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InvecchiatIGP: Luce 2007 Tenuta Luce

Luce 2020, 2007, brunello 2018, Lucente 2021

Guardare le cose da una diversa prospettiva è sempre utile. Ancora più utile è capire come una medesima prospettiva possa mutare se cambiano le premesse di osservazione.
Mi ricordo bene, ad esempio, quando con non poco clamore fu presentata la partnership tra Frescobaldi e Mondavi e la nascita del progetto Luce in quel di Montalcino. Erano i primi anni ’90.
Altri tempi, altri vini e soprattutto altri vitigni. Anzi no, erano sempre gli stessi: Sangiovese e Merlot. A essere differenti erano le prospettive generali del vino, orientate alla pomposa muscolarità che all’epoca sembrava una via imprescindibile per il domani.
Poi tutto, lentamente, è cambiato. Ovunque.
Nello specifico, nel 2004 il rapporto societario coi californiani si sciolse e alla guida della storica azienda fiorentina salì il figlio di Vittorio, Lamberto.
Sono mutati anche i gusti, le tecniche, le filosofie, le vigne e perfino, forse i suoli.
In me però faticava a mutare una certa diffidenza verso certi prodotti di grande eleganza ed anche di grande struttura, rassicuranti per adesione al mainstream, pensati senza infingimenti per un pubblico internazionale e ineccepibili sotto il profilo qualitativo, ma che spesso trovavo un po’ noiosi.

Luce 2007 Tenuta Luce

In occasione della recente presentazione di Lucente 2021, “fratello minore” del Luce, assieme al 2018 mi sono trovato nel bicchiere anche il 2007 e l’ho assaggiato con attenzione.
Allo sguardo è di un rubino scuro, intenso, dall’unghia appena aranciata.
Al naso, una volta fatto respirare bene, si libera delle note terziarie più marcate rivelando il frutto e imboccando il piacevole piano inclinato di una balsamicità agile ed elegante, che sconfina in note di resina, di pigna, di macchia mediterranea asciutta. La parte migliore è tuttavia in bocca, dove la grande ampiezza del vino colpisce per un’eleganza quasi eterea, setosa, frusciante e inattesa. E con una lunghezza quasi leggiadra che lo allontana da ogni mio pregiudizio.
E alla fine scopri con piacere che la somma delle note prese fitte fitte sul taccuino è più che lusinghiera.

Stefano Tesi

Stefano Tesi

Giornalista cresciuto con Montanelli al giornale, si occupa da sempre di agricoltura, agroalimentare enogastronomia e viaggi. Ha lavorato tra gli altri per Cucina Italiana, Meridiani del gusto, Viaggi & Sapori, Bell’Italia. Collabora per Civiltà del Bere, Dove, Corriere Vinicolo, Guida Ristoranti dell’Espresso, oltre a curare la sua blog-zine Alta fedeltà. È assaggiatore professionista di olio extravergine. Fa parte del gruppo Garantito Igp.

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