Una nuova mission per La Guardiense: “Anima Lavica”, lo speciale progetto Janare

La mission de La Guardiense, la realtà cooperativa sannita fondata nel 1960 e che oggi conta oltre mille soci conferitori nell’areale del vino beneventano, è quella di portare il Sannio nel mondo, facendo conoscere in modo tangibile e concreto – attraverso le sue bottiglie – le sfaccettature e le unicità di questi luoghi. Da qui la necessità di guardare al futuro con una sempre maggiore concretezza, attraverso le importanti fasi di ricerca e di sperimentazione.
Sperimentazioni che portano con il supporto e la guida di Riccardo Cotarella (enologo esterno consulente) e Marco Giulioli (enologo interno), alla guida della produzione vinicola, al recente progetto “Anima Lavica”, l’ultima linea lanciata nel progetto Janare, che fonda la propria brand identity sulla tradizione misterica ed affascinante beneventana, quella delle streghe “Janare” che si dice veglino i campi di una zona così feconda.
Un progetto che è stato recentemente presentato nella splendida cornice di Palazzo Petrucci di Napoli, un luogo di indiscussa bellezza, che unisce mare e terra e porta nella sua essenza la natura vulcanica di questi luoghi. Un’occasione celebrata con l’abbinamento dei piatti dello chef Lino Scarallo, executive di Palazzo Petrucci, per presentare il lavoro di ricerca svolto.

Domizio Pigna, presidente de La Guardiense dal 1997, ha infatti dato il benvenuto agli intervenuti e ha sottolineato il valore e la progettualità della realtà Cooperativa: «Con i nostri vini abbiamo stretto un patto con la storia del Sannio, ora sta a noi, anche attraverso azioni come il “Benevento.Wine”, farci ambasciatori di questa zona meravigliosa. Le nostre etichette non sono solo il frutto del lavoro di una squadra devota e infaticabile, ma anche un importante esempio dell’eccellenza che un territorio come quello del Beneventano, su cui siamo felici di insistere, sa regalare».
Nell’azienda sperimentale di Pugliano, sono stati fatti saggi e studi per capire le diverse caratteristiche dei suoli. I profili di questi suoli raccontano la storia di 50 mila anni di queste conche, che sono una delle caratteristiche della valle telesina; si tratta di ambienti molto particolari nelle quali si è depositata l’ignimbrite Campana, ossia l’eruzione esplosiva più violenta avvenuta nel Mediterraneo, il cui centro eruttivo era ubicato nei Campi Flegrei. Ed è proprio così che, come i profili propri della natura, la stratigrafia dei suoli racconta la storia di questi luoghi.
Marco Giulioli, è entrato nel vivo del tema: «Questo progetto è nato un po’ per caso, col ritrovamento di una mappa di zonazione dei suoli della valle Telesina stilata tra fine anni Novanta e inizio anni Duemila. È stato come trovare un tesoro: la frammentazione dei suoli e il lato vulcanico ben delineato imponevano di cogliere al volo questa opportunità. Insieme all’azienda, che già da tempo stava studiando e monitorando questa parte di suolo, abbiamo valorizzato questi terreni e le loro straordinarie differenze. Il terroir vulcanico trasmette la sua forte identità a uve e vini, rendendoli riconoscibili e ben definiti. Inoltre, ci ha permesso di sfruttare la sua natura comunicativa per diffondere la linea Anima Lavica: l’interesse intorno ai vini vulcanici è enorme e il lavoro fatto dalla cooperativa è stato sorprendente per la resa finale, non tanto per l’ottima qualità ma piuttosto per l’apprezzamento che ne è derivato e che non accenna a calare. Il successo di questi vini si tocca con mano ed è un valore aggiunto per noi».
Una moltitudine di diverse caratteristiche e diverse sfumature, che si traducono per oggi nelle due espressioni della falanghina del progetto della linea Anima Lavica, lo Spumante Brut metodo Martinotti e la Falanghina del Sannio Dop, ottenuta da un areale dove l’ignimbrite campana è la caratteristica principale.

Interessante il confronto tra la Falanghina “Janare Anima Lavica” 2021, con il “cru itinerante” Senete 2021. Nel caso di Anima Lavica, ci troviamo davanti ad un bianco caratterizzato da profumi di scorza di lime, cenni di ginestra e frutta a polpa bianca. Al sorso esprime aromi delicati e una piacevole freschezza, mentre la Janare Senete si distingue per il suo essere decisamente più materica, con note di fiori e frutta gialla, accompagnati da un piacevole e sfaccettato corredo di erbe aromatiche. Scorrevole e con finale di mandorla fresca al sorso.
Piacevole anche lo Spumante Brut di Falanghina del Sannio Dop “Cinquantenario” metodo classico vendemmia 2017 e sboccatura 2022, che ha aperto l’incontro, una bollicina nata spumantizzando uve di falanghina in purezza per il 50esimo anno di vita della cantina La Guardiense. Intrigante e dinamico. Ma i progetti della cooperativa sannita non si fermano qui, infatti la novità ulteriore, nel 2023, sarà presentare sul mercato un vino da uve Aglianico sempre provenienti dalle aree, ricche di terreno tufaceo, che andrà a completare la linea Anima Lavica.
Fosca Tortorelli

