Statistiche web
Letture istruttiveNotizie e attualita

I racconti di Alda: DICA 33

Quante volte aveva dovuto ripeterlo in quei giorni. Fuori, il freddo di un inverno appena cominciato. L’autunno era passato in un soffio, a rappresentarlo rimaneva ancora qualche foglia gialla arricciata, morta, in mezzo alla

San Biagio a Montepulciano

strada, sui marciapiedi. Una volta le foglie cadute scricchiolavano sotto le scarpe, ora non più. Peccato, era divertente, quasi sadico. Ad ogni modo adesso è proprio inverno là fuori. I vetri, all’interno, si appannano se ci aliti contro. La gente cammina in fretta, a testa bassa, con sciarponi, cappelli e, quasi a doppia difesa, la mascherina del covid (il mostro che ci perseguita ed opprime da circa due anni seminando dolore e morte e beato chi ne esce senza conseguenze e poi…. calma calma, ora ci sono i vaccini). Basta. Non ne poteva più di tamponi, di risposte da dare perché il primo pensiero all’apparire di uno starnuto un colpo di tosse un mal di testa qualche linea di febbre, era al covid che si pensava. Negativa. Per due volte. E intanto il naso continuava a colare come un rubinetto rotto, la tosse che non le dava tregua, neppure la notte, privandola del sonno, quei colpi sordi gracchianti come un coro di grilli a una riunione condominiale, tanto per mettere in campo anche gli acufeni, perché c’erano pure quelli, eccome se c’erano e c’era il catarro, quell’orrenda volgarissima appendice della tosse.
Dica 33. Erano disperati i dottori e come doveva essere frustrante per un medico non capirci niente del proprio paziente. Forza tossisca, faccia un lungo respiro, trattenga, butti fuori ancora ancora, così grazie, io non sento niente, bronchi puliti, facciamo una lastra per sicurezza e intanto prenda l’antibiotico no, non il solito, quello lo ha già fatto di recente e non è servito, troppo debole, bisogna cambiare, bisogna sostituirlo con uno più forte da prendere una volta al giorno per almeno sette giorni.

Alda Gasparini
Alda Gasparini

Eccola lì la fregatura, sostituire il buon vecchio antibiotico con un altro sconosciuto. No mai. Non poteva farlo, era come tradire un amico che per anni le aveva fatto un ottimo servizio, era soprattutto come tradire se stessa e le sue PAURE. Ecco la vera ragione. Del vecchio medicinale si fidava, del nuovo non sapeva niente e se avesse letto il famigerato bugiardino si sarebbe spaventata ancora di più. Come poteva sapere se era allergica a qualche eccipiente se non lo aveva mai sperimentato? Fare da cavia. Era questo il progetto? È più forte dell’altro, più indicato per queste forme di influenza. Così dicono, ma quali forme se non si sente niente, bronchi puliti, nessun rumore sospetto? E allora?
Non lo prenderò mai, pensava e intanto la paura, viscida e strisciante s’insinuava in lei ancora più intensamente. Conosceva bene quel tipo di paura. Sì paura. Terrore. Introdurre nell’organismo sostanze sconosciute, no mai. A pensarci però, era una novità anche l’altro antibiotico la prima volta che lo aveva ingerito. Ma lo aveva fatto. E allora? Inutile discutere, tentare di spiegare con chi non avrebbe capito. Tutto ciò che riguardava i farmaci le faceva paura, ma poi subentrava il ragionamento: si deve pur vivere, non si può sempre scappare, dalle novità, dai sentimenti e perfino dal desiderio di guarire, scendere da quel letto, uscire. Già. Vivere. Vegetare faceva ancora più paura, era stupido, era il vuoto. La resa. Lei era la paziente ideale, quella che non faceva mai storie, docile, non per stupidità ma per buonsenso e così cedeva, si arrendeva. Paura o no alla fine lei si affidava e poi forse, più forte di certe inspiegabili paure c’era la vergogna. Vergogna di mostrarsi debole, spaventata, infantile. Dai, dove scappi?
Infatti non era scappata e cosa aveva ottenuto? Sì, stava meglio, ogni sintomo si era attenuato, ma non era guarita. Anche la lastra era negativa, come i tamponi, ma non guariva e così, ancora una volta… Dica 33… Faccia tana chi vince… Il male c’era ed era tutto nel petto, nelle prime vie aeree. E quel viaggio con l’aereo progettato d’estate con il desiderio di fare un atto di forza contro il tempo, contro chi diceva non puoi non devi, ma che male c’era a sognare, a riprendere in mano un passato che non sarebbe mai tornato. Tutto era cambiato nella sua vita e i sogni e i ricordi e tutto quello che c’era stato e non poteva esserci più faceva molto male. Meglio aggrapparsi al presente e al futuro finché ce n’era. Forza apri le mani richiudile, non stai stringendo il vuoto. C’è ancora vita là dentro, amore carezze sorrisi e tante risate. Sognare sul passato lei non lo aveva fatto mai, cominciare adesso non aveva senso e poi cos’era il senso delle cose se intanto non si verificava nessun cambiamento significativo? Allora via gli antibiotici vecchi e nuovi, proviamo con l‘acqua di Sirmione, uno spray per il naso, cinque spruzzi più volte al giorno. Uno schifo. Altro leggero miglioramento. E intanto marzo era arrivato e fuori era ancora inverno. Non ne poteva più di medici e medicine.
Dica 33. No, non lo dico più, non questa volta. Come diceva la canzone? Felicità, un bicchiere di vino con un panino, felicità. Va bene così. Via le lenzuola, via la vestaglia, vestiti truccati e poi…ma sì. Io esco.

Alda Gasparini

Alda Gasparini

Musicista e scrittrice, da sempre amante di tutto ciò che è bello e trasmette emozioni, si è diplomata in pianoforte e per un certo periodo della sua vita ha eseguito concerti. Poi si è dedicata al giornalismo, scrivendo recensioni e critiche musicali; successivamente ha iniziato a scrivere romanzi e racconti, pubblicati su numerose riviste di settore, ha collaborato con autori importanti come Scerbanenco e Morante. Ancora oggi scrive racconti, brevi e avvincenti, toccando molti aspetti della natura umana.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio