Grinzane Cavour, un museo a cielo aperto

Lo scorso 13 settembre la collezione-museo ai piedi del Castello di Grinzane Cavour, è stata aperta per la prima volta al pubblico; un patrimonio biologico-ampelografico inestimabile. Camminando nel vigneto… “una perla al collo” sulla veste nera, fa dell’uva Bizzarria qualcosa di unico e curioso pensando alla natura.

Come spiega il prof. Stefano Raimondi, “l’accessione presente a Grinzane fu trovata da Anna Schneider a Vignale (AL) col nome, appunto, di Bizzarria. Verificando morfologia e DNA abbiamo capito che è il cosiddetto Tressot panaché, ovvero la mutazione ad acini variegati del Tressot, un vitigno a bacca nera presente in un’ampia zona della Francia centro-meridionale fin dal medioevo. Non sappiamo con precisione quando sia comparsa questa mutazione (per essere più precisi, dal punto di vista tecnico, si tratta di una mutazione chimerica), ma essa è citata almeno dall’inizio del XVIII secolo e da allora ha avuto un’ampia diffusione come curiosità da giardino”.

Con lei, altre rarità come l’uva Baratuciat, presente tra la Bassa Valle di Susa e la pianura limitrofa, è attestata per la prima volta in un documento alla fine del XIX secolo, passata da uva da tavola alla produzione di vini di buona freschezza e intensità aromatica, (vedi qui); la Slarina, citata per la prima volta dal conte Nuvolone nel 1798, tipica del Piemonte sud orientale, ma era presente anche nell’Oltrepò Pavese coi sinonimi di Gelarina e Sellerina, di ottima qualità produce vini dal colore vivace, elegante aroma floreale e speziato, (vedi qui).

La Montanera o Negrera, citata da Giorgio Gallesio nel 1831, quando la osservò nel corso dei suoi viaggi in Brianza e nella pianura di Novara; ma in assenza di una descrizione, rimane il dubbio se si tratti di questa o di un vitigno omonimo. Era diffusa un tempo nell’area ai piedi delle Alpi, dal Pinerolese alla Valtellina; il colore è intenso e il tannino morbido, presenta una buona acidità (vedi qui).

La Pignola invece è una delle prime uve citate in Italia. I vini erano presenti a Lodi già nel 1230 circa, ma anche nel Piemonte settentrionale, dove veniva chiamata Spanna Pignola per la somiglianza con il nebbiolo. La Balau è passata invece dalla vinificazione a uva da tavola per la bassa acidità. Il Moscato nero d’Acqui era diffuso in larga parte del Piemonte, di gradevole aromaticità può essere vinificato per vini passiti; altra uva curiosa, la Nehelescol o Gerusalemme, dove il grappolo può crescere fino a un metro di lunghezza; è forse questa l’uva simbolo d’Israele, che vediamo talvolta riprodotta nei libri trasportata sulla barra e che tocca quasi a terra? E poi la Riparia, la Passeretta, la Malvasia moscata e tante altre.

Tutto questo materiale è frutto del lavoro dei ricercatori del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) Anna Schneider e Stefano Raimondi, impegnati da anni a creare e curare il vigneto composto anche da vitigni nazionali e internazionali, insieme agli antichi vitigni tradizionali rari o scomparsi, ma potenzialmente interessanti, che vi ho elencato.

Da un vigneto precedente del 1992, su quello attuale messo a dimora nel 2012, sono presenti le precedenti accessioni, poi integrate appunto su un estensione di circa 1.5 ettari con quasi 900 accessioni, oltre 500 cultivar diverse, in parcelle di 5 piante ciascuna. C’è una sezione della collezione dedicata a parcelle più ampie, almeno 70 piante per varietà, in modo da poter effettuare prove di vinificazione in purezza; inoltre gli studi scientifici hanno lo scopo di caratterizzazione e identificazione varietale mediante morfologia (ampelografica) e genetica (marcatori molecolari), genomica, metabolomica, analisi del viroma ecc., oltre alla valutazione delle caratteristiche colturali e potenzialità enologiche di questi vitigni poco conosciuti.

Importante è la didattica e divulgazione, il riconoscimento pratico delle cultivar, visite aperte agli operatori di settore, alle scuole e al pubblico (vedi qui). Si cita inoltre il progetto Grape Rescue, che si propone di salvaguardare il patrimonio di biodiversità viticola del Piemonte mantenendo in buona efficienza anche il vigneto sperimentale di Grinzane Cavour.

L’assaggio dei vini è stato interessante, in particolare i Baratuciat 2018 presentavano intensità nei profumi, agrumi in primis, freschezza e buona sapidità. La Montanera invece sorprende per l’aroma di vaniglia che non viene dal legno ma è una sua caratteristica, rara, del Pinerolese, con antociani ricchi di malvidina, quindi di colore fitto porpora, tannino tenue, da bere giovane.
Gabriella Grassullo


