Spinozzi: nonostante provenga da vasca, mostra già un bouquet interessante di ciliegia, lampone, erbe aromatiche; bocca corrispondente, fresca, tipico rosato onesto e teramano.
Casanova 2023 Barone Cornacchia: colore più carico degli altri, più da cerasuolo, frutto maturo che vira verso la prugna, la ciliegia, in bocca è fine, piacevole, di buona profondità, di stampo tradizionale e non è una nota di demerito.
Colle Trà 2023 Strappelli: rosa, magnolia, lampone, ciliegia e agrumi, al palato ha freschezza, piacevole e preciso nell’incedere gustativo, senza fronzoli, tornano gli agrumi e accenti minerali.
COLLINE TERAMANE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOCG
Le Murate Bio 2022 Nicodemi: molto fruttato, marasca, prugna, ciliegia nera, nitido e preciso, d’impatto; al palato ha freschezza ma soprattutto sapidità, tannino molto fine, materia importante ma non trabocca, rimane incastonata tra frutto e sapidità, molto buono.
Gruè 2022 Cerulli Spinozzi: nonostante sia penalizzato dalla mancanza di affinamento in bottiglia, estrae un bel frutto intenso, mora, mirtillo, ciliegia nera, bocca ancora un po’ serrata, c’è materia che deve distendersi ma ha una buona progressione, si distenderà.
Verso sera 2022 Velenosi: naso fine e preciso, direi esemplare, una bella ciliegia e cenni di lampone, poi macchia mediterranea, niente note scure, buona espressione fruttata; al palato ha struttura, quasi salino, tannino dolce, in buon equilibrio, ottima gestione della materia.
Oinos 2020 San Lorenzo: (biodinamico) parte con un frutto un po’ impreciso, poi si apre, prugna e ciliegia matura, al palato è ancora in tensione ma ha buona trama, freschezza, energia, si sente una materia di qualità.
Colle Trà 2018 Strappelli: il più “vecchio” presentato, da un’annata non indimenticabile, proprio per questo mi ha colpito, inizialmente sentori di funghi e humus, poi vira sul frutto, ciliegia matura, mora, macchia mediterranea; bocca intensa, molto fruttata, tannino ancora non del tutto amalgamato ma la trama è molto buona e di lunga persistenza, meritava di essere menzionato.

COLLINE TERAMANE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO RISERVA DOCG
Abbazia di Propezzano 2021 Abbazia di Propezzano: colore fitto, naso con un frutto ben espresso, legno ben gestito, prugna, ma anche visciola, mirtillo, bocca ben profilata, fresca, con un tannino molto fine, bilanciato, beva e finezza in un vino indubbiamente riuscito, una riserva che si beve con piacere è un ottimo traguardo.
Neromoro Bio 2020 Nicodemi: naso fine e articolato, frutto che richiama mora, prugna, mirtillo, ribes nero, bocca molto ben delineata e coerente, con il frutto ben espresso e un tannino in buona amalgama, c’è freschezza, sapidità e lunghezza, torna la liquirizia e appare anche il cacao, molto bello.
Fonte Cupa 2020 Montori: balsamico, frutto pieno e coinvolgente, mora, mirtillo, ciliegia nera, balsamico, anche floreale (viola, iris); bocca esemplare, di grande finezza e intensità, slancio, freschezza, materia, non gli manca nulla, gestione perfetta, succoso, buonissimo.
Lunae 2020 Terraviva: inizio in riduzione, fatica a liberarsi, foxy, dopo una bel respiro arriva il frutto, variegato e di giusta maturazione; al palato è fresco, ha spinta, manca ancora un po’ di precisione e asciuga leggermente, sul finale però ha una sua piacevolezza e profondità, al tempo…
Vizzarro 2019 Barone Cornacchia: frutto ben espresso, prugna, mora, ciliegia nera, marasca; al palato ha corpo, freschezza, buona spinta, toni di liquirizia e prugna, finale ancora non del tutto disteso ma stimolante.
2019 Orlandi Contucci Ponno: naso con una decisa espressione fruttata, arancia rossa, legno quasi impercettibile, al palato ha freschezza e mostra una precisione diversa dagli altri vini prodotti anche in passato, ha freschezza, energia, ottima riuscita, indubbiamente il migliore proposto quest’anno da questa storica azienda.
Santa Maria dell’Arco 2017 Faraone: naso intenso, molto fruttato, prugna, ciliegia nera, bacche, balsamico, ginepro; bocca abbastanza fitta, scura, ha freschezza, tannino risolto, intenso e lungo, un 2017 indubbiamente ben interpretato che ha gestito l’annata calda molto bene.
COLLINE TERAMANE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOCG – ARCHIVIO
Sono convinto che le impressioni su questi vini siano state molto differenti tra i vari degustatori, a mio avviso perché andando indietro negli anni è più facile che capitino bottiglie tutt’altro che equivalenti. Per quanto mi riguarda devo dire che dei 12 campioni presentati (4 sono stati inseriti successivamente), meritavano di essere menzionati almeno la metà, che è indubbiamente un bel traguardo se pensiamo che c’erano anche due 1998.
Santa Maria dell’Arco 2005 Faraone: naso che ha ancora una certa vitalità, terziario ma non spinto, anzi tende a ripulirsi; bocca bella, intensa, ancora viva e in perfetto equilibrio, non è a fine corsa, testimonia molto bene l’ottima interpretazione aziendale e la longevità di questo vino.
Torre Migliori 2005 Cerulli Spinozzi: caffè, goudron, humus, ma anche balsamico, man mano si vitalizza; al contrario al palato è freschissimo, fine, vibrante, non ha cedimenti, molto buono e per nulla stanco.
Castellum Vetus 2005 Centorame: altro vino che inizialmente sembra già avanti, poi invece si riattiva e mostra ancora un frutto piacevole e non stanco, al palato conferma questa sensazione, c’è una buona energia, molta frutta, poco terziario, leggero sottobosco.
Torre Migliori 2004 Cerulli Spinozzi: addirittura migliore del 2005, naso ancora vivo e articolato, frutto maturo tra prugna e marasca, liquirizia, cenni di cacao e terziario solo in sottofondo; al palato ha freschezza, bella vitalità, coinvolgente e armonico, con un tannino davvero setoso.
Escol 2002 San Lorenzo: c’è ancora una discreta energia in quest’annata certamente non memorabile, anche al palato rivela freschezza, dinamicità, non è un vino stanco, succoso e godibile.
Roberto Giuliani




