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Le regole del vinoVitigni Lettera P

Pedevenda

vitigno PedevendaOrigini:

Le tracce storiche di questo rarissimo vitigno si spartiscono le zone dei Colli Euganei e di Breganze nel Vicentino. Nel 1978 Giuseppe Tocchetti la descrive con il nome di Verdise e gli attribuisce l’origine nei Colli Euganei; l’ipotesi trova conferme negli anni successivi ad opera di Severina Cancellier e altri autori, che la ritengono una varietà che era diffusa nei terreni argillosi di collina, in grado di offrire vini di ottima qualità.
Aureliano Acanti nel 1754 la cita come “…grato Pedevendo” coltivato sulle colline di Breganze, confermato da Predazza nel 1814 che scrive di una varietà “spiritosa Pedevenda” coltivata sui colli dell’alto Vicentino.
Nel Catalogo delle Varietà di viti del Regno Veneto (1823), opera del Conte Pietro di Maniago, viene confermata la coltivazione nel Vicentino, e l’Acerbi scrive della Pexerenda rinvenuta nei vigneti di Marostica e Bassano. Anche nel Catalogo dei prodotti primitivi del suolo della Provincia di Vicenza ne viene confermata la presenza durante una mostra al Museo Civico del 25 agosto 1855.
Infine, nel 1950 Montanari e Ceccarelli raccomandano la coltivazione di questo vitigno sulle colline di Breganze.
Iscritta nel 1995 nel Registro nazionale, la Peverada è autorizzata nelle IGT Trevenezie e Veneto, consigliata in provincia di Vicenza nell’area Doc Breganze.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: il germoglio ha apice eretto, di colore verde biancastro con orlo carminato, aspetto quasi lanuginoso e vellutato. Foglia di media dimensione, principalmente trilobata, bollosa, di colore verde chiaro con seno penzolare a “V” piuttosto aperto. Superiormente la foglia è liscia, nel lato inferiore invece è lanuginosa; ha denti irregolari e convessi. Il grappolo è medio-grande, allungato e a volte alato, acini compatti, peduncolo allungato, acino sferoidale, di media grandezza, giallo dorato con venature rosate.

Malattie e avversità: non ha particolari problemi con quasi tutte le crittogame, necessità invece di potatura verde per via di una vegetazione particolarmente rigogliosa.

Fonte: G.R.A.S.P.O.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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