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Storie di cantine, uomini e luoghi

Passeggiando tra atmosfera e gusto: Andreas Prast e la Cantina di Caldaro

Vigneto biodinamico presso Castel GiovanelliCome ogni amante del proprio territorio che si rispetti, animo nobile onnipresente nel pensiero di ognuno di noi ma che, ahimè, spesso non trova corresponsione pratica nella vita di tutti i giorni, i sagaci altoatesini anche quest’anno hanno salutato l’arrivo della primavera con una serie di manifestazioni volte a sottolineare il ruolo di vitale importanza che la natura e i suoi frutti giocano per ognuno di loro.
Così a Caldaro l’associazione wein.kaltern per dare il benvenuto alle prime lunghe giornate dal clima mite ha così escogitato qualcosa di veramente speciale: una “Passeggiata tra atmosfera e gusto“, svariati percorsi in mezzo ai vigneti e meleti con sullo sfondo il suo splendido lago, alla ricerca di angoli più o meno noti di questa regione e contemporaneamente scoprire i prodotti delle 36 aziende consociate, grazie a un ricco e variegato programma di degustazioni, esposizioni e musica. In pratica l’iniziativa era un piacevole prologo alle settimane del “Vino in Festa“, che verranno varate ufficialmente il 14 maggio per la prima volta dalla “Notte delle Cantine“, con i suoi bus navetta che dalle 17 alle 24 condurranno i visitatori a conoscere e a degustare piccole e grandi realtà enologiche altoatesine lungo l’ormai celebre “Wein Strasse“, Castel Giovanellila Strada del Vino, che si snoda dalla Bassa Atesina, all’altezza di Salorno, lungo l’Oltradige fino a Nalles, affiancando buona parte della direttiva Bolzano-Merano.
Altri eventi di spicco, dal 21 al 23 maggio le Giornate Altoatesine del Pinot nero a Egna e Montagna, con la premiazione e la degustazione dei vini vincitori del concorso nazionale affiancati da una selezione proveniente da tutto il mondo; il biennale Simposio Internazionale del Gewurztraminer, in programma giovedì 2 e venerdì 3 giugno al Castello Rechtenthal di Termeno, con degustazioni libere e guidate di un centinaio di gewürztraminer provenienti da quattro continenti, che confluirà nel week-end a Bolzano, al Castel Mareccio, dove ritornerà la Mostra dei Vini, la festosa kermesse conclusiva di tutti i vini dell’Alto Adige.
In tema di novità, dal 2 al 5 giugno, andrà in scena a Bolzano la prima edizione del Festival del Gusto dell’Alto Adige, dove per la prima volta i dodici prodotti di qualità altoatesini (mela e speck dell’Alto Adige IGP, latte e latticini, pane e prodotti da forno, ortaggi, piccoli frutti e ciliegie, succo di mele torbido naturale, miele, grappa, erbe aromatiche e carne di bovino dell’Alto Adige, l’ultimo prodotto tipico entrato nel paniere) si presenteranno tutti insieme lungo il “Miglio del Gusto“, dalla Piazza del Municipio, attraverso i Portici, fino a Piazza delle Erbe, esposti e in degustazione in coreografiche casette (programma dettagliato degli eventi sul sito www.festivaldelgusto.it e www.suedtiroler-weinstrasse.it).

Sissi March e Christian GschnellLa nostra “Passeggiata del gusto” ha avuto come ciceroni d’eccezione la graziosa Sissi March, referente marketing della wein.kaltern, e l’estroverso “padrone di casa” Christian Gschnell, responsabile vendite della Baron Di Pauli, storica cantina fornitrice ufficiale nel secolo scorso della corte imperiale di Vienna, che da qualche anno ha scelto di vinificare e affinare la sua ristretta ed esclusiva gamma di vini (uno su tutti il Gewurztraminer Exilissi, straordinario in quanto a complessità e armonia) all’interno della Cantina di Caldaro, con cui abbiamo intrapreso un delizioso cammino alla scoperta dei luoghi e della filosofia che ha ispirato il progetto Solos, la linea di vini biodinamici della Cantina di Caldaro ispirati dalle dottrine di Rudolf Steiner.
Nata nel 2005 per mano dell’enologo di quegli anni Helmut Zonin e in seguito sviluppata dall’attuale tecnico Andreas Prast, questa nicchia produttiva trae risorse dalle uve di sei dei 438 soci della cooperativa, 17.000 bottiglie suddivise in tre tipologie: il Solos Bianco, una fruttata e alquanto minerale cuveé di pinot bianco, chardonnay, pinot grigio e una minuscola parte di sauvignon; l’altrettanto fruttato e fresco Solos Lago di Caldaro a base di uva schiava, affinato in grandi botti di rovere; l’intrigante, corposo, atipico e complesso Solos Gewurztraminer.
Facciata della Cantina di CaldaroLasciato lo Schlosshotel Aehrental, splendido castello di caccia del primo ‘600 trasformato recentemente in albergo nel pieno centro di Caldaro, abbiamo raggiunto i vigneti della tenuta di Castel Giovanelli di proprietà di Konstantin Stix, interamente coltivati in maniera biodinamica, lavorazione evidente al primo colpo d’occhio già in questo periodo primaverile anche a chi non è un esperto agronomo, considerato il notevole inerbimento tra i filari, frammisto alla coltivazione di leguminose e graminacee, utili sia per mantenere l’equilibrio e la fertilità del terreno che a contenere l’erosione degli appezzamenti collinari. Ad attenderci Markus Morandell, proprietario di un vigneto confinante, uno dei precursori a Caldaro ma soprattutto il primo conferitore a credere nelle potenzialità di questa autentica filosofia di vita, appresa a metà degli anni ’70 dai racconti di un immigrato tedesco e approfondita con gli studi alla facoltà di Scienze Biologiche di Pisa. “Dal 1992 utilizzo metodi biodinamici per coltivare i miei due ettari vitati a pinot bianco, chardonnay e merlot, in particolare il corno di letame per arricchire il terreno e il corno di silicio di quarzo per aumentare la ricezione solare sull’impianto fogliare, prodotti che servono anche a rinforzare la pianta, aumentandone le difese naturali contro le malattie.
Finora in annate particolarmente umide o siccitose non credo che le difficoltà a raccogliere un’uva sana e matura siano state superiori a chi pratica una coltivazione convenzionale. Il tempo da dedicare alla campagna è certamente molto, ma per quanto mi riguarda mi sembra di danzare nel vigneto e a fine anno, quando raccolgo i frutti, è come se mi premiassero. Purtroppo è ancora una pratica difficile da promuovere tra i vignaioli, spesso scettici di fronte a questo metodo di coltivazione alternativo e legati ai sistemi tradizionali per garantire stabilità e qualità del loro raccolto
“.

Parte storica della Cantina di CaldaroAl rientro alla Cantina di Caldaro sfruttiamo la possibilità di conoscere meglio il giovane enologo bolzanino Andreas Prast, laureatosi una decina d’anni fa presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige dopo un biennio trascorso in Trentino e un altro anno di specializzazione a Geisenheim, a nord di Francoforte, cammino molto simile alla maggior parte della schiera di giovani tecnici, artefici nell’ultimo decennio di una profonda trasformazione nel modo di produrre vini in Alto Adige. Esperienza lavorativa iniziale in Toscana, presso l’azienda Ruffino a fianco di Simoncelli, ex-direttore di San Michele all’Adige, ma dopo appena un biennio approdo alla Manincor. Nel 2005 Andreas effettuava le prime sperimentazioni biologiche al ritorno da un viaggio e la visita in una cantina nel sud della Francia, incontrando la totale approvazione del titolare dell’azienda, il Conte Michael Goëss-Enzenberg, tanto da varare l’anno successivo la totale conversione dei vigneti in biodinamico.
Nel 2008 il suo arrivo alla cooperativa di Caldaro, inaugurata nel 1908 nientemeno che dall’imperatore Francesco Giuseppe, in seguito al curioso scambio con l’enologo Zonin, passato alla Tenuta Manincor, Solos Bianco 2010con il non facile compito di gestire al meglio, insieme al’agronomo Hansjorg Palla, i 31.000 quintali di uva coltivata dai 438 soci in circa 300 ettari, per il 45% a bacca bianca, su terreni e altitudini estremamente variegati, dai 2-300 metri di Salorno, ai 500 di Montagna fino ai 700 delle prime pendici della Valle Isarco.
Impegno e lavoro certo non mancano, ma tanto è l’amore e la passione per il mio lavoro che le soddisfazioni sono sempre molto superiori alla fatica.” – afferma convinto Andreas – “D’altronde questo è il mestiere che ho voluto fare fin da piccolo, quando ero nel negozio di enologia dei miei genitori, aperto negli anni ’20 nel centro di Bolzano da mio nonno, mio autentico idolo, che mi dispensava ogni giorno consigli, racconti, aneddoti. In realtà il mio sogno è sempre stato aprire un’azienda vitivinicola in proprio, accudire i propri vigneti, raccoglierne e vinificare i frutti, ma purtroppo qui in Alto Adige è un desiderio difficile da realizzare a causa della norma dei “masi chiusi”, tramandati dal padre al primogenito, e dalle somme proibitive richieste per l’acquisto di uno dei pochi appezzamenti cedibili“.

Andreas Prast e Luciano PavesioQuali sono gli aspetti migliori e quali i peggiori del tuo lavoro?
Mi piace moltissimo conoscere e confrontarmi ogni giorno con persone nuove che ruotano attorno al mondo del vino, dagli altri enologi e produttori ai giornalisti, fino ai semplici appassionati: ritengo che sia un momento prezioso per arricchire il mio bagaglio professionale e culturale, recepire commenti, apprezzamenti e anche critiche, se costruttive, sul nostro operato e sui nostri vini. Odio invece le discussioni che nascono con alcuni soci relativamente a scelte da fare in vigna o in cantina, anche se per fortuna sono sempre più rare“.

Quali sono i vini che ti hanno regalato maggiori soddisfazioni e quali invece più grattacapi?
Il Pinot Bianco Vial 2009, che nasce da un appezzamento di 5 ettari suddiviso fra sette soci e prodotto in ben 40.000 bottiglie, designato l’anno scorso come il miglior pinot bianco dell’Alto Adige, è quello che finora mi ha regalato le gratificazioni maggiori. Sono molto soddisfatto anche della linea Solos, tanto che stiamo pensando di arricchire la gamma con un Lagrein in purezza.
Le tensioni maggiori, per il timore di “fare brutta figura” e non essere all’altezza degli altri prodotti, onestamente me le provoca la selezione Pfarrhof della doc Lago di Caldaro, vino rosso a base di Schiava con cui ci si confronta spesso nelle nostre degustazioni qui in paese. Una ventina di cantine sta cercando di valorizzarlo e rilanciare dopo aver sottoscritto, a partire dalla vendemmia 2010, la “Charta del Lago di Caldaro”, una specie di disciplinare per una selezione speciale, che prevede la vinificazione di uve provenienti esclusivamente da vigneti che circondano il lago coltivati fino a 450 metri di altitudine, con una resa ridotta del 10%. In questi giorni una giuria di esperti selezionerà i primi vini che rispondono ai requisiti stabiliti dalla Charta, che andranno in commercio a maggio con impresso sulla capsula il sigillo di qualità con la denominazione “Selection Kalterersee Doc”. Finora invece non mi ha dato particolari preoccupazioni il Pinot Nero, anche se so che è la “bestia nera” di diversi enologi, probabilmente perché noi abbiamo sempre cercato di produrre un vino con un buon rapporto qualità/prezzo. Probabilmente le apprensioni aumenteranno puntando all’eccellenza con la Riserva 2009, la nuova selezione nata da appena un ettaro di vigneto a Mazzon, fermentata in tino di legno e quindi affinata oltre un anno in barrique
“.

Andreas PrastUn impegno tra cantina e vigneti in media di una dozzina di ore al giorno…vacanze e relax?
Un giorno ogni tanto immerso nel silenzio di una baita o semplicemente sul balcone di casa in piena solitudine, senza fare nulla, lo considero indispensabile per scaricare ogni tipo di tensione e fatica. Fino all’anno scorso, a cadenza biennale, insieme alla mia compagna alla scoperta dell’Europa alla guida di un camper: ho ancora ottimi ricordi dell’ultima vacanza in Portogallo. Quest’anno con l’arrivo di mio figlio saremo costretti a limitare il raggio di azione e potrebbe essere l’occasione giusta per approfondire la conoscenza dell’Italia“.

I tuoi vini preferiti?
Oltre naturalmente ai vini dell’Alto Adige, che ritengo siano notevolmente e costantemente migliorati negli ultimi quindici anni, sia per le tipologie classiche come il Pinot Bianco, Gewurztraminer, Schiava, Pinot Nero e Lagrein che per i più recenti Riesling e Kerner, mi piacciono molto i vini tedeschi della Mosella, molto minerali ed eccezionalmente longevi. In Italia mi affascinano le potenzialità del Nebbiolo, ho assaggiato ottimi Barolo e Barbaresco, ultimamente quelli di Bartolo Mascarello e Cascina Luisin“.

Nuovi progetti in cantina?
Ritengo sia importante nei prossimi mesi consolidare le etichette prodotte, che ammontano a una quarantina più le tre della linea Solos. Nel corso della vendemmia 2010 abbiamo comunque deciso di imbottigliare per la prima volta una selezione Campaner di Moscato Giallo, considerata l’eccezionale qualità dell’uva raccolta in questo maso. A mio avviso la zona di Caldaro ha un grande potenziale, finora espresso solo in parte, e il lavoro da svolgere è ancora molto, a cominciare da una più attenta zonazione dei vigneti per individuare esposizioni, suoli e microclimi ideali per ogni vitigno,e permettere la corretta scelta del clone e la sua forma di coltivazione, per riuscire a trasferire nel bicchiere le peculiarità di questo territorio“.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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